Giulio Iacchetti: il design da tutti i punti di vista

 

By Andrea Carloni & Carlotta Ferrati

Giugno 2019

Giulio Iacchetti non ha bisogno di molte presentazioni. Durante la sua carriera iniziata negli anni ’90 è stato premiato due volte con il Compasso d’oro mentre nel 2009 la Triennale di Milano gli ha dedicato una mostra personale. Ha lavorato per alcune delle più importanti aziende italiane tra le quali Alessi, Magis Artemide e Molteni solo per citarne qualcuna. È direttore artistico di diversi brand come Moleskine e Myhome. Nel 2012 lancia Internoitaliano che diventa un modo nuovo di vedere e produrre gli oggetti.

Giulio Iacchetti – Photo: Fabrizia Parisi

Lavori per molti brand e hai progettato moltissimi oggetti. Di solito qual è la prima cosa che le aziende chiedono ad un designer?

Quando si affronta un progetto nuovo non c’è una modalità precisa. Quello che andiamo a fare è un’indagine sul futuro che per sua natura è sconosciuto. Il tema vero è che all’inizio è tutto un gioco di ruoli tra azienda e designer, i quali firmano un incarico con specifiche richieste. In realtà entrambi sanno che questo è solo l’inizio di un viaggio che non sanno dove li porterà.

Giulio Iacchetti – Libreria Eur per Magis – 2013

L’approccio al progetto di un oggetto è simile ad una startup?

Le aziende spesso non hanno ben chiaro quello che stanno cercando. Anzi, anche se è un ossimoro, quello che un’azienda si aspetta è proprio l’inaspettato. Da un certo punto di vista è anche ovvio che sia così, perchè se già sapessero ciò di cui hanno bisogno potrebbero farsi i progetti da soli.

Giulio Iacchetti – Libreria Eur per Magis – 2013

Già 20 anni fa con il progetto Moscardino, che ti ha permesso di vincere il Compasso d’Oro ed altri importanti premi, prestavi attenzione all’ambiente. Oggi il rispetto per il nostro pianeta è sulla bocca di tutti, tu cosa ne pensi?

Suonerà un po’ sfacciato, ma a me tutti questi argomenti annoiano molto. Oggi si chiede ai designer di avere un’attenzione maniacale verso questi temi, come se quasi la sorte del pianeta dipendesse da noi. In realtà sappiamo che la sostenibilità vera possiamo ottenerla soltanto se tutti hanno un comportamento corretto. Pensiamo solo all’uso immenso e spesso inutile che viene fatto della plastica.

Dei passi veri ed importanti verso la sostenibilità non sono la singola posata biodegradabile, ma gli accordi tra Stati per stipulare leggi che regolarizzino e limitino su vasta scala alcuni processi e produzioni aziendali.
Ad esempio la legge europea che esclude l’uso della plastica per le stoviglie monouso rappresenta un passo importante per l’ambiente.
Sarebbe bello sapere che tutto è riconducibile al magico mondo del design, ma non è così!

Giulio Iacchetti – Moscardino per Pandora Design – 2000

Cos’è InternoItaliano?

È possibile definirlo in molti modi. Per me è una fabbrica diffusa nata nel rispetto del lavoro artigiano.

Quando nacque Internoitaliano molti pensavano che l’artigianalità italiana fosse quasi una sorta di zavorra rispetto alle soluzioni più sofisticate del mondo digitale.
Oggi sappiamo bene che non è così. L’artigianato è la nostra fortuna, è un patrimonio formato da secoli di saper fare. In Internoitaliano la lavorazione artigianale viene messa al centro e sul solito piano del progetto.

Giulio Iacchetti – Stia per Internoitaliano – 2013 – Photo: Fabrizia Parisi

Per capire meglio l’approccio aziendale ti faccio questa domanda. Tu hai selezionato un gruppo di designer che ha coinvolto degli specifici artigiani per realizzare insieme i loro progetti?

Sì, il tema è proprio questo. Però va sottolineata una cosa, oggi la maggior parte delle aziende vendono prodotti che non sono costruiti da loro, ma da quelli che in maniera un po’ dispregiativa chiamano terzisti. In Internoitaliano questo non avviene in modo che il nome dell’artigiano e della sua attività non venga dimenticato.

Per Internoitaliano l’attività del progettista e le capacità dell’artigiano sono messe sul solito piano ed il risultato sono degli oggetti che a me piace chiamare “felici”, perché realizzati nel rispetto di tutti coloro che hanno collaborato. All’inizio avevamo adottato una formula radicale in cui l’oggetto era firmato sia dal designer che dall’artigiano.

Giulio Iacchetti – Stia per Internoitaliano – 2013 – Photo: Fabrizia Parisi

Hai avuto modo di progettare diverse sedute, sto pensando a Bek nel 2007 per Casamania, a Stia del 2013 per Internoitaliano fino a Norma per Molteni del 2019. Per molti designer progettare una sedia è veramente difficile, nel tuo caso non sembrerebbe.

Ho realizzato la mia prima sedia dopo quasi 15 anni che lavoravo. Questo per dirti che la sedia è un progetto di grande complessità perché tutti la usiamo e siamo giudici del suo risultato. Durante gran parte delle giornate ognuno di noi ha a che fare con una sedia e se non ben realizzata è scomoda o non performante.

La mia prima seduta è la sedia pieghevole Bek del 2007 per Casamania. Qui abbiamo veramente sfidato la tecnica infatti è il risultato di due anni di lavoro. Vi sono delle soluzioni tecniche nascoste molto particolari che mi rendono molto orgoglioso di questo progetto anche se nessuno le può vedere. La sedia è un campo di prova per tutti i designer, uno dei più difficili.

Giulio Iacchetti – Bek per Casamania- 2007 

Quando hai iniziato a lavorare, Internet quasi non esisteva, com’è cambiato il tuo lavoro con l’avvento dell’era digitale?  

Scrivo molte meno lettere e mando pochissimi fax, ma nella realtà non è cambiato così tanto! Tutto è molto più veloce e pratico, ma la rete e la capacità di condividere per me è solo un elemento mediano. Devo dirti la verità, a me piace sentirmi un uomo del secolo passato.

Questo che hai appena detto riguarda il tuo approccio al lavoro. Cosa pensi del fatto che oggi molti oggetti vengono comprati su Internet senza nemmeno essere toccati e visti tridimensionalmente? Questo approccio all’acquisto influenza i progettisti?

Ad alcuni tipi di oggetti, ed in particolare tutti quelli che costano meno di 100 euro, è richiesto un appeal emozionale molto forte. Devono raccontare la loro terza dimensione da un monitor che come sappiamo ne ha solo due. Ovviamente questo può essere molto stimolante ma credo che il fascino di poter vedere e toccare un oggetto nella realtà non sia comparabile.

Giulio Iacchetti – Norma per Molteni- 2019 – Photo: Max Rommel
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