Wespi de Meuron Romeo Architetti: l’intervista che racconta come nascono i loro progetti

 

By Andrea Carloni & Carlotta Ferrati

Aprile 2019

Lo studio Wespi de Meuron Romeo Architetti è stato fondato da Markus Wespi, ma nel corso degli anni si sono aggiunti anche Jérôme de Meuron e Luca Romeo. Negli ultimi due decenni lo studio ha realizzato molte abitazioni private, spesso situate in posti affascinanti, caratterizzate da una forte matericità e da un interessante approccio nella definizione degli spazi interni.

In molti vostri progetti la texture delle pareti viene spesso valorizzata, ci può raccontare perché questa scelta?

Nella nostra architettura il materiale è molto importante.
Ci piace utilizzare materiali che sono direttamente collegati al territorio dove costruiamo. Anche se lavoriamo sul nuovo vogliamo comunque utilizzare materiali che hanno una storia.
Nel caso del calcestruzzo ci piace spesso utilizzare il metodo “lavato” o “bocciardato” in modo che si possa vedere la rugosità, creando un’atmosfera vernacolare.

casa eh
Casa eh. a Feldberg, Germania – 2015 | Photo: Jürgen Holzenleuchter

Gli intonaci che usate hanno un effetto molto ricercato, hanno delle caratteristiche particolari?

In realtà sono intonaci tradizionali come si facevano in passato. Al giorno d’oggi non è più così usuale da parte degli artigiani utilizzare queste tecniche, ecco perché sembrano insoliti. Di solito la lavorazione viene eseguita fresco su fresco, l’importante è essere presenti sul cantiere quando l’artigiano inizia la lavorazione in modo da definire insieme la resa estetica.

Casa Ri. Brissago, Canton Ticino, Svizzera – 2013 | Photo: Hannes Henz

Se penso al progetto di Casa Del. sembra che l’esistente non sia stato toccato. Che rapporto avete con il contesto?

Il contesto è sempre la base per il progetto.
In questo caso il preesistente era una vecchia stalla in montagna che doveva essere trasformata in una casa per le vacanze. Le normative non permettevano di modificare niente all’esterno. Quindi, anche grazie alle dimensioni generose dell’edificio, abbiamo deciso di costruire una casa dentro la casa. La scatola interna è di legno e vetro ed è stata inserita all’interno del rustico in pietra. Le pareti vetrate interne assicurano il comfort abitativo, ma ci permettono di vedere le vecchie pareti in pietra.

Rustico Del. a Scudellate – 2017 – Breggia, nel Canton Ticino – Svizzera | Photo: Albrecht Immanuel Schnabel

Nella vostra carriera avete fatto diversi concorsi, lo ritiene un valido metodo per fare architettura? Cambierebbe qualcosa?

Sicuramente è uno strumento valido per fare architettura ed è dimostrato che funzioni. È anche ovvio che la qualità architettonica non viene data solo dal concorso in sé, ma dai progetti che vengono presentati e dalle scelte della giuria.

Lei preferisce i concorsi ad invito o quelli aperti?

In Svizzera, per i lavori pubblici, sopra una certa soglia di investimento sono tutti aperti. Il concorso ad invito è usato principalmente dai privati, che dal punto di vista normativo non sarebbero nemmeno obbligati ad usarlo. Comunque entrambi i tipi di concorso hanno i loro vantaggi.

In Svizzera il concorso ad inviti da parte dei privati è molto diffuso?

In realtà non molto, ma sono ben accolti. È anche un motivo di rispetto nei confronti della committenza che in questo modo valorizza l’architettura.

Nei vostri progetti ogni dettaglio sembra studiato. Il cliente si affida a voi anche per la progettazione o scelta degli arredi?

Solitamente sì. Tendenzialmente cerchiamo di progettare tutto fino al minimo dettaglio, così da valorizzare gli spazi. L’arredo diventa parte integrante del progetto. Per farle un esempio nel progetto di Casa EH. abbiamo sviluppato la cucina ad isola che è stata costruita con lo stesso materiale delle pareti, inoltre le librerie, vista la notevole quantità che ci era stata richiesta, sono diventate un elemento importante del progetto.

Casa Eh. a Feldberg, Germania – 2015 | Photo: Jürgen Holzenleuchter
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