Bivacco Gervasutti: come costruire in luoghi estremi.

ANNO:

2011

Il bivacco Gervasutti è un piccolo rifugio costruito in fabbrica e poi trasportato in elicottero in val Ferret, sul massiccio del Monte Bianco, a 2835 m di altezza sul livello del mare.

Stefano Testa fondatore insieme a Luca Gentilcore di LEAPfactory ci racconta la realizzazione del Bivacco Gervasutti

Si trattava di realizzare un edificio in un posto bellissimo dove la natura è l’elemento preponderante del paesaggio, ma anche il motivo di grande difficoltà tecnica. Utilizzando le tecniche classiche di costruzione sarebbe stato impossibile realizzare un edificio lassù. Questo non solo per la sua collocazione che è praticamente inaccessibile ma anche per le performance richieste a quell’altitudine e in quella particolare situazione geomorfologica. In più dovevamo confrontarci con una tradizione ferma agli anni ‘60 per questa tipologia di edifici.

Il primo problema che avevamo era il peso. Avevamo deciso che la costruzione doveva avvenire in fabbrica, a valle, e poi doveva essere trasportata, con un elicottero di piccole dimensioni, sulla montagna.
In termini di dimensioni l’edificio offre 30 mq di spazio abitabile e comprende uno spazio giorno con cucina e uno spazio notte che può ospitare 12 persone, più 2 d’emergenza. Il bivacco è completamente autosufficiente dal punto di vista energetico. Il sistema fotovoltaico è in grado di alimentare l’illuminazione, le piastre di cottura, i ricambi di aria meccanizzata ed un PC collegato ad internet. Parlando di impatto ambientale l’edificio è stato montato in soli 2 giorni ed è ancorato alla montagna tramite 6 chiodi. Se un giorno dovesse essere rimosso rivedremo lo sperone roccioso così come lo abbiamo trovato.
Spesso ci piace usare l’espressione “abitare la Natura in punta di piedi”.

Per costruirlo abbiamo attinto a materiali diversi rispetto a quelli presenti nelle filiere dell’edilizia. Il guscio ha sia una funzione strutturale che di protezione termica ed è realizzato in composito di vetroresina. La stratigrafia è assimilabile a quella dello scafo di una barca di Coppa America. Tutta la parete compreso il rivestimento decorativo ha uno spessore di 6 cm. Grazie all’impiego di un isolamento termoriflettente, l’edificio ha un ottimo comfort abitativo, anche se privo di riscaldamento.
Questa tecnologia di derivazione aerospaziale riflette le radiazioni infrarosse, quindi
anche il solo calore del corpo dei fruitori viene sfruttato come sorgente termica.