Luca Marianaccio: la fotografia come mezzo di rinuncia alla realtà

By Carlotta Ferrati & Andrea Carloni

Agosto 2019

Luca Marianaccio è un architetto che nasce nel 1986 ad Agnone, un piccolo paese del Molise, ma vive e lavora tra Pescara e Grottaglie (Puglia). Nel 2012 scopre  la fotografia e dal quel momento capisce che forse il suo destino non è quello di fare l’architetto. Anche se sono passati pochi anni da quando ha iniziato a fare il fotografo di professione ha già avuto modo di far notare il suo lavoro in diversi festival e mostre. La realtà, nelle foto di Marianaccio, è fortemente condizionate da come lui vuole che sia. Guardando i suoi scatti è possibile diventare coscienti di porzioni della nostra esistenza che spesso vengono resi invisibili dalla moltitudine di compiti veloci che eseguiamo tutti i giorni.

Luca Marianaccio – Autoritratto

Sei laureato in architettura, ma sei diventato un fotografo. Ci racconti il tuo percorso?

Nei laboratori di progettazione architettonica è buona consuetudine utilizzare la fotografia come mezzo d’indagine preliminare. Le immagini sono un valido ed essenziale strumento per comprendere i luoghi, prima di mettere in atto un processo di trasformazione. Ho avuto il piacere d’incontrare diversi fotografi che hanno seguito i laboratori universitari attraverso letture e seminari, grazie alla loro sincera stima nei miei confronti, ho voluto proseguire e perseverare con la fotografia. Prima del 2012 la fotografia non faceva parte della mia vita, neanche quella vernacolare. Non rappresenta una passione, ma un medium per tradurre i miei pensieri, ritengo sia un punto di partenza fondamentale per comprendermi a fondo.

Luca Marianaccio – Sharks never sleep

Le tue foto ritraggono la realtà, ma per molteplici motivi ti portano via da questa, verso un qualcosa di più metafisico. Ci puoi parlare del tuo linguaggio?

Parlare di linguaggio non è mai una cosa semplice. Quello che posso dirti è che dentro le mie immagini ci sono tutte le mie ossessioni e paure. Spesso quello che si vede è il risultato di un lavoro di sottrazione rispetto ad un macrocosmo di partenza. È un continuo levare. Ciò che ritraggo è sotto gli occhi di tutti, ma è all’interno di un campo visivo ampio e quindi può sfuggire a causa della distrazione e disinteresse. Voglio amplificare lo stupore dello spettatore creando composizioni che generano immagini sul filo del riconoscimento e dell’alienazione. Forse più che un linguaggio, il mio può definirsi un processo di rinuncia al reale.

Luca Marianaccio – 404 Not Found

Per togliere cosa intendi? Che ti avvicini al particolare oppure che ci lavori dopo in post produzione?

Entrambe le cose. In alcuni casi è un modo di vedere le cose molto da vicino per escluderne altre. In altri casi, dove non mi è possibile inizialmente, è un vero e proprio togliere dall’inquadratura tramite un lavoro fisico sull’immagine. Comunque in entrambi gli approcci l’immagine risultante è quella che avevo in mente. Non riesco a fare a meno di volerla come la immaginavo.

Luca Marianaccio – 404 Not Found

Che approccio hai con la grande quantità di foto che possiamo trovare facilmente in rete e sui social?

Tutti questi sistemi hanno generato una sorta di bulimia delle immagini. Per chi non fa il mio lavoro credo che questa situazione sia più positiva che negativa perché velocemente possiamo vedere sia luoghi lontani che inaccessibili. Tutto ciò ha tolto un po’ di fascino alla progettazione del viaggio che prima richiedeva più tempo e determinazione perché si consultavano libri, mappe etc.
Un problema della rete sta nel fatto che durante la ricerca non vediamo solo ciò che desideriamo ma anche moltissime immagini superflue. Nel lungo andare questo approccio provoca nella mia mente una lenta sedimentazione di informazioni indesiderate. Tutto ciò mi affatica molto e ancor peggio contribuisce a creare in me una sorta di immaginario passivo che può influenzare inconsciamente il modo di fare le cose. Mi domando spesso cosa resterà domani di questo flusso visivo continuo, forse semplicemente si sta mettendo in atto il più grande processo di omologazione visiva mai avvenuto finora.

Luca Marianaccio – Spin-Off

Quindi l’immensa e immediata disponibilità di tutto per te può essere un problema?

Sì. Mi crea inizialmente un senso di inibizione, questo non vuol dire che mi limita, ma per uscire dall’impasse cerco di crearmi un circuito mentale che mi fa trovare un percorso narrativo personale diverso, senza forzature e senza l’obbligo del dover fare. Questo accade soprattutto per i lavori su commissione, dove non sono io a decidere i luoghi d’indagine fotografica.

Luca Marianaccio – Sharks never sleep

Hai fotografi o artisti di riferimento?

Sicuramente nel mio immaginario si è sedimentata molta fotografia autoriale, ho sinceramente amato molto Guido Guidi, Joel Sternfeld, Jeff Wall e Wolfgang Tillmans. Oggi, tra i fotografi che seguo con continuo interesse c’è sicuramente Gregory Halpern e Geert Goiris. Guardo anche tanti autori giovanissimi, se da una parte i contenuti della rete posso creare inibizione, dall’altra mi hanno permesso di conoscere molti autori interessanti e creare una specie di network virtuale dove ci possiamo confrontare e informare su nuove opportunità.

Luca Marianaccio – Spin-Off

Com’è fare il fotografo in Italia?

Agrodolce…non vorrei fare nessun altro lavoro, ma riuscire a trasformare questa pratica in un mezzo di sostentamento non è cosa facile e mi porta in alcuni casi ad avere dei periodi di malumore che non aiutano la produzione delle opere.
Credo che questo problema sia molto più accentuato in Italia, dove insiste anche un deficit culturale perché la fotografia non viene considerata pienamente, per fare un esempio non viene insegnata nella scuola pubblica, perdendo la possibilità di farne capire l’importanza alle giovani generazioni.

Luca Marianaccio – Sharks never sleep

Hai una macchina preferita?

Non c’è un mezzo con il quale ho una particolare sintonia rispetto ad altri. Ho iniziato a lavorare utilizzando la pellicola e grazie a questa ed ai sui costi per me elevati, ho sempre cercato di ottimizzare le risorse, provando a ridurre gli errori, questo processo è stato edificante per me. Per il resto ho utilizzato un po’ tutti gli strumenti dal telefonino al banco ottico. Come dice Roger Waters : “Una persona non diventa Eric Clapton solo perché ha una chitarra Les Paul”. Con questa citazione non voglio fare nessun tipo di paragone che sia chiaro, mi serve solo per sottolineare ironicamente quanto il mezzo per me assume poca rilevanza rispetto alle fasi che antecedono e succedono la realizzazione dello scatto.

Luca Marianaccio – Estetica quotidiana
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