Federico Babina: costruire con l’illustrazione

 

By Nico Fedi & Paolo Oliveri

Luglio 2019

Federico Babina è architetto di formazione, ma costruisce i suoi progetti grazie all’illustrazione. Spesso i suoi lavori sono impostati come una serie, nella quale decide un tema da esprimere e lo racconta per singole immagini fortemente oniriche, sempre in bilico tra atmosfere vintage e contemporanee. Crede fermamente che lavorare sulla rappresentazione di un progetto sia essa stessa progetto.

Federico Babina – Self portrait

Nella tua vita professionale sei un illustratore a tempo pieno, oppure ti dedichi anche all’architettura?

Ho lavorato per diversi anni come architetto, e l’illustrazione era un hobby e una passione, che però mi ha sempre accompagnato; piano piano, col tempo, l’equilibrio si è spostato, e il tempo che adesso occupa l’illustrazione nella mia vita è molto di più che non quello dell’architettura. Diciamo che quasi a tempo pieno lavoro con l’illustrazione e quasi per hobby sono passato a lavorare per l’architettura. Faccio ancora qualche lavoro, ma sono casi molto sporadici e poco frequenti; la maggior parte del tempo è occupata dall’illustrazione.

Federico Babina – ARCHISUTRA

Trovi che fare l’illustratore di architetture o temi affini, faccia parte dei diversi modi per svolgere la professione di architetto?

Sì, assolutamente! È una cosa che condivido in pieno. Nella parte creativa della professione dell’architetto, non vedo una grossa differenza tra fare un’illustrazione o un progetto di architettura; per quanto mi riguarda il procedimento è simile, perché è come creare dei micro progetti, e parlare sempre di architettura attraverso l’illustrazione. Quando faccio illustrazioni che hanno a che fare con l’architettura è come continuare a fare l’architetto.

Federico Babina – ARCH SNAPSHOTS

Come ti approcci quando sei di fronte ad un nuovo lavoro?

La maggior parte dei miei lavori sono personali, e quindi non su commissione, e derivano da delle esigenze di esprimere quello che voglio raccontare, ossia trovare un’idea e lavorare su questa. Alcune volte è un percorso diretto, come ad esempio decidere di fare un viaggio e raccontarlo attraverso le illustrazioni, mentre altre volte è un percorso più indiretto e sinuoso nel quale mi perdo di più, ma cerco sempre di lavorare su un’idea. L’ispirazione nei progetti non è una cosa che piove dal cielo, bisogna impegnarsi molto sui soggetti e studiarli bene; è un’elaborazione costante. Ogni giorno disegno perché mi piace molto, e in questo senso è un lavoro continuo.

Federico Babina – ARKHUT

Le tue illustrazioni sono in digitale, ma passano prima da un lavoro a mano con carta e matita oppure direttamente su pc?

Dipende dal progetto, ma in linea di massima parto sempre con il disegno a mano. La mia tecnica è sempre un misto di varie tecniche, fra le quali cerco di trovare il giusto equilibrio; comincio con degli schizzi e poi passo al digitale, dove cerco di mescolare assieme varie tecniche, come un disegno vettoriale, un disegno 3d e a mano, per raggiungere l’atmosfera che voglio. È sempre un mix tra vari supporti e tecniche.

Federico Babina – notebook

Il tuo lavoro è impostato sulle serie; prendi un tema e lo sviluppi per singole immagini, e ognuna di queste racchiude i tratti salienti di un soggetto. Come ti approcci a questa cosa? Hai un metodo che applichi con continuità, o cerchi strade nuove in base al soggetto?

Cerco sempre strade nuove in base al soggetto. Diciamo che iniziare a lavorare per serie è stato una casualità, perché nei primi lavori che ho fatto trovavo un tema interessante e mi sembrava riduttivo raccontarlo solo attraverso un’illustrazione, per cui ne utilizzavo di più, e da lì ho iniziato a lavorare in questo modo. Penso il tema come se fosse un puzzle, dove ogni illustrazione è un pezzo e tutte sono importanti per raccontare l’idea generale. Inoltre, le serie mi aiutano a vedere la metamorfosi nel tempo dell’idea, dalla prima immagine fino ad arrivare all’ultima; spesso quando arrivo a metà mi fermo e torno indietro a guardare le prime figure, e vedo spesso che ci sono dei cambiamenti rispetto alle attuali, quindi frequentemente rielaboro le illustrazioni. Inizialmente cerco sempre di mantenere le mie illustrazioni con un’estetica molto semplice, ma con l’andare avanti della serie tendo a complicare tutto; quindi il continuo avanti-indietro mi aiuta molto a recuperare l’immediatezza che magari avevano le prime immagini e riproporla nelle successive. Il lavoro con le serie mi piace molto, ma non è l’unico sistema che adotto, perché alcune volte creo anche una singola illustrazione. Le serie mi piacciono molto, ma non mi sento vincolato, non sono un’ossessione.

Federico Babina – ARCHDAILY (for)

Molte delle tue illustrazioni colpiscono per la loro atmosfera onirica, quasi noir, composta da colori non troppo accesi e un sapiente uso di textures. Cosa ti ha portato a questa cifra stilistica?

È una ricerca estetica personale; ognuno ha il suo linguaggio, ed io mi esprimo in questo modo. Mi piace l’utilizzo del colore, ma senza esagerare, cercando l’equilibrio; per dare forza al colore è molto importante anche l’uso del bianco, mentre le textures mi danno la possibilità di ottenere immagini quasi senza tempo, in equilibrio tra passato e futuro, dove c’è un’atmosfera vintage ma allo stesso tempo contemporanea. In questo modo esprimo il mio senso estetico e la mia maniera di essere. Non mi piace chiudermi troppo in uno stile riconoscibile o in una forma, ma preferisco fare ricerca, sperimentare senza troppa paura e lasciarmi aperti tutti gli orizzonti, con tutto ciò che ne consegue, quindi alle volte fare anche dei passi indietro, per poi magari farne molti altri in avanti. Adesso vivo un periodo nel quale utilizzo il colore, ma ho fatto anche immagini in bianco e nero con toni più spenti, quindi dipende molto dal momento e anche dal tema che racconto; le tecniche, i cromatismi, i tratti possono cambiare.

Federico Babina – ARCHIDESIGN

Come vedi il futuro della rappresentazione in architettura?

È una buona domanda, e confesso che è un argomento al quale penso spesso, perché la rappresentazione architettonica mi ha sempre interessato, e credo che il disegno di architettura sia la forma essenziale per raccontare un progetto e dare forma a un’idea.
Essendo molti anni che lavoro su questo argomento, ho visto tanti cambiamenti: siamo passati dal disegno a mano al disegno al computer fino ad arrivare ai render fotorealistici, che sono meglio e quasi più reali di una fotografia. Non sono capace di leggere il futuro, quindi non saprei dare una risposta certa sulla direzione che prenderemo; a me interessano meno le immagini perfette e fotorealistiche, perché offrono poco spazio all’immaginazione e alla fantasia. Per me un disegno architettonico deve raccontarti quello che sarà il progetto, ma allo stesso tempo deve farti viaggiare con la fantasia; un’immagine troppo realistica toglie questo aspetto onirico, mentre io preferisco l’idea che un disegno di architettura abbia la capacità di farmi entrare in un mondo differente, senza raccontarti tutto e lasciandoti carpire cose nascoste, da scoprire con l’immaginazione. Io credo che ad un certo punto ci sarà un regresso, e si abbandonerà il fotorealismo a favore di altri modi per raccontare i progetti.

Federico Babina – INKONICITY

Sono d’accordo e secondo me questo regresso è già iniziato…

Sì è vero. Gli ultimi render che si vedono in giro sono più interessanti, nascono da una ricerca differente; non si punta a raggiungere la fedeltà della realtà, ma a creare un’atmosfera.
Quando lavori sulla rappresentazione di quello che sarà il progetto, in quel momento fai anche il progetto stesso, aiutandoti con i disegni o gli strumenti 3d; è una parte integrante del progetto, perché ti aiuta a scoprire gli ambienti, le forme, la luce. E in questo senso, non ho mai sopportato lo svilire delle persone che si occupano della modellazione 3d in architettura, perché è tutto parte assoluta del progetto! La rappresentazione è fondamentale, perché attraverso questa si vede anche la flessibilità dell’architetto; infatti io dico sempre che tutti gli architetti dovrebbero essere un po’ degli illustratori. Ogni architetto dovrebbe essere capace di gestire il disegno, perché è uno strumento in più per fare architettura.

Federico Babina – TOWERS
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