Marcello Mariana: il fotografo come demolitore di visioni preconcette.

By Andrea Carloni & Carlotta Ferrati

Luglio 2019

Marcello Mariana è un fotografo d’architettura, molti importanti studi di progettazione e aziende si rivolgono a lui per avere una sua interpretazione delle loro opere. Parlando con lui si ha a che fare con una persona fresca, disponibile e carica di energia che nel tempo libero è attratto da cose ben diverse rispetto all’architettura. Però, come lui stesso ammette quando si posiziona dietro un mirino qualcosa nel suo atteggiamento cambia.
Negli anni ha avuto molti committenti tra questi Heatherwick Studio, Bulgari e Romegialli ACT solo per citarne alcuni.

Marcello Mariana

La fotografia di architettura richiede un approccio particolare rispetto ad altri settori?

Per quanto mi riguarda direi di no: si tratta pur sempre di lavorare con la luce, lo spazio ed il tempo, di come questi fondamenti si incontrano e si combinano: entro in una stanza, vedo come la luce cade e disegna l’ambiente e provo a catturarla. E se non è il momento, mi metto in ascolto e attendo.
Alla fine la fotografia è davvero un concetto molto semplice.

Marcello Mariana – Villa a Capiago by ACT Romegialli

Durante lo shooting c’è qualche richiesta che ti viene fatta spesso da parte degli architetti?

Mi sento molto libero. Credo che gli architetti cerchino qualcuno che sveli qualcosa di “altro” rispetto alla loro visione dell’opera: una sensibilità diversa, un racconto inedito. Dedicano così tanto tempo al progetto che alla fine di tutto hanno davvero bisogno di un occhio fresco e “rivoluzionario” che distrugga il sovraccarico di informazioni che hanno accumulato.
…Adesso che te ne parlo devo dire che mi piace questa figura del fotografo come demolitore di visioni preconcette, ahahahah!

Marcello Mariana – Chesa Lazzarini by Mierta & Kurt Lazzarini Architekten

Quanto è importate la post produzione? Dov’e’ che di solito intervieni? Mi spego meglio, sulle luci, sulla focale, sui colori, sul togliere alcuni particolari?

La considero poco importante e molto importante.
Poco perché personalmente cerco sempre di fare la maggior parte del lavoro in fase di ripresa e quindi partire da un buono scatto.
Molto perché è uno strumento pericolosissimo e va usato nella maniera meno “distruttiva” possibile. Mai sentita la frase “Tanto poi c’è photoshop, no?”. Ecco, in questa breve espressione è racchiusa tutta la pericolosità dello strumento.

Marcello Mariana – Zaha Hadid Gallery by Zaha Hadid Architects

Usi dei programmi specifici per la post produzione?

No. Il solito.

Marcello Mariana – Canottieri Mandello by ACT Romegialli

Negli anni grazie ad internet, ai social ed alla diffusione degli smartphone è possibile trovare tantissimi siti dedicati alla fotografia. Se penso ad Instagram o Flickr ci sono migliaia e migliaia di fotografi più o meno professionisti. Come ti orienti per trovare della fotografia di qualità?

Ormai la fotografia ti viene sbattuta in faccia da ogni dove; quindi capita che m’imbatta in qualcosa di valido e allora a quel punto approfondisco. Altrimenti non mi interessa andare alla ricerca di “fotografia di qualità”, preferisco restarne fuori e rimanere “vuoto”: la sovra-stimolazione visiva rischia solo di creare confusione.

Marcello Mariana

Ci sono fotografi che ti piacciono particolarmente? Hai avuto dei maestri?

Scoprire fotografi bravi mi fa solo incazzare, quindi evito. È capitato, per farti un esempio, alla Biennale di Venezia del 2013 con “The enclave” di Richard Mosse. C’era tutto lì dentro: l’idea, la poesia, la potenza, il cortocircuito…

In compenso devo ammettere che ho rubato tanto e continuo a farlo, anche se le mie principali influenze sono spesso arrivate da ambiti diversi dalla fotografia: il vagabondare, l’heavy metal, le storie selvagge, la letteratura…

Marcello Mariana – Rascard Garelli by Carlo Mollino, 1963-65

La fotografia è un arte ma quando lavori su committenza devi anche creare delle immagini che comunichino quanto richiesto dal committente. Dov’è in questo caso il giusto equilibrio tra arte e promozione? E’ possibile trovarlo?

Credo non ci sia nulla di così complesso; si tratta semplicemente di utilizzare la propria arte e creatività come strumento e non come fine ultimo del processo creativo.

In definitiva non penso di essere io quello che si adatta alle restrizioni imposte dalla committenza, quanto piuttosto i committenti stessi che, scegliendo me, scelgono anche questa mia (oddio, chiamiamola così) “poetica fotografica” e la vogliono vedere applicata alle loro opere.

Hai una fotocamera preferita?

No, va a momenti, questo è quello della Mamiya 7II.

Marcello Mariana – Rascard Garelli by Carlo Mollino, 1963-65

Perché alcune volte scatti in pellicola?

Scatto in pellicola quando posso (è più oneroso per il committente), quando me la sento e/o quando il progetto si presta o lo richiede. Quando succede il processo fotografico rallenta, si dilata, e il fotografare può diventare qualcosa di assoluto. Scattare in pellicola implica spesso una lenta contemplazione del luogo e dello spazio, una comunione.

Attenzione, con ciò non intendo affermare che prendendosi più tempo nel preparare e realizzare qualcosa significhi necessariamente che verrà meglio: ogni progetto, ogni reportage, ogni inquadratura, ogni fotografia, richiede tempo in un modo o nell’altro, e semplicemente alcune ne richiedono più di altre. A volte, se ci si sofferma troppo, si rischia di perdere in naturalezza, di perdere l’intuizione, il lampo. E allora devi agire veloce, silenzioso ed efficace. Come un ninja.

Marcello Mariana – CASA ME by Ruinelli Associati

Spesso le tue foto sono precise, rigorose ed è facile trovarvi una specie di malinconia. Anche tu sei così?

Mi piacciono le immagini ambivalenti, elusive, sospese, e forse sì anche malinconiche, irrisolte, misteriose, “blu”. Mi ci riconosco parecchio in questo mood autunnale di chi è nato nella parte oscura della valle, “nelle pinete dove il sole non splende mai”.

Riguardo al concetto di foto precise e rigorose, ammetto che è innegabile; anche se sono convinto che sia una cosa che coinvolga soltanto l’occhio, la fase di costruzione dell’immagine. Fotografare significa inquadrare e inquadrare significa escludere e i fotografi si suddividono tra quelli che danno molta importanza ai margini dell’immagine e quelli che non ne danno affatto. Io credo di appartenere ai primi: potrei dire che il mio lavoro sta tutto nei margini. Suona anche bene. Suona misterioso!

Al di là del mio fare fotografico però, credo di essere una babele totale… Forse, come disse qualcuno, è semplicemente una questione di “ordine sul posto di lavoro e caos nella testa”.

Marcello Mariana – Nuova Serpentino d’Italia
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