THE TREE

MAG

Tree Hugger di Modus Architects

ARCHITECT:

Modus Architects

PHOTO:
 
Oskar Da Riz
 

YEAR:

2019

LOCATION:

Bressanone, BZ Italy – 2019
 
LINKS:
 

Potete parlarci del Centro psichiatrico a Bolzano?

Sandy Attia: io sono molto orgogliosa di questo progetto. È il primo concorso che abbiamo vinto.

Matteo Scagnol: ve lo racconto partendo da un altro aneddoto; suo padre è egiziano, lei abitava con me in Italia da “illegale” (ridono – n.d.r.), e praticamente mi ha detto “tu hai portato via mia figlia, come funziona la cosa?”. Io ho capito, che bisognava fare il fidanzamento ufficiale. Ho fatto una lettera di richiesta di fidanzamento ufficiale in un mio inglese così così. “Va bene, ti puoi fidanzare con mia figlia ma con tanto di festa in Oregon”. Avevamo appena consegnato il concorso, fatto a Roma in una cucinetta di un appartamento a Trastevere, dove abitavamo perché Sandy insegnava come docente alle scuole americane all’estero; immaginate una cucinetta e un computerino, se vedeste le tavole vi mettereste a ridere; e così è nato; consegnato il concorso abbiamo preso l’aereo e siamo andati a fidanzarci con festoni e anelli. Pensavo “non ho nemmeno le pezze ai pantaloni e ora mi fidanzo?” (ridono – n.d.r.). Il giorno del fidanzamento ufficiale, in mezzo a milioni di parenti, mi chiama mio padre dall’Italia dicendo “hai vinto il concorso!”. E questa è stata la fondazione del matrimonio di due architetti  (ridono – n.d.r.). Il progetto è stato molto fortunato e dimostra come l’architettura riesce ad assorbire i cambiamenti. Nel 2003 abbiamo vinto il concorso; è stato costruito dopo dieci anni e trasformato da alloggi per gli anziani a centro psichiatrico grazie alla resistenza dell’idea architettonica che abbiamo dato al progetto, ovvero di aprire e dilatare lo spazio interno, una specie di stomaco interno protetto, con ponti di collegamento che servono strutturalmente per sostenere uno balzo pazzesco del copro di fabbrica di sette metri e mezzo. Tu sei sotto e sembra che ti crolli addosso. Questi ponti sono dei tiranti che tengono insieme i due blocchi; che però funzionano anche per gli ospiti che non deambulano e per i quali avevamo pensato di fare dei percorsi circolari; nel reparto psichiatrico era necessario creare degli spazi esterni per fumare e sentirsi protetti; un mondo delicato e difficile questo, perché s’intreccia con il tema del suicidio, della pericolosità. Abbiamo capito da questo lavoro che il suicidio non è mai plateale, non lo fai mai quando sei in comunità, ma lo fai plateale in modo privato. Per quello c’è stata grande attenzione all’arredo, ad avere per esempio elementi appesi che reggessero solo pochi chili. È stato un lavoro bello perché lo abbiamo portato avanti nella sua totalità, sempre confrontandoci con l’utenza che è stata straordinaria.

Sandy Attia: ….anche perché c’era sempre il solito medico, la solita persona di riferimento lungo tutti questi anni; è stato un valore aggiunto. Quando sono tornata, ho fatto una visita guidata con lui e ho visto come vengono vissuti questi spazi di terapia. Pieni di elementi, di attività; ha detto che pensano questo centro psichiatrico come una scuola per la vita.

From our interview with Modus Architects

THE TREE MAG – The Fruits of Ideas