Gabriele Salvatori: direttore creativo di Salvatori Marmi

By Andrea Carloni e Carlotta Ferrati

Ottobre 2019

Gabriele Salvatori è il direttore creativo dell’azienda di famiglia fondata da suo nonno alla fine della Seconda Guerra Mondiale. Per tutta la seconda metà del secolo scorso Salvatori Marmi ha continuato a crescere diventando un punto di riferimento per molti designer e committenti che volevano impiegare la pietra naturale nei loro progetti. Innumerevoli sono le sue collaborazioni con i nomi dello star system come Kengo Kuma, Daniel Libeskind, Louis Vuitton, Salvatore Ferragamo, solo per citarne alcuni.

Con l’arrivo di Gabriele, le prospettive dell’azienda si sono ampliate e Salvatori Marmi è diventato un brand di design dai molteplici materiali che propone una sua visione dell’abitare. È da qui che nascono le collaborazioni con John Pawson, Piero Lissoni, Michael Anastassiades e la ricerca di nuovi designer come Elisa Ossino, tutti guidati da quel filo rosso che è il pensiero di Gabriele Salvatori.

Gabriele Salvatori – Photo: Veronica Gaido

Come nasce Salvatori?

Questa, come tante realtà italiane, nasce durante il dopoguerra. È stata fondata da mio nonno insieme ad un socio e dopo pochi anni, appena finite le scuole, è arrivato anche mio padre, in qualità di amministratore. L’azienda era veramente piccola; in tutto erano circa 5/6 persone e riuscire a far tornare i conti era molto difficile, tanto che durante un periodo di crisi del settore mio padre decise di rilevare insieme a mia madre l’azienda perché il suo socio aveva deciso di uscire dall’attività. Passo dopo passo i debiti accumulati nel tempo furono saldati e la società iniziò a crescere. L’attività anche se molto piccola cresceva progressivamente e mio padre era fermamente convinto che in tutto quello che facevamo doveva esserci una spinta verso la ricerca e l’innovazione.

Salvatori Marmi

Può farci qualche esempio?

Alcune delle prime innovazioni furono varie modifiche alle macchine per tagliare le pietre e questo ci permise di dimezzare i tempi di produzione. Un’altra invenzione fu lo “spaccatello”, in pratica con una specie di ghigliottina era possibile colpire il blocco in modo tale che cedessero le venature più deboli per ottenere così delle lastre con una finitura a spacco a vista. Nei primi anni non vendettero nemmeno un pezzo, ma ad un certo punto il tutto esplose ed all’improvviso si trovarono ad avere quasi 100 dipendenti che giorno e notte lavoravano sulle commesse che arrivavano continuamente da varie parti del mondo. Mio padre non si preoccupava solo di creare nuovi prodotti, ma anche del montaggio e fu così che ispirandosi alla tecnica del mosaico bizantino mise a punto un sistema per vendere le piccole tessere marmoree non sfuse, ma applicate su fogli reticolari per velocizzare la loro applicazione da parte degli installatori. Quando ero ancora adolescente e dopo scuola venivo in azienda, vedevo spesso mio padre che parlava con alcuni collaboratori delle nuove tecniche. In quel periodo prendendo spunto dalle linee ceramiche, che avevano dei volumi di produzione altissimi rispetto ai nostri, mettemmo a punto delle macchine che ci permettevano di realizzare delle mattonelle in pietra naturale 10×10 cm bisellate con spessore di soli 7 mm.

Salvatori Marmi

Per fare questo tipo di produzioni immagino abbiate bisogno di macchinari particolari…

In realtà, dato che abbiamo sempre fatto molta sperimentazione e spesso dovevamo adattare le macchine alle nostre esigenze, ci siamo dotati da diversi anni di un’officina meccanica interna. Ricordo che alla fine degli anni ’80 volevamo emulare il processo naturale dell’erosione della pietra. I primi esperimenti li facemmo usando una betoniera da cemento con all’interno mattonelline in marmo ed acqua. In breve tempo la pietra iniziava ad arrotondarsi e sembrava antica come quella che vediamo nelle chiese. Da questi primi esperimenti abbiamo realizzato macchine specifiche per tale lavorazione.

Salvatori Marmi

Con il suo ingresso in azienda cosa è successo?

Il mio ingresso in azienda è stato da operaio quando ancora andavo a scuola. Una volta terminati gli studi mi sono dedicato con tutto me stesso a questa attività ed uno dei primi passi è stato quello di aprire un nostro showroom a Zurigo. Nel 2006 aprimmo un altro showroom a Milano e quello fu l’inizio di un’altra vita dell’azienda.

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In che senso “un’altra vita dell’azienda”?

A Milano è dove conoscemmo Piero Lissoni e John Pawson con cui iniziammo una collaborazione al fine di sviluppare dei progetti insieme. Questa era la prima volta che Salvatori usava delle figure esterne per sviluppare qualcosa di nuovo. Devo fare una premessa, il nostro è un materiale pregiato ed uno dei principali problemi è sempre stata la grande quantità di materiale di risulta che non potevamo utilizzare, nel 2009 riflettendo molto su questo tema abbiamo iniziato una serie di esperimenti ed alla fine siamo riusciti a creare delle lastre di marmo molto grandi semplicemente utilizzando il materiale di scarto. Vista la grande forza innovativa di quello che avevamo ottenuto, chiesi ad alcuni architetti di progettare utilizzando questo materiale ed è da qui che iniziò la nostra collaborazione con John Pawson che realizzò House of Stone per la mostra Think Tank organizzata da Interni.

Salvatori Marmi – Designer: John Pawson

Salvatori, negli anni, ha coinvolto molti designer di fama mondiale. Di solito nello sviluppo del prodotto come vi rapportate con i progettisti?

Sì è vero, negli anni abbiamo avuto modo di collaborare con molti progettisti importanti e questo ci ha permesso di indagare su vari temi. Vorrei sottolineare che scegliamo i progettisti non in base alla loro celebrità, ma a come questi vedono il mondo che li circonda e a che cosa pensano. Quello che a noi piace è un’eleganza non gridata, semplice ed onesta. Al progettista diamo un brief molto accurato con delle linee guida chiare. Ad esempio è vincolante usare materiali naturali e rispettosi del pianeta. Durante lo sviluppo di un nuovo progetto la mia presenza è costante e cerco di dare un contributo al progettista nell’indicare la fattibilità delle sue idee e indirizzarlo su come ottenere quello che desidera.

Salvatori Marmi

Potremmo quasi definirli dei progetti a quattro mani?

I nostri progetti utilizzano lavorazioni artigianali molto specifiche e senza il nostro assiduo contributo è impossibile arrivare in fondo. Quindi effettivamente la mia consulenza ha un ruolo importante nello sviluppo del progetto.

Salvatori Marmi

Salvatori negli anni è diventata un’industria, quanto è ancora importante l’aspetto artigianale?

È fondamentale. A tutti i nuovi dipendenti ricordo che l’anima di Salvatori è quella di un’azienda artigianale a conduzione familiare. Questo, tra le tante cose, vuol dire che ci confrontiamo sui temi in maniera aperta e che le nostre lavorazioni sono di altissima precisione perchè fatte con maestria artigianale. Noi non siamo l’azienda giusta per un cliente che deve fare solo quantità.

Salvatori Marmi

Parlare di Salvatori vuol dire parlare di lavorazione del marmo. Quanto è importante per la vostra identità aziendale che i prodotti Salvatori siano associati a questo materiale?

Negli anni siamo diventati bravi a lavorare anche altri materiali come il legno, i tessuti e i metalli per arrivare fino alle luci ed alle essenze olfattive da abbinare ai nostri prodotti. Dire oggi che Salvatori è un attività che fa lavorazioni di pietra naturale sarebbe limitativo, credo sia più giusto dire che Salvatori è un’azienda di design.

Salvatori Marmi

Oltre che produrre una propria linea lavorate con molti brand internazionali. Ce ne può parlare?

Salvatori è nata come azienda che realizza prodotti su commissione progettati da altri, negli anni, ed in particolare con il mio arrivo Salvatori, sta diventando un brand che ha vari punti vendita e showroom nel mondo.

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Siete molto attenti alla comunicazione dei vostri contenuti e usate in maniera professionali i media contemporanei. Ce ne può parlare?

Potrei dire che siamo quasi ossessivi su tutto ciò che esce fuori dalla nostra azienda. Per farle un esempio io personalmente faccio riunioni con i fotografi addetti allo shooting per decidere insieme l’angolo di rifrazione della luce. Riguardo il marketing abbiamo attualmente sette unità, ognuna specializzata in un settore. Per fare lo shooting allestiamo un vero e proprio set cinematografico che deve rispettare perfettamente, non solo la collocazione degli oggetti rispetto al progetto su cui è nato, ma anche la posizione e morbidezza delle ombre.

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