Emiliano Ponzi: l’uomo del presente narrato attraverso le illustrazioni

 

By Nico Fedi & Paolo Oliveri

Maggio 2019

Emiliano Ponzi è un grande illustratore italiano. Dai suoi disegni possiamo avere una visione sintetica e profonda sull’uomo di oggi. Le sue opere hanno conquistato le copertine di testate come il The New York Times, Le Monde e The Economist. La monografia The great New York subway map è stata pubblicata dal MOMA di New York. Ha vinto numerosi premi tra i quali l’International Design Award.

Nel tuo lavoro colpiscono molto il carattere metafisico e solitario dei soggetti delle illustrazioni. Ci vuoi dire da cosa derivano questi aspetti?

Ogni disegnatore ha il proprio tono di voce, il suo vocabolario con il quale si esprime e che sta sopra a tutto. A me piace molto restituire un aspetto di verosimiglianza, ossia né una forma astratta dove le cose non sono più riconoscibili né una mimesi totale della realtà. Grazie a questo aspetto metafisico riesco ad immaginarmi una cosa che è credibile ma non è vera; in questo senso mi affascina molto la linea di confine fra questi due aspetti. Tu hai citato la solitudine, ma forse è più una visione di “uomo al centro”, dove c’è sempre uno o più soggetti per catalizzare meglio l’attenzione, ai quali succede qualcosa di immaginario.

NY times book review cover – Emiliano Ponzi – dec 2017

Anche l’ironia è un tema al quale ricorri spesso per esprimerti. Pensi che nel periodo storico che stiamo vivendo approcciarsi a temi molto delicati tramite l’ironia possa essere un modo per sdrammatizzare paure e insicurezze?

Sicuramente si, anche se forse quella più esplicita riguarda più il mondo delle vignette da magazine, come possiamo trovare per esempio sull’Espresso o sul New Yorker. Nel campo dell’illustrazione, io ho uno stile un po’ ironico ma mai caratterizzato con un colore politico, perché la mia volontà è quella di comunicare in maniera più universale, piuttosto che andare a raccontare ciò che avviene quotidianamente. Ma l’ironia sicuramente è utile: ci sono diversi esempi anche piuttosto forti, soprattutto negli Stati Uniti, da quando Trump è al potere. Come spesso accade quando c’è una situazione lievemente autoritaria, l’arte è quella forma di espressione che produce di più, a dispetto di una società dove sembra tutto rose e fiori. L’ironia la trovo molto più efficace vista da lontano; quella su Trump negli USA la trovo molto più incisiva di quella fatta in Italia, perché essendo più distante riesco a riderci un po’ sopra, mentre fatico ad immaginare l’ironia nel nostro Paese, in riferimento alla situazione attuale.

D di La Repubblica  cover – Emiliano Ponzi – oct 2018

L’illustrazione, come l’architettura, nasce perché ha dietro una committenza. Quali sono le principali differenze, a tuo dire, fra i committenti italiani, come ad esempio Feltrinelli o Internazionale, e quelli stranieri come New York Times, Le Monde ecc.?

Fino a circa quindici anni fa, quando ho iniziato questa professione, le differenze erano molto evidenti in termini di approccio, tra il mercato statunitense e il resto del mondo, compresa anche l’Europa e quindi l’Italia. Negli USA vi erano già diverse scuole di formazione legate al mondo del graphic design, e quindi c’era già una storia, mentre da noi stava iniziando a nascere. Il divario era legato all’educazione all’immagine, e questo lo si percepiva soprattutto nella differenza tra le richieste fatte dal mercato USA rispetto a quello europeo. Oggi, con il mondo sempre più piccolo e connesso, molte differenze sono calate, anzi c’è una sorta di somiglianza. I pregi e i difetti adesso sono molto più visibili sulla singola persona, che non sul piano geografico.

AD Bacon Final – Emiliano Ponzi

Appena ricevuta una commessa, come ti approcci al lavoro? Come si svolge la tua ricerca e la successiva applicazione pratica?

Con i clienti che conosco già, entrambi sappiamo bene cosa posso dare e cosa chiedermi, evitando richieste che non posso soddisfare. Nell’ipotesi di un nuovo cliente e di conseguenza un nuovo lavoro, la prima cosa che faccio, ancor prima di mettere la matita sul foglio, è cercare di capire cosa si aspetta quella persona da me, capire se ha delle idee e fargliele esprimere, senza mai farsi dire cosa disegnare, ma bensì cosa vuole comunicare. Il modo con cui veicolare il messaggio è compito mio, dell’illustratore; altrimenti, rischia tutto di diventare troppo arte applicata. Certo, questo lavoro è arte applicata, ma nelle mie illustrazioni c’è tanto della mia personalità e del mio stile. Capire cosa vuole il cliente è la prima cosa, cercare di far convergere le visioni su quell’argomento è la seconda, dopo inizia il lavoro di studio, ci si documenta su ciò che non si conosce, per riuscire anche a riportare determinate atmosfere all’interno del lavoro. Faccio una ricerca molto iconografica, costruendomi una sorta di moodboard, cercando di capire i colori e le forme che ci sono e che mi interesserà utilizzare; in seguito mi approccio al testo per trovare alcuni slogan o parole chiave, in modo da riuscire a sintetizzare tre o quattro concetti base e su quelli costruire dei primi schizzi.

Charles Bukowski, Il grande – Universale Economica Feltrinelli – Emiliano Ponzi

Inizi il tuo lavoro con carta e matita, ovvero utilizzando strumenti classici, e successivamente trasferisci tutto sul supporto digitale, oppure direttamente con quest’ultimo?

Dipende molto; a mano libera, solitamente, non vado oltre uno schizzo di base a matita, che mi serve principalmente per fissare le idee, e non per definire gli elementi dell’illustrazione. In digitale disegno tutto in maniera più precisa, con le giuste proporzioni e dimensioni.

Robinson – La Repubblica – Emiliano Ponzi – oct 2018

Quando crei un’ambientazione, quanto sei influenzato dall’architettura e dal design che andrai a comporre? Hai dei riferimenti particolari?

Sicuramente c’è sempre un dato di referenza per l’architettura. Mi sono documentato molto, ad esempio su Antonio Sant’Elia fino ad arrivare all’architettura giapponese, o quella bellissima dei maestri svizzeri; ho dei libri che periodicamente vado a consultare in base alla circostanza. Per me i riferimenti in architettura diventano fondamentali quando mi devo approcciare agli interni; un ambiente interno, ben calibrato e progettato, ti fa evadere dalla banalità delle quattro mura. In particolare, sono molto affascinato dagli schizzi di Sottsass, dove ritrovo pavimenti, muri e colonne colorati con textures molto particolari; pochi dettagli, ma disegnati da un architetto e guardati da me con grande interesse e voracità, sicuramente arricchiscono moltissimo l’illustrazione.

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