Pedevilla Architects: l’uso della materia come decoro

 

By Carlotta Ferrati & Andrea Carloni

Maggio 2019

Pedevilla architects è uno studio di Brunico che ha vinto numerosi premi tra cui il Best Architects Award e il German Design Award.
La loro architettura si caratterizza per l’impiego di pochi materiali, spesso trattati in modo semplice, ma capaci di diventare oggetto di decoro. Ne sono un esempio la grande roccia dell’Accademia di Cucina Bad Schörgau, il cemento armato della Caserma dei pompieri di Versciaco e la tessitura in legno del Bagno Bad Schörgau.

Alexander and Armin Pedevilla – photo: Mads Mogensen

Molte delle vostre architetture sono all’interno di affascinanti paesaggi di montagna. Cosa vuol dire costruire qui?

A differenza della pianura dove solo gli edifici alti possono essere visti da lontano, in montagna anche un piccolo edificio può essere scorto da grandi distanze. Questa peculiarità del territorio montano ci ha spinto a sperimentare con il colore creando contrasti ed assonanze con il paesaggio. Questo fa sì che il progetto sia leggibile ed interessante non solo da vicino, dove i dettagli sono visibili, ma anche quando lo si approccia da lontano. I nostri progetti sono inoltre spesso monocromi per rendere ancora più forte la loro leggibilità in lontananza e per aumentarne l’effetto plastico.

Un esempio di uso del colore come assonanza è l’Hotel Bühelwirt in Valle Aurina. Infatti, malgrado il rivestimento in legno nero sembri sulla carta una scelta azzardata, in realtà permette all’edificio di riflettere il verde molto scuro dei boschi circostanti e di fondersi con il contesto.

Abbiamo cercato invece un contrasto cromatico più netto nella Caserma dei pompieri di Versciaco in calcestruzzo rosso. Anche questa scelta cromatica e materica apparentemente azzardata è ispirata alle splendide montagne in porfido rosso dell’Alto Adige. Queste creano splendidi contrasti cromatici con le foreste ed il cielo azzurro tipico della montagna.

Pedevilla Architects – Bühelwirt- St. Jakob, Südtirol – Italy – 2016-2017 – photo: Gustav Willeit

Potreste raccontarci a grandi linee come nasce un vostro progetto?

I nostri progetti spesso si sviluppano partendo da una qualità particolare che vogliamo dare all’edificio. Nella progettazione dell’Hotel Bühelwirt, affascinati dalla bellezza del panorama circostante, ci siamo concentrati su come si potesse godere appieno di questa vista negli spazi interni dell’Hotel. Partendo da questo obiettivo siamo arrivati alla creazione dei particolari bow-window che caratterizzano così fortemente il progetto.

Per arrivare ad un risultato che ci soddisfa facciamo spesso molte prove e molti modelli, tuttavia, non lavoriamo facendo una composizione di elementi, ma piuttosto partiamo da un volume e ne aggiungiamo o sottraiamo delle parti.

Una buona architettura è per noi un edificio elementare nella sua materialità, forma e funzionalità. Nel processo progettuale cerchiamo sempre di chiederci se ogni elemento e funzione siano veramente necessari o non lo siano più. Da queste considerazioni ci liberiamo del superfluo ed esaltiamo l’essenziale, creando dei progetti studiati su misura per un determinato luogo ed una determinata funzione. Questo approccio porta a un linguaggio architettonico contemporaneo, espressione del mondo di oggi, ma in continuità con la tradizione.

Pedevilla Architects – Bad Schörgau – Cooking Academy, Sarentino / South Tyrol, Italy – 2016-2017 – photo: Gustav Willeit

Se penso a molti vostri progetti come Bad Schörgau, Kochakademie Schörgau ed anche le caserme dei pompieri vi è una forte attenzione alle superfici. Che rapporto avete con i materiali? Ce ne sono di preferiti?

Per il nostro modo di fare architettura la materia ed il suo aspetto sono molto importanti. Non abbiamo un materiale preferito, ma per ogni progetto cerchiamo di capire quale sia il materiale migliore. Cerchiamo di lavorare con esso secondo le sue regole costruttive per sfruttarne al meglio le possibilità e per valorizzarlo, facendo sempre una grande attenzione a come i materiali si evolvono nel tempo.

Quando abbiamo lavorato con il legno, ne abbiamo sfruttato la sua grande malleabilità. Si è utilizzato non solo come materiale costruttivo, ma anche come materiale decorativo. La sua peculiarità di essere tagliato e lavorato in piccoli elementi ci ha dato ad esempio la possibilità di creare un soffitto prezioso come quello della scuola di cucina Schörgau.

Quando invece abbiamo deciso di lavorare con il calcestruzzo abbiamo voluto esaltarne gli aspetti monolitici ed arricchirlo unendo al cemento aggregati speciali come frammenti di pietra locale. Questi fanno riflettere la superficie come la pietra delle nostre montagne.

Pedevilla Architects – Fire station in Versciaco ; Tirol, Province of Bolzano – South Tyrol, Italy – 2016 – photo: Gustav Willeit

Durante la vostra carriera avete partecipato a diversi concorsi di architettura, secondo voi qual è la miglior tipologia? Faccio un esempio: ristretto o aperto, fase unica o a più fasi.

Una soluzione interessante può essere il concorso a due fasi. Qui, nella fase iniziale, c’è una preselezione dei candidati in base a un book di presentazione. La giuria può valutare se il lavoro di uno studio può essere in linea rispetto a quello che cercano. Tutto questo senza che ci sia un grande dispendio di energie e di ore lavorative da parte degli architetti. Allo stesso tempo non è preclusa a molti la possibilità di partecipare.

Nella vera e propria fase di concorso, in cui si elabora una proposta progettuale, ci deve essere una corrispondenza tra la grandezza dell’opera ed il numero dei partecipanti. Così gli studi riescono ad investire il tempo necessario per formare una risposta adeguata.

Uno degli aspetti più importanti per un concorso, al di là della sua tipologia, è una buona composizione della giuria. Una giuria competente è infatti fondamentale per la buona riuscita di un concorso e questo è un aspetto talvolta sottovalutato.

Pedevilla Architects – Bad Schörgau – The Badl; Sarentino / South Tyrol, Italy – 2016-2017 – photo: Gustav Willeit

Adesso una domanda che non abbiamo fatto solo a voi, ma anche ad altri studi di architettura. Perché nelle zone del nord Italia che confinano con Austria e Svizzera ed in particolare nel territorio del Trentino-Alto Adige, è possibile trovare più facilmente, rispetto al resto del paese, studi di architettura di alta qualità?

Direi che ci sono delle ragioni sia di tipo economico che di tipo culturale.

Dal punto di vista economico, il territorio alpino ha subito un boom del turismo di montagna e dei suoi prodotti enogastronomici. Questo, unito ad un grande spirito imprenditoriale, è stato capace di valorizzare il nuovo interesse. Ha trasformato un territorio che fino a cinquant’anni fa era molto povero in un territorio ricco di opportunità. Qui si costruisce molto di più di quanto si costruisca in altre zone d’Italia.

Dal punto di vista culturale, nell’arco alpino l’importanza di preservare il paesaggio è molto presente da sempre. Il nostro territorio non è fatto di grandi centri urbani, ma di piccole cittadine e borghi immersi nella natura. Questo fa sì che la popolazione senta un grande senso di attaccamento e responsabilità per il proprio territorio e ha sicuramente un influsso positivo sulla qualità della produzione architettonica della regione.

Nelle Alpi ci sono splendidi villaggi e castelli, ma non c’è una tradizione architettonica così ricca come in gran parte del resto d’Italia. Questa situazione è spesso un vantaggio invece che uno svantaggio. Ci fa sentire liberi di sperimentare e allo stesso tempo più motivati a creare della bellezza con una nuova architettura.

Pedevilla Architects – Bad Schörgau – Cooking Academy, Sarentino / South Tyrol, Italy – 2016-2017 – photo: Gustav Willeit
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