THE TREE

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Orizzontale: Do it yourself architecture for common spaces

Gennaio 2020

NAME:

Orizzontale

WORDS:

Andrea Carloni e Carlotta Ferrati

LINKS:

Orizzontale

orizzontale è un collettivo, uno studio e un laboratorio

L’esperienza della costruzione condivisa assume carattere formativo

Crediamo invece che le città debbano essere sistemi aperti, porosi e inclusivi

Le “macchine urbane” sono dispositivi effimeri attraverso cui abitiamo lo spazio pubblico.

Orizzontale è un collettivo di architetti di Roma le cui dinamiche lavorative e progetti si distaccano fortemente dai classici studi di architettura. Ogni lavoro di Orizzontale nasce dalla riflessione su alcune tematiche contemporanee e utilizza l’architettura come mezzo per proporvi delle soluzioni o sensibilizzare l’opinione pubblica.
Alcuni dei temi cari a Orizzontale sono collettività, sostenibilità, aggregazione urbana e città. Per proporre idee alternative su questi soggetti servivono processi alternativi capaci di supportarle. Partendo da questi presupposti possiamo capire perché le architetture di Orizzontale sono realizzate in spazi pubblici, vengono fisicamente realizzate dai suoi componenti insieme alle persone del luogo ed ultima cosa hanno una vita breve perché più che architetture sono “macchine urbane”.

Orizzontale è composto da: Jacopo Ammendola, Juan Lopez Cano, Giuseppe Grant, Margherita Manfra, Nasrin Mohiti Asli, Roberto Pantaleoni, Stefano Ragazzo – PH: Musacchio & Ianniello

La configurazione di Orizzontale cosa ha di diverso rispetto ad un normale studio di architettura?

Orizzontale nasce da un’idea di quando eravamo ancora all’università: di ritorno da periodi di studio all’estero, abbiamo sentito il bisogno di mettere in pratica quanto appreso ed esplorare nuovi modi di fare architettura. Da questa volontà sono nati i nostri primi progetti, intorno a cui si è progressivamente consolidato il gruppo attuale. L’idea di un approccio processuale, ibrido e sperimentale ha caratterizzato ogni aspetto del nostro modo di lavorare: orizzontale è un collettivo, uno studio e un laboratorio ed è difficile anche per noi vedere i limiti tra le diverse identità. E un po’ ci piace questa instabilità, che ci permette di spaziare e di continuare ad esplorare ambiti diversi ma che sentiamo fortemente interconnessi.
Nella pratica, la struttura del gruppo funziona in maniera fortemente orizzontale, con un avvicendamento dei ruoli nei progetti e dei compiti distribuiti per quanto riguarda la gestione interna dello studio. Anche la costruzione è un’attività che ha decisamente caratterizzato il nostro modo di fare architettura e la nostra configurazione: nella fase realizzativa ci piace essere in formazione completa e il gruppo si allarga durante i laboratori di costruzione condivisa a comprendere collaboratori, studenti e cittadini.

ORIZZONTALE – Space Cabins, Osthang project – 2014 Mathildenhöhe, Darmstadt, Germania PH: Kristof Lemp

Potete spiegarmi la vostra idea di utilizzare l’approccio laboratoriale come strategia progettuale? 

Usiamo lo strumento del laboratorio per creare processi aperti, in grado di stimolare e accogliere nuovi apporti in tutte le fasi di costruzione del progetto. Coinvolgendo le persone nei laboratori intendiamo restituire un senso concreto al processo partecipativo rendendo i cittadini parte attiva nella costruzione del loro habitat. L’esperienza della costruzione condivisa assume carattere formativo e getta le basi per la creazione di rapporti di prossimità, instaurando allo stesso tempo legami duraturi tra abitanti e ambiente costruito.

ORIZZONTALE – Space Cabins, Osthang project – 2014 Mathildenhöhe, Darmstadt, Germania PH: Kristof Lemp

Lavorare sullo spazio pubblico può essere di aiuto per colmare le grandi differenze culturali, sociali e di status economico sempre più evidenti tra le persone che vivono la città? 

Lo spazio pubblico è la dimensione nella quale viviamo quotidianamente come abitanti, e dove abbiamo deciso di agire professionalmente come architetti. Se l’architettura costruisce habitat, non c’è terreno più rappresentativo dello spazio pubblico: è come una cartina al tornasole rispetto ai contesti di cui fa parte.
Lo spazio pubblico è oggi al centro del dibattito sullo sviluppo delle città (non era affatto così 10 anni fa), ma i risultati sono in molti casi diversi da quelli auspicati. Ciò che stiamo perdendo è il significato stesso di questi luoghi come spazi di dialogo, crescita, scambio e confronto. Da un lato gli investimenti privati producono spazi di qualità, ma intrinsecamente orientati al controllo e al profitto; dall’altro gli strumenti con cui si interviene sono spesso inefficaci, non tempestivi, incompleti; o ancora, come mette in luce una recente pubblicazione di Interboro Partners, vengono usate strategie di trasformazione dello spazio che si rivelano “armi” di esclusione e segregazione.

Crediamo invece che le città debbano essere sistemi aperti, porosi e inclusivi e che lo spazio pubblico sia il luogo elettivo in cui queste caratteristiche debbano inverarsi. Il progetto deve stimolare processi di appropriazione dei luoghi da parte di chi li abita, e facilitare la creazione di nuovi modelli di convivenza. Solo in questo modo lo spazio pubblico potrà essere un luogo di crescita e un terreno di sperimentazione di paradigmi spaziali che preludano a nuove forme di urbanità.

ORIZZONTALE – 8 ½, Yap MAXXI 2014 – Museo MAXXI, Roma, Italia 2014 PH: Alessandro Imbriaco

Cosa sono quelle che chiamate le “macchine urbane”? 

Le “macchine urbane” sono dispositivi effimeri attraverso cui abitiamo lo spazio pubblico. Il termine, volutamente meccanicistico, potrebbe essere interpretato come un rimando ad un’architettura utopica o, cosa ancora più distante, letto in un’ottica funzionalista. Sono invece “macchine” in quanto reagiscono al movimento di chi le abita e sono suscettibili di cambiamenti in accordo a sollecitazioni esterne. Come le scenografie teatrali, sono infrastrutture leggere, modulari e modificabili, che permettono di “mettere in scena” inediti comportamenti e relazioni negli spazi della città.

ORIZZONTALE – Casa do Quarteirão Walk&Talk 2016 – O Quarteirão, Ponta Delgada, São Miguel, Portogallo PH: Sarah Pinheiro

Un concetto che vi è caro è anche l’idea di un’architettura temporanea ed effimera. Perché? 

L’architettura temporanea o – per citare Renato Nicolini, che a Roma inaugurò una sorprendente stagione dell’effimero – “il meraviglioso urbano”, è uno strumento potente di creazione di nuovi immaginari. Attraverso interventi a tempo determinato è possibile recuperare abitudini dimenticate e stimolare la creazione di nuove ritualità, dando luogo a situazioni inattese e sprigionando potenzialità latenti. Al di là della loro permanenza, gli interventi temporanei lasciano tracce durature: segni e memorie che si sedimentano nei territori e che permettono di prefigurare possibili scenari futuri. In questo senso l’architettura temporanea è strumento efficace, all’interno di processi di lungo periodo, per dare senso ai momenti di attesa e per testare, in maniera audace e reversibile, nuove forme di uso dello spazio.

ORIZZONTALE – Urbanauts’ Units 2017 Makers-in-residence program – Berlijnplein, Leidsche Rijn, Utrecht, Olanda PH: Juri Hiensch

Cosa sono quelli che chiamate “rifiuti urbani”? 

Rifiuto è tutto ciò che viene scartato. Sono i materiali e i prodotti che la città quotidianamente espelle, ma anche i luoghi dismessi, i vuoti urbani, le abitudini e le relazioni dimenticate all’interno di contesti in perenne trasformazione. Tutto ciò rappresenta, se si rovescia la visione, un’enorme potenzialità: mettendo in sinergia tali scarti è possibile riattivare ciò che ha smesso di servire, dandogli nuova vita e reinventandone completamente usi e significati.

ORIZZONTALE -„Simul et Singulis – Be together and be oneself“ – Cityleaks Festival 2019 – Hüttenstraße, 50823 Cologne (opposite house no. 3) – Cologne, Germany PH: Robert Winter

Oggi a livello planetario stiamo assistendo alla crescita di sempre più grandi e numerose megalopoli all’interno delle quali vi sono numerose aree stravolte dalla gentrificazione. Avete delle idee da suggerire alla politica? Ricchi e poveri saranno destinati ad essere sempre più distanti?

La gentrificazione è uno dei grandi paradossi della contemporaneità. Sembra che non sia possibile immaginare processi di rigenerazione di quartieri popolari e sobborghi senza cadere nell’inevitabile “imborghesimento” (gentry in inglese vuol dire proprio borghesia) di questi contesti.

Non è in realtà un processo nuovo nei contesti urbani, ma la rapidità delle trasformazioni nelle città globali lo sta facendo assomigliare sempre di più ad una progressiva espulsione delle classi meno abbienti dai quartieri che una volta erano popolari ed oggi sono al centro di grandi investimenti. Anche la classe creativa, in cui Richard Florida aveva creduto di vedere un motore positivo di rigenerazione, ha subito le stesse conseguenze, venendo rigettata per ragioni economiche da quei quartieri che ha contribuito a trasformare.

Esiste quindi un modo alternativo attraverso cui è possibile trasformare le città lasciando il sistema in equilibrio? Crediamo di si, ma perché questo accada è imprescindibile l’intervento pubblico per garantire mixité sociale attraverso il controllo del mercato immobiliare. E ci sono casi virtuosi (per fare un esempio, l’IBA di Amburgo), dove la trasformazione parte da un’iniziativa pubblica e i cittadini sono protagonisti dei nuovi investimenti. Non abbiamo che da imparare!

ORIZZONTALE – Space Cabins, Osthang project – 2014 Mathildenhöhe, Darmstadt, Germania PH: Kristof Lemp

Perché avete deciso di fare gli architetti? Vi faccio questa domanda perché vedendo il lavoro svolto da Orizzontale si capisce che il vostro bisogno primario non è quello di usare l’architettura per modellare gli spazi ma forse per qualcosa di ben più profondo ciò modellare la società. Potrebbe essere una giusta interpretazione? 

L’architettura è inevitabilmente connessa agli aspetti “umani” dell’abitare e lo spazio pubblico è diretta espressione della società. Non si può intervenire su uno di questi temi prescindendo dall’altro.

Ciò che ci muove non è un assunto ideologico, bensì la nostra aspirazione come architetti. Vogliamo esplorare i limiti della disciplina, sperimentare le possibili contaminazioni e mettere insieme punti di vista diversi per rispondere alla complessità degli spazi pubblici contemporanei. Il ruolo dell’architetto sta cambiando e risulta sempre più necessaria la collaborazione con altre discipline: staremo a vedere quali saranno gli effetti sul lungo periodo.

ORIZZONTALE – Urbanauts’ Units 2017 Makers-in-residence program – Berlijnplein, Leidsche Rijn, Utrecht, Olanda PH: Juri Hiensch

…rendendo i cittadini parte attiva nella costruzione del loro habitat

Lo spazio pubblico è oggi al centro del dibattito sullo sviluppo delle città

il progetto deve stimolare … e facilitare la creazione di nuovi modelli di convivenza.

La gentrificazione è uno dei grandi paradossi della contemporaneità.

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