MIDE Architetti: giovani che decidono di “restare” invece di partire

By Nico Fedi e Paolo Oliveri

Gennaio 2020

Fabrizio Michielon e Sergio de Gioia fondano MIDE Architetti nel 2010, dopo aver studiato insieme allo IUAV di Venezia. Nonostante la loro giovane età, vantano già molte realizzazioni all’attivo e nuovi progetti in ponte.
Estremamente legati al territorio di origine, hanno deciso di “restare”, piuttosto che partire per l’estero e svolgere la professione in un altro paese. Questo atteggiamento paziente, oltre ad una buona dose di coraggio e capacità, ha permesso a MIDE Architetti di essere uno degli studi più promettenti nel panorama italiano e oltre.

Fabrizio Michielon e Sergio de Gioia

Non essendo figli d’arte e non avendo committenti, all’inizio abbiamo dovuto cercarci tutti i clienti da zero.

Ricerchiamo nel contesto degli stimoli.

Ci potete parlare del vostro percorso formativo, non solo in ambito universitario, e quali sono stati i suoi punti salienti?

Quella tra me e Fabrizio è un’amicizia che dura da diversi anni, addirittura dai banchi delle scuole superiori. Abbiamo conseguito il diploma, e successivamente ci siamo iscritti allo IUAV di Venezia. Dopo un percorso piuttosto comune, abbiamo subito una forte influenza dal mondo svizzero; io ho fatto l’Erasmus a Mendrisio, e successivamente abbiamo deciso, insieme a Fabrizio, di farci seguire come correlatori di tesi dai fratelli Manuel e Francisco Aires Mateus a Mendrisio, facendo su e giù da Venezia per circa sei mesi, per farci fare revisione. Tutto questo ci ha permesso di respirare un po’ di “aria svizzera”, anche in termini di influenza progettuale, che poi si è concretizzata nei nostri progetti. Quello credo sia stato il momento più importante della nostra formazione, perché ci ha influenzato molto nella ricerca delle guide dal punto di vista teorico e progettuale. In ambito professionale, dopo la laurea abbiamo fatto delle piccole esperienze in studi della nostra zona, anche se laurearci nel 2007 è stata una congettura piuttosto sfortunata, perché subito dopo è inizia la crisi nel mondo dell’edilizia. Tutto ciò da un lato ci ha inizialmente scoraggiato, dall’altro ci ha “imposto” più o meno forzatamente di provare a fare qualcosa per conto nostro, e quindi abbiamo iniziato col nostro studio. Non essendo figli d’arte e non avendo committenti, all’inizio abbiamo dovuto cercarci tutti i clienti da zero; i primi che abbiamo provato a conquistare sono stati i clienti pubblici attraverso dei concorsi, e parallelamente abbiamo realizzato dei piccoli lavori di interni, e li abbiamo sponsorizzati attraverso i canali web. Da lì, piano piano si è innescato un meccanismo che adesso si è fortunatamente consolidato, e che ci ha portato a fare dei lavori sempre più grandi e aumentare il livello anche dei committenti.

MIDE Architetti – GYMNASIUM SCHOOL. Massa Finalese, MO 2014

Leggiamo sulle vostre biografie che vi siete laureati allo IUAV con Manuel e Francisco Aires Mateus; da cosa è dettata questa scelta?

Durante il periodo della formazione c’è stata un’assonanza tra il processo progettuale da loro adottato e il pragmatismo legato alle nostre personalità, oltre che un’empatia nei loro confronti. Il loro metodo di lavoro è molto didattico, piuttosto chiaro e ripetibile, dal quale abbiamo imparato molto; è un approccio molto efficace in campo universitario perché è facilmente replicabile, rassicurante, e per uno studente è molto utile.

MIDE Architetti – LIBRARY Veggiano . PD, ongoing

Avete aperto il vostro studio molto giovani e in Italia. Conoscendo tutte le problematiche che la nostra professione sta attraversando in questo paese, come mai avete deciso di restare, piuttosto che andare a lavorare all’estero?

Questa è una buona domanda. In prima battuta, ti rispondo che tutto sommato, siamo molto legati al nostro territorio. Poi, la necessità ci ha “imposto” di restare, poiché non avendo molti clienti, immaginavamo fosse più facile avviare l’attività stando qui rispetto che all’estero; restare e avere pazienza è stata una scelta lungimirante per costruire un’attività propria, rispetto ad andare a lavorare all’estero in un grosso studio e ritrovarsi a fare certe scelte anni dopo, quando probabilmente sarebbe stato tutto più complesso.

MIDE Architetti – SINGLE HOUSE . Fiesso d’Artico . VE, 2017

Ci potete descrivere brevemente qual è il vostro approccio appena si presenta un nuovo incarico?

Non è semplice sintetizzarlo in poche parole, ma diciamo che alla base c’è sempre una certa analisi del luogo, che deriva dalla nostra formazione veneziana, dove ricerchiamo nel contesto degli stimoli progettuali e delle suggestioni che possano essere reinterpretate nei nostri lavori. Quindi c’è sempre una buona analisi e conseguente lettura del luogo, non solo dal punto di vista architettonico e urbano, ma anche emozionale ed evocativo. Tutto questo, ovviamente, strettamente legato alle ambizioni dei committenti.

MIDE Architetti – SOLO HOUSE . Stra . VE, ongoing

Il vostro lavoro è indirizzato molto su una clientela privata; cosa ne pensate dei concorsi e quanto impegno, sia in termini di tempo che energie, vi dedicate?

Partecipare a concorsi di architettura ci diverte molto ed è un’ottima occasione di ricerca e miglioramento professionale, tuttavia ci domandiamo spesso il “senso” dal punto di vista imprenditoriale. All’inizio, quando io e Fabrizio li facevamo di notte, erano più o meno a costo zero, adesso che invece abbiamo una struttura e dei collaboratori che lavorano con noi, i concorsi hanno un bel costo, e quando si vincono e poi non vengono realizzati “bolle il sangue”, e viene da domandarsi quale sia il senso di continuare a farli. Purtroppo sono “croce e delizia” della nostra categoria, perché credo che noi architetti siamo tra i pochi professionisti ad investire migliaia di euro, tempo, energie, notti di sonno, a fronte di ridottissime possibilità di vittoria. Tuttavia continuiamo a partecipare, anzi, quest’anno ne abbiamo fatti di più rispetto agli scorsi anni (quasi 20 tra gare e concorsi); sono un’ottima occasione di ricerca e confronto, che quando si lavora per clienti privati spesso non c’è. Il discorso sarebbe molto più ampio, e sarebbe bello se ci fosse una critica più  seria e strutturata a tutto il sistema concorsi; oggi la situazione italiana dei concorsi di architettura (e non solo…) è molto grave, ed una delle sfide della nostra generazione è quella di migliorarla. I bandi sono spesso scritti male ed i budget non sono calcolati in maniera adeguata.

ULTIME INTERVISTE

Restare e avere pazienza è stata una scelta lungimirante per costruire un’attività propria.

Partecipare a concorsi di architettura ci diverte molto ed è un’ottima occasione di ricerca.