Intervista a Stefano Testa fondatore di LEAPfactory

 

By Andrea Carloni & Carlotta Ferrati

Aprile 2019

Stefano Testa è un architetto italiano. Ha insegnato alla Facoltà di Architettura del Politecnico di Milano e alla Nuova Accademia di Belle Arti. Insieme all’architetto Luca Gentilcore ha fondato LEAPfactory, un’azienda che propone un modo nuovo di costruire.

Stefano Testa

Come nasce LEAPfactory ?

LEAPfactory è un’azienda che produce manufatti, voglio iniziare specificando questo. Leap nasce nel mondo del progetto, del design e dell’architettura; tutto è iniziato quando un gruppo di persone ha avuto l’opportunità di costruire il Bivacco Gervasutti sul Monte Bianco. Affrontare questa sfida è stata la nostra palestra. Da questa esperienza è nata Leap Factory Srl, un’azienda specializzata nelle costruzioni per il turismo sostenibile in ambienti naturali.

Gervasutti bivouac - Courmayeur / Italia / 2012 - LEAPfactory

Poi cosa è successo?

Pochi mesi dopo la realizzazione del Bivacco Gervasutti abbiamo ricevuto l’incarico per costruire un intervento simile, ma di dimensioni molto più grandi: LEAPrus 3912, un eco-hotel collocato sul Monte Elbrus, nel Caucaso a 3912 m sul livello del mare. Questa stazione alpina ha 40 posti letto ed un ristorante con cucina; a differenza del Gervasutti che è completamente incustodito, qui ci sono persone che si occupano della gestione. Il sistema impiantistico è molto complesso, completamente off-grid e con temperature in inverno fino a -40 gradi.
Per gestire gli impianti ci sono tre PLC che analizzano costantemente i dati ambientali, le necessità funzionali e le fonti di energia disponibili.

LeapNest and LeapHut - Mount Elbrus, Caucasus Mountains, Southern Russia - 2013 LEAPfactory

Immagino che il passo successivo sia stato Leaphome.

Esatto. Dopo la realizzazione di diverse costruzioni in alta quota abbiamo capito che potevamo applicare la stessa filosofia per costruire edilizia idonea ad usi e luoghi più comuni.

Leaphome - Courmayeur / Italia / 2015 LEAPfactory

Cosa viene chiesto oggi all’edilizia innovativa?

Autonomia energetica, non produrre rifiuti, soddisfare il comfort e la qualità abitativa richiesti oggi.

Secondo lei quanto tempo impiegherà il mercato ad accettare questo nuovo modo di costruire?

In passato ci sono stati diversi progettisti o imprenditori che hanno tentato un approccio simile di industrializzazione del processo di costruzione; ma non sono riusciti ad ottenere buoni risultati. Oggi però qualcosa è cambiato: agli edifici è richiesto sia dal mercato che dalle norme di legge di raggiungere elevate prestazioni. Prestazioni che riguardano la resistenza strutturale, l’isolamento termico e acustico, gli impianti tecnologici. L’edilizia tradizionale fa molta fatica a soddisfare tutti questi requisiti mantenendo costi accettabili. Sia economici che di peso sull’ambiente. I sistemi di costruzione tradizionali pur impiegando materiali di ottima qualità impiegano installatori che adattano e assemblano tutte le parti in cantiere. Questo limita la possibilità di raggiungere un livello qualitativo omogeneo ed ogni nuova costruzione è come se fosse un prototipo più che un oggetto frutto di esperienze consolidate e testate.

Nel mondo di Leapfactory l’architetto che progetta un’abitazione è ancora necessario?

La mia più grande ambizione è quella di riuscire a convincere i nostri colleghi progettisti che quello che propone Leap Factory sono semplicemente nuovi mattoni, adatti al futuro. Ovviamente ogni tecnologia pone vincoli ed anche la nostra ne ha. Il progettista deve capire bene la tecnologia specifica e sfruttarne al meglio i limiti e i gradi di libertà. Leap Home è un nuovo metodo di costruzione e vuole offrire un’alternativa ai progettisti che guardano al futuro con un’attenzione particolare al rispetto dell’ambiente. Leap factory propone un processo innovativo per cui farsi casa potrà diventare semplice ed efficace come comprare un automobile.

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