La nostra intervista a Peter Pichler, giovane promessa dell’architettura internazionale.

Our interview with Peter Pichler, young promise of international architecture.

 

By Andrea Carloni & Carlotta Ferrati

November 2018

Peter Pichler è un giovane architetto di origine italiana, ma di formazione internazionale. Nel suo curriculum può già vantare di importanti progetti che spaziano dal mondo delle installazioni fino ad arrivare a quello delle costruzioni di grandi complessi abitativi. È stato nominato “Talento emergente dell’anno” da Dezeen Awards 2018 e “Giovane talento dell’architettura italiana” dal Consiglio Nazionale degli Architetti.

Peter Pichler is a young architect with Italian origins who had an international training. As we can see from his curriculum he made important projects like installations and constructions of big housing places. He was nominated as “Emerging Architect of the Year” by Dezeen Awards 2018 and as “Young Italian Talent” by the National Chamber of Architects in Italy.

Salve Arch. Pichler. Iniziamo con una domanda legata ai suoi studi.
Leggendo la sua biografia vediamo che ha studiato a Vienna ed in un’importante università della California. Una volta laureato con Zaha Hadid e Patrik Schumacher come relatori, ha lavorato nel loro studio e poi per un breve periodo con Rem Koolhaas. Solo in seguito a tutto ciò ha fondato il suo studio.
Una formazione di così alto livello, quanto ha influito sul lavoro che sta svolgendo oggi?

Dall’esperienza con Zaha Hadid ho imparato tanto, soprattutto come si lavora in un grande team.
Non è tanto lo stile architettonico che mi ha interessato, ma la struttura dello studio e come si gestisce un grande progetto. In un progetto di alto livello dobbiamo tener conto di molte variabili, come funziona la gestione, la collaborazione con un cliente e quella con i consulting, anche esteri.
Ho avuto modo di pensare all’architettura in modo diverso, è stato uno step molto importante. 

Good morning Arch. Pichler. We can start our interview with a question related to your studies. From your biography we can read that you studied in Wien and also in a very famous University in California. After graduating with Zaha Hadid and Patrik Schumacher as mentors, you went to work in their studio and then, for a short period, in Rem Koolhaas’. After that, you founded your own studio. Do you think your high level job training may have affected the work you are doing today?

From the experience I had with Zaha Hadid, I really learned a lot, especially how to work in a big team. What really interested me was not the architectural style but rather the structure of the studio and how to manage a big project. In a high level project we need to take into account different variables including the management and the partnership with clients and consultants, also the foreign ones. I had the possibility to think the architecture in a different way. It was an important step for me.

Il progetto Mirror Houses ha un linguaggio, sia per i materiali che per la forma, chiaramente contemporaneo. La scelta di utilizzare delle superfici specchianti permette di renderlo quasi mimetico rispetto ai campi di meleti che lo circondano.
In pratica ha dimostrato che quando pensata è possibile fare architettura contemporanea ben integrata nel territorio, senza per forza usare i materiali del luogo.
Che rapporto ha con il contesto nei suoi progetti? 

Il contesto è fondamentale.
Attualmente abbiamo attivi progetti in diversi paesi dove effettuiamo studi e analisi che vanno oltre il contesto fisico e immediato. Importanti diventano i parametri culturali, che influenzano fortemente i nostri progetti. La storia, il pensare delle persone, la tecnologia e la cultura sono fattori che devono essere necessariamente presi in considerazione durante la stesura del progetto. Cerchiamo sempre di prendere questi parametri e di reinterpretarli in modo più contemporaneo. In poche parole l’aspetto sociale e culturale del luogo diventa il fattore attraverso cui riusciamo a filtrare i nostri progetti.

Mirror Houses project has a clear and contemporary language, both for the materials and the shape. You decided to use mirrored surfaces so that the structure would blend in with the surrounding apple orchards. This demonstrates that it is possible to create a contemporary architecture perfectly integrated with the territory without using materials that can be found locally. What is the relationship you have with the context when making your projects?

The context is essential.
Now we have several active projects in many different countries where we are making studies and analysis that go beyond the physical and immediate context. Cultural parameters become significant and they strongly affect our projects. History, people’s minds, technology and culture are important elements that need to be taken into account when drafting a project. We always try to take these parameters and reinterpret them in a new and more contemporary way. So basically, social and cultural aspects of the location become the filters of our projects. 

Nel progetto Oberholz Mountain Hut, se visto in planimetria oppure dall’alto, si legge molto bene l’idea che un singolo volume progressivamente si trasforma diventandone tre. Com’è nata quest’idea? Può raccontarci il progetto?

L’idea parte sempre dal contesto.
Abbiamo fatto una analisi del luogo ed abbiamo visto che lì era possibile trovare molte baite che venivano costruite in legno, un materiale facilmente reperibile nella zona. Parlando di sostenibilità, questo rapporto che in passato le persone avevano con i materiali è molto attuale. Un’altra caratteristica del luogo è il “tetto a falda”. Partendo da questi elementi abbiamo deciso di rinterpretarli in modo contemporaneo. 
Per esigenze di progetto, dovevamo ospitare all’interno di uno spazio relativamente ristretto diverse persone, ma volevamo evitare di ottenere un “effetto mensa”; il nostro scopo era trovare una soluzione per riuscire ad ottenere degli spazi più intimi. Da queste riflessioni ed esigenze è nata l’idea di creare tre volumi progressivamente distinti che affacciano sulle montagne rendendole protagoniste.

In Oberholz Mountain Hut project, whether you see the layout or the aerial view, you can see very well how a singular volume turns into three. What inspired you? Could you please tell us more about the project? 

The idea always starts from the context. 
We inspected and analyzed the place and we find out that there were lot of huts built with wood, that is a material that can be easily found in the area. Talking about sustainability, the relationship that people have with materials still exists. Another typical feature of the area is the sloped roof shape. Starting from these elements we decided to reinterpret them in a contemporary way. For project needs, we had to host a number of people within a quite small space, but still avoiding a “canteen effect;” our main goal was to find a solution to come up with intimate spaces. From the above reflections and needs it comes the idea of creating three different volumes that gradually develop and face towards the mountains, making the latter the main characters.

Potrebbe raccontarci dell’installazione Future Space Pavilion che ha presentato al Salone del Mobile di Milano del 2018?

Future Space Pavilion è un’installazione progettata all’interno della corte dell’Università degli Studi di Milano in collaborazione con DomusGaia. L’edificio è prettamente rinascimentale e rappresenta quindi un contesto storico interessante con le caratteristiche tipiche dell’epoca: proporzione, geometria e simmetria.
La struttura dell’installazione è contemporanea e sostenibile, volevamo far vedere cosa si può fare con un materiale come il legno. La struttura permette un bel gioco di chiaroscuri durante il giorno, un gioco di luci e ombre. Per questo motivo abbiamo progettato delle panchine su cui sedersi per godersi la visuale.
Anche in questo progetto c’è un forte rapporto con la storia e la cultura. Il contesto, una corte del Rinascimento, diventa un qualcosa da reinterpretare in modo contemporaneo. 

Could you tell us about the Future Space Pavilion installation that you presented at the Salone del Mobile 2018, in Milan?

Future Space Pavilion is an installation designed inside the court of the University of Milan in collaboration with DomusGaia. The building is purely Renaissance and therefore it represents an interesting historical context with the typical features of the age: proportion, geometry and symmetry. The structure of the installation is contemporary and sustainable, we wanted to show what can be made with a material such as wood. The structure allows a nice chiaroscuro effect during the day thanks to lights and shadows. That is why we have designed benches to sit on to enjoy the view.
Also in this project there is a strong relationship with history and culture. The context, a Renaissance court, becomes something to be reinterpreted in a contemporary way.

Dopo questa risposta vorrei chiederle, com’è il vostro rapporto con la parte strutturale?

Fin dall’inizio del progetto coinvolgiamo gli ingegneri e cerchiamo di andare oltre la “classica struttura” . Per noi gli ingegneri non sono nemici, ma parte integrante del progetto. Lavorare in team è un punto di forza.

After this answer, I would like to ask you about the relationship you have with the structural section.

From the beginning of the project we involve engineers and we try to go beyond the “classical structure”. For us, the engineers are not enemies, but an integral part of the project. Working in team is our strength.

Adesso una domanda che non farò solo a lei, ma anche ad altri studi di architettura. Perché nelle zone del nord Italia che confinano con Austria e Svizzera ed in particolare nel territorio del  Trentino-Alto Adige, è possibile trovare più facilmente, rispetto al resto del paese, studi di architettura di alta qualità?

Le motivazioni potrebbero essere educazione ed istruzione.
Penso che nelle facoltà di architettura di Vienna o alla ETH di  Zurigo oppure in Germania il livello formativo sia molto più alto rispetto all’Italia. Queste università influiscono sull’architettura del presente. Nella zona ovest dell’Austria oppure ovviamente nella Svizzera possiamo trovare, oltre che agli studi internazionali, delle realtà più piccole ma di notevole qualità. Penso che questo sia in parte conseguenza delle università dove i progettisti hanno studiato. 
Le università italiane dovrebbero essere più internazionali. Mi viene in mente il Politecnico di Milano o La Sapienza di Roma come uniche università in cui si respirano influenze più internazionali. Le altre si concentrano troppo sul passato e poco sul futuro, sono troppo legate all’arte e alla storia. 
Nelle università dovrebbero tornare ad insegnare gli architetti che fanno l’architettura. Ad esempio, negli anni ‘70 e ‘80 tutto il mondo dell’architettura era a Londra e dalla AA School sono usciti architetti molto importanti. 

Now, a question that I will ask also to some other studios. Why do you think in the Northern part of Italy, at the borders with Austria and Switzerland, as in the region of Trentino Alto Adige, it is easier to find high-quality architecture studios than in the rest of the country?

Upbringing and education might be the motives.
I think that in the faculties of architecture in Vienna or the ETH in Zurich or in Germany the educational level is much higher than in Italy. These universities affect the architecture of the present. In the west part of Austria or in Switzerland, together with international studies, we can find also small but high-quality institutions. I think this is in part a consequence of the universities where the designers studied.
Italian universities should be more international. Only few universities in Italy can be considered international, I am referring to the “Polytechnic of Milan” or “La Sapienza” in Rome. The others are focusing too much on the past and just a little on the future, they are too close to art and history. Real architects who make real architecture should go back to universities and teach. For example, in the ’70s and’ 80s the center of the architectural world was in London and very important architects studied at the AA School.

Nel progetto Looping Towers questa grande costruzione non ospita solo abitazioni ma tanti servizi, come campi verdi ed una pista da corsa. Il palazzo diventa una piccola città verticale e possiede degli spazi di aggregazione sociale. Questi concetti erano già cari a Le Corbusier.
Può essere una giusta interpretazione?

No. Secondo me Le Corbusier voleva dividere residenze e lavoro. Invece questo ospita destinazioni d’uso molto diverse, è uno spazio “multiuso”.
Looping Towers per noi è un progetto importante perché verrà costruito in una zona quasi abbandonata, una zona industriale in cui ci sono soltanto alcuni uffici e qualche casa. Il fatto interessante è che il progetto crea un nuovo motore per tutta la zona che lo circonda, un po’ come è successo a Milano per Fondazione Prada, nata in una zona che adesso ha un valore diverso rispetto al passato, grazie all’impronta che ha dato questo edificio di qualità. Nel nostro progetto non dobbiamo vedere solo l’edificio, l’idea base parte da considerazioni più ampie perché lo scopo è quello di rivitalizzare tutta la zona. Importante diventa creare una connessione con gli edifici e servizi già esistenti.
Il tutto si amplia anche con lo scopo di utilizzare sempre meno macchine, come avviene per gran parte del nord Europa, dove utilizzano per lo più treni e biciclette.

Looping Towers project, a big complex that hosts not only residential apartments, but also many public facilities such as courts and a running track. The building becomes a small vertical city and it has communal areas. These ideas are close to those of Le Corbusier.
Could it be a right interpretation? 

No, I think that Le Corbusier wanted to divide the living space from the working one, while this project combines the two spaces. It is an all-purpose space. Looping Towers project is very important for us since it is going to be built in an almost abandoned area, where only few offices and houses are. Fun fact, this project is going to be a driving force for the surrounding area, as it has already happened in Milan with the Fondazione Prada building. The area around Fondazione Prada has now a different value than the past. In our project we do not see only the single building, but the area all around. We need to create a connection between our project and the existing buildings or commercial services.
There is also another purpose behind this choice: the replacement of cars with trains and bicycles, as it is already in use in Northern Europe.

Le viene in mente qualche grande mutazione che le nuove tecnologie hanno portato nel vivere gli spazi architettonici? E se sì, il modo in cui viene affrontato attualmente le sembra sufficiente?

A seguito dell’introduzione delle nuove tecnologie la prima cosa che mi viene in mente, quando si parla di grande mutazione architettonica, è l’utilizzo dei nuovi materiali. Nuovi materiali non solo a livello statico ma anche di sostenibilità. Facendo un po’ una battuta, possiamo dire di essere nell’era dell’IPhone, ma le città per molti punti di vista sono ancora banali. Gli appartamenti esteticamente non cambieranno molto, ma le tecnologie renderanno le abitazioni più confortevoli e semplificheranno la vita.
Basta pensare alla tecnologia in 3D che consente la stampa diretta di materiali e strutture.Per fare un esempio, ci sono sempre più case che sono completamente stampate ed in nuovi materiali. Questi consentono un risparmio di forze e tempi.
Le città saranno città più intelligenti rispetto a quelle attuali in cui viviamo. 

Can you think of one big change that new technologies brought to architectural spaces? If yes, do you think they are dealing properly with it? 

After the introduction of new technologies, the first thing that comes to my mind when talking about great architectural change is the use of new and sustainable materials. Making a joke, we can say that we are in the iPhone’s age, but cities are still trivial on so many levels. Apartments won’t change much aesthetically, but technologies will make them more and more comfortable and will simplify our lives. Just think of the 3D technology that allows direct printing of materials and structures. To give an example, there are more and more houses that are completely printed or built with new materials. These allow a saving of forces and time.
Cities will be smarter than the current ones we live in.