JM Architecture: l’intervista a Jacopo Mascheroni

 

By Andrea Carloni & Carlotta Ferrati

March 2019

Jacopo Mascheroni ha iniziato la sua carriera professionale negli Stati Uniti e ha fondato il suo studio JM Architetcture nel 2005 a Milano.
Lo studio opera su varie scale di intervento sia per developers che per clienti privati, ed al momento è impegnato su progetti residenziali e di hospitality in diverse nazioni.
Ogni lavoro viene considerato come un’opportunità unica da cui ne risulta una soluzione su misura che incorpora una meticolosa attenzione per dettagli e per i materiali.

Dalla tua biografia vediamo che hai una formazione internazionale. Cosa ha significato per la professione aver avuto una formazione di così alto livello?

Fin dall’inizio degli studi avevo voglia di viaggiare per aprire la mente e vedere cose nuove. Ho sempre avuto l’indole del viaggiatore e ho applicato lo stesso desiderio al mondo del mio lavoro. Da Milano sono partito per l’ “Ecole Nationale d’Architecture de Paris”; qui i professori mi hanno insegnato tanto e ho avuto l’opportunità di confrontarmi con un contesto internazionale. C’erano molti studenti scandinavi, spagnoli e portoghesi, scuole di pensiero diverse, è stato importante per l’apertura mentale. Ho studiato con un discepolo di Le Corbusier che applicava la teoria alla pratica in maniera veramente diretta.
Al ritorno in Italia mi sono ritrovato in una dimensione più piccola rispetto a quella di Parigi quindi ho deciso di ripartire per fare la tesi negli Stati Uniti.
Mi ha sempre affascinato l’architettura americana, soprattutto quella modernista degli anni 50, infatti già il primo anno di università avevo fatto ricerche ad Harvard. Ho sviluppato tutta la tesi alla “University of California” a Berkeley e poi l’ho discussa al Politecnico di Milano.

Hai iniziato la tua attività professionale lavorando in prestigiosi studi tra i quali quello di Richard Meier. Quanto ha influito sul tuo modo di fare architettura?

Dopo la tesi sono tornato negli Stati Uniti e ho iniziato a lavorare da “Stanley Saitowitz/Natoma Architects” a San Francisco. Qui ho iniziato la carriera professionale in un mondo totalmente diverso; c’erano architetture di tipo californiano, erano gli anni 2000, un momento magico. Quegli anni sono stati l’apice di tutte le società di dotcom, il nostro studio era sommerso da progetti di giovani che avevano comprato terreni sulle colline circostanti. C’era molto fermento in città ed era tutto molto coinvolgente.
Nel 2001 mi sono trasferito a New York nello studio di “Richard Meier & Partners” in cui eravamo circa 40 architetti. Potevamo arrivare ad un livello di perfezione del progetto molto alto. Lavoravamo insieme a tanti ingegneri e le consulenze erano a 360 gradi. Poter imparare il mestiere e confrontarmi con una realtà di questo livello è stato fondamentale per acquisire una tecnica progettuale ben precisa.

Com’è nato il progetto di Lake Lugano House?

È uno dei primi progetti ed è stato costruito sul lago di Lugano; è stata un’esperienza molto piacevole perchè abbiamo avuto completa libertà da parte dei committenti.
La struttura è costruita su un terreno molto piccolo e pendente sul lago. La forma della costruzione è particolare: è un poligono dai bordi arrotondati. Il terreno aveva una forma curva, era molto difficile da interpretare, ma ci ha dato l’ispirazione per la forma della struttura.

Lake Lugano House, Lugano, Switzerland.
Lake Lugano House, Lugano, Switzerland.

I progetti Montebar Villa e Jesolo Lido Pool Villa sono delle costruzioni prefabbricate, perché questa scelta?

Le strutture in legno o acciaio sono molto utilizzate negli Stati Uniti. Memore di questo background, ho sempre avuto nel DNA il metodo costruttivo a secco. Ha tanti vantaggi, sia dal punto di vista della tempistica che del controllo della qualità. Quelle prefabbricate sono strutture leggere, antisismiche e ben isolate. Una delle cose che ci piace di più è che il disegno esecutivo lo condividiamo e gira per quattro figure. Parte dal nostro studio dove noi facciamo da coordinatori, poi passa da colui che produce la struttura prefabbricata, dopo dai serramentisti e per finire da coloro che fanno la facciata.
Controlliamo tutto con il CAD, che ci consente di ottenere una struttura perfetta. Riusciamo a consegnare in cantiere la struttura in circa dieci giorni. Il giorno successivo il serramentista può iniziare a montare i serramenti dagli incastri perfetti, tutto si compone come un Lego. C’è un forte controllo sul progetto; una volta prodotti i disegni esecutivi tutto sarà esattamente come lo abbiamo progettato, potremmo anche non seguire direttamente il cantiere. Questo ci fa stare tranquilli e ci permette di realizzare dettagli studiati. Per far sì che tutto vada come previsto il team deve essere settato verso l’obiettivo finale.

MontebarVilla, Medeglia, Switzerland
MontebarVilla, Medeglia, Switzerland

Com’ė il tuo approccio al progetto? Hai delle linee guida? In modo sintetico, potresti dirci come nasce un progetto di Jacopo Mascheroni?

Siamo molto fortunati perché abbiamo la possibilità di lavorare in posti diversi, da dove nasce un’ispirazione sempre differente. Non avere a che fare con la monotonia è la cosa più bella per un architetto: ci piace reinterpretare ogni cultura con delle linee contemporanee ed esprimere un linguaggio puro.
Siamo dell’idea che le migliori idee nascono se ci sono vincoli che invitano a pensare e a trovare soluzioni. Un po’ come succede nella settimana enigmistica: più è complesso l’esercizio, più la tua mente lavora. Per noi è peggio la troppa libertà. Quando un architetto deve progettare la propria casa, come ho fatto io, spesso si trova in difficoltà perché tutte le soluzioni sono possibili e non c’è una preferenza.
Per esempio quando abbiamo costruito la Montebar Villa il comune ci obbligava a fare un tetto a falde, ma i committenti volevano una casa trasparente come quella di Jesolo. A quel punto i committenti stavano per rinunciare alla realizzazione del progetto, ma li abbiamo convinti che saremmo riusciti ad ottenere comunque un’architettura contemporanea e così è stato.

Jesolo Lido Pool Villa, Jesolo Lido, Italy.

Secondo te l’Italia è un buon posto per fare architettura?

Sì, secondo me sì. Mi sembra un ottimo posto perché c’è bisogno di molta qualità nel nostro settore. Quando le persone vedono qualcosa di contemporaneo si soffermano ad osservare, vengono affascinate dalla struttura perché percepiscono una qualità alta.
In Italia oggi ci sono pochi posti su cui soffermarsi a dire “Wow”. Siamo abituati a vedere edifici storici in cui tutti i dettagli sono capolavori, spesso i nuovi edifici non hanno la solita qualità progettuale.
Il poter esprimere un edificio contemporaneo ben fatto e coerente nelle varie regioni come la Toscana o la Puglia è un qualcosa di speciale. È una cosa che non mi spaventa assolutamente. Il nostro problema è che non abbiamo più tempo per pensare come invece hanno fatto i nostri maestri di epoche passate. Il poter pensare è la cosa più bella che esista, è il lusso più grande che possiamo avere.