Molo di Askim di Elisabetta Gabrielli, Sara Mendoza, Pontus Öhman (nella formazione Manofactory AB)

Il molo di Askim a Goteborg è un’opera che nasce dalla volontà della municipalità di dare una nuova dimensione alla baia di Askim, nella tensione alla massima compatibilità dell’opera con il contesto naturalistico. L’opera architettonica si estende per 259 m sull’acqua, una dimensione necessaria per poter raggiungere un punto nel mare con un fondale sufficientemente profondo per potersi tuffare. La mono-direzionalità del molo è esaltata dalla sua composizione in fasce, onde geometriche che corrono per tutta la sua lunghezza e che in maniera coerente si spezzano per assolvere alle diverse funzioni del programma. Due fasce ospitano archi spezzati per l’ombreggiatura ed elementi di arredo a sezione trapezoidale con inclinazioni differenti per permettere di distendersi al sole in modo confortevole, fungendo allo stesso tempo da sedute; una fascia centrale, più ampia, costituisce il percorso principale continuo e senza interruzioni. La quarta fascia, dopo i primi settanta metri, si spezza per diventare una sequenza di tre rampe accessibili che consentono la discesa in acqua anche a bagnanti con impedita capacità motoria. Sul piano di percorrenza in cemento è visibile lo stampo del cassero a fasce di legno che assicura l’effetto antiscivolo e contemporaneamente riporta le dimensioni del molo ad una scala più piccola. Gli arredi distribuiti lungo il molo sono rivestiti in larice che con gli agenti atmosferici diventerà di color grigio, uniformandosi al cemento ed esaltando la continuità visiva delle quattro fasce spezzate che compongono il molo. In questo senso, il tempo sarà una chiave importante per la lettura completa dell’architettura. Il molo di Askim è il risultato di una ricerca di sostenibilità ambientale e sociale.

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