Marcello Bondavalli, Nicola Brenna e Carlo Alberto Tagliabue: Studio wok

By Andrea Carloni e Carlotta Ferrati

Novembre 2019

Studio wok è un giovane studio di architettura che negli ultimi tempi grazie ad alcune sue opere si sta facendo sempre più conoscere. Il suo progetto più celebre, il rinnovamento di una casa rurale vicino Verona, si contraddistingue per un’architettura legata al contesto, progettata con un approccio estetico e tecniche costruttive contemporanee. 

Nelle sue numerose riqualificazioni di abitazioni i veri soggetti del progetto sone le persone e il modo in cui queste vivono la casa. Per fare ciò Studio wok lavora molto sullo studio delle planimetrie e cerca di immaginare nuovi scorci e punti di vista che vengono definiti grazie alla costruzione di piccoli modelli in legno e disegni a mano libera. 

Studio wok nonostante sia un giovane studio di architettura che si muove benissimo tra i media digitali ha una gestione dello studio dove molte cose vengono ancora fatte a mano e richiedono il tempo che meritano per essere realizzate.

Marcello Bondavalli, Nicola Brenna e Carlo Alberto Tagliabue: Studio wok – Photo: Federico Villa studio

Che rapporto avete con il cliente durante le varie fasi progettuali?

Potremmo dire che la prima azione di progetto è riuscire a trovare un buon cliente!

A parte le battute, costruire una casa è un percorso lungo, carico di aspettative in cui il cliente investe molte risorse di tempo ed economiche. Con il progettista viene spesso instaurato un rapporto di vicinanza e perciò i fattori psicologici acquistano un notevole peso.

Studio wok – casa di campagna al chievo – Photo: Simone Bossi

Discutete insieme il progetto?

Ovviamente noi abbiamo il nostro linguaggio, ma con il cliente instauriamo un vero e proprio scambio di informazioni al fine di costruire un’abitazione che soddisfi le sue esigenze e rispecchi il modo di vedere di entrambi.

È quasi un lavoro sartoriale?

Sì, esatto. L’abitazione è un’espressione di entrambi. Ma va anche detto che se vogliamo raggiungere un buon risultato finale i ruoli devono rimanere distinti: l’architetto fa l’architetto ed il cliente fa il cliente.

Studio wok – casa di campagna al chievo – architectural model

Avete dei temi che ritenete importanti ed è possibile ritrovare spesso nei vostri progetti?

Di questo argomento ne abbiamo parlato spesso con i fotografi che hanno fatto lo shooting dei nostri lavori (Federico Villa e Simone Bossi).

Quella che è venuta fuori è l’importanza che diamo agli scorci e alle visuali che possono essere realizzati all’interno della costruzione. A livello compositivo cerchiamo di definire e progettare il vuoto che si instaura tra i volumi.

Studio wok – appartamento in porta venezia – Photo: Federico Villa studio

Immagino che per gestire questi rapporti il disegno possa aiutarvi…

Sì, molto spesso le piante diventano dei disegni astratti dove dispositivi “abitati” diventano campiture piene, il bianco rimanente diventa lo spazio di relazione, lo spazio del quotidiano. Per ottenere questo risultato compositivo alcune volte inseriamo degli elementi all’interno del perimetro esistente per definirne l’uso. Altre volte ci immaginiamo il progetto come un volume pieno, su cui interveniamo in sottrazione, scavandolo. Comunque a prescindere dalla tecnica quello che ci piace fare è studiare in modo approfondito le relazioni formali tra queste entità ed il nostro spazio di manovra è il vuoto che c’è tra le une e le altre.

Erba (CO), 2013 – Concorso di idee. primo premio – Team: studio wok + Ortalli & Verrier architects + Virginia Ortalli + mutability – Luca Pietro Gattoni

Le persone che fruiscono gli spazi diventano fondamentali nei vostri progetti. 

L’uomo è il soggetto del progetto e vive all’interno di quello che nelle planimetrie è visto come vuoto.

Un concetto importante che vorremmo sottolineare è il fatto che la definizione delle relazioni spaziali non è tanto legata a canoni ergonomici, ma a come questi vengono percepiti vivendoli.

Studio wok – appartamento in porta venezia – Photo: Federico Villa studio

Quando dovete progettare anche gli esterni, a cosa vi rapportate?

Sicuramente ci piace conoscere bene dove ci troviamo e affrontare il progetto in maniera narrativa. Quello che progettiamo deve raccontare la storia del paesaggio in cui si inserisce e degli abitanti che lo vivono.

Per fare questo utilizziamo materiali e tecnologie tradizionali rivisti in maniera contemporanea e connessi al territorio. Quando realizzi un nuovo progetto devi mettere in gioco anche l’aspetto etico del tuo lavoro e domandarti che impatto fisico e sociale avrà il tuo lavoro all’interno del contesto dove viene collocato.

Studio wok – casa di campagna al chievo – Photo: Simone Bossi

Avete degli architetti o autori di riferimento?

Partiamo dal presupposto che siamo tre persone e quindi ognuna di noi ti direbbe per i più svariati motivi nomi differenti. Sicuramente tutti siamo legati alla scuola portoghese (abbiamo fatto tutti e 3 l’erasmus in Portogallo) e ci piacciono molti gli autori svizzeri come Peter Zumthor. Nel mondo dell’arte Malevic è sicuramente un riferimento per la sua capacità di creare tensione tra forme geometriche pure.

Voi, a differenza di molti vostri colleghi, non avete fatto l’esperienza con il grande maestro di turno oppure affrontato un percorso di studi che comprende celebri università straniere…

No, tutti e tre ci siamo laureati al Politecnico di Milano nel 2008 e poi abbiamo fatto esperienza in piccoli studi di bravi professionisti in cui abbiamo avuto la fortuna di seguire progetti nella loro interezza. Siamo riusciti a trovare le prime commesse abbastanza velocemente e nel 2012 abbiamo aperto lo studio.

Studio wok – casa di campagna al chievo – architectural model

Che rapporto avete con i media digitali? Possono rimanere utili in ambito lavorativo? Ne avete dei preferiti?

Forse anche in maniera un po’ inconsapevole abbiamo cercato di avere fin da subito un livello abbastanza alto nella comunicazione. Negli ultimi anni abbiamo fatto un passo avanti e abbiamo investito su una consulenza per l’attività di addetto stampa e comunicazione. Attualmente utilizziamo molto Instagram e, in accordo con la nostra consulente, abbiamo deciso una linea editoriale semplice, ma chiara e coerente. Instagram da semplice veicolo di comunicazione del nostro approccio al progetto, si è trasformato in mezzo per acquisire nuovi clienti che ci contattano direttamente attraverso la piattaforma.

La carta stampata ormai è meno interessante?

Il mondo del cartaceo rimane sempre carico di fascino, tutto è più lento e approfondito.

Sicuramente il digitale è più immediato, più veloce. È molto facile creare interazione e ricevere dei feedback. Tutto funziona grazie alle immagini e la parola scritta è quasi scomparsa. Il modo di lavorare anche se semplice segue delle regole ferree, ma per noi viene naturale lavorare con questi strumenti.

Studio wok – piccolo attico con terrazza – Photo: Federico Villa studio

Parte del vostro lavoro è legata anche all’aspetto didattico e divulgativo. Sto pensando ai vari workshop dove venite invitati…

La nostra attuale capacità divulgativa è legata sicuramente all’attività didattica che ci ha obbligato ad utilizzare linguaggi molto semplici, veloci ma capaci di contenere dei significati anche importanti. Per anni abbiamo fatto gli assistenti universitari e per un breve periodo i professori a contratto. Questa attività con gli anni è meno presente perché siamo più concentrati sul lavoro dello studio. Unica cosa che continuiamo a fare è partecipare ad alcuni workshop o lezioni su invito. Nell’attività didattica se da una parte dai, dall’altra puoi apprendere molto.

In che senso?

Nel senso che conosci te stesso attraverso la maniera in cui insegni agli altri.

Studio wok – appartamento in isola – Photo: Federico Villa studio

Milano è il posto giusto per un giovane studio di architettura?

A Milano quello che non manca è il lavoro delle piccole ristrutturazioni e per un giovane studio di architettura è il campo più idoneo in cui cimentarsi. Milano è anche una città frenetica, veloce e per uno studio che fa molti allestimenti e workshop è il posto ideale. Questo secondo aspetto è più distante dal nostro modo di essere perché mentre progettiamo ci piace gustare il lavoro che facciamo e per ottenere questo il tempo diventa più lento, si dilata e molte fasi vengono fatte ancora con un approccio artigianale.

Erba (CO), 2013 – Concorso di idee. primo premio – Team: studio wok + Ortalli & Verrier architects + Virginia Ortalli + mutability – Luca Pietro Gattoni
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