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Marco Costanzi: progettare per il mondo del lusso

Novembre 2020

NOME:

Marco Costanzi

INTERVISTA by:

Andrea Carloni e Carlotta Ferrati

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Marco Costanzi

Larga parte delle risorse dello studio sono dedicate a seguire aziende che lavorano nella moda.

Sicuramente con l’arrivo dell’e-commerce l’approccio alla vendità è stato completamente stravolto.

I grandi marchi possiedono una grande quantità di dati forniti dal monitoraggio del comportamento dei clienti

ho una grande passione per la nautica ed il poter lavorare per Perini Navi mi rende molto felice.

Lo studio di Marco Costanzi è per molti brand che operano nel mondo del lusso un referente sicuro a cui affidarsi per la progettazione di nuovi spazi dedicati al retail ed alle molte altre attività che spesso vengono richieste.
Come vedremo durante l’intervista dietro al fascino di questi importanti interventi c’è un lavoro di alta professionalità ed il successo dello studio di Marco Costanzi sta nel saper coordinare e trovare il giusto equilibrio tra i tanti fattori che vengono messi in campo per la realizzazione di questi spazi. Infatti se da una parte l’architetto deve assimilare le esigenze ed identità del brand dall’altro deve essere in grado di filtrare ed adattare tutto ciò alla normativa e cultura del luogo dove lo spazio verrà costruito. Fra le tante longeve collaborazioni che possiamo ricordare c’è sicuramente quella con il gruppo Fendi per il quale ha realizzato anche il loro headquarter all’interno del Palazzo della Civiltà Italiana all’Eur. Marco Costanzi è riuscito anche a trasformare la sua passione per la vela ed il mondo della nautica in un’occasione di lavoro, infatti sta progettando insieme a Franco Romani due imbarcazioni per Perini Navi.

Possiamo dire che il suo studio è specializzato nel fornire un servizio di progettazione architettonica per i brand della moda? 

Sì, possiamo dirlo tranquillamente. Larga parte delle risorse dello studio sono dedicate a seguire aziende che lavorano nella moda.

Ho iniziato questo lavoro molto presto e quasi per caso, negli anni ‘90 ai tempi dell’università. Per mantenermi facevo il commesso in un negozio di abbigliamento ed un giorno il proprietario mi chiese se mi sarebbe piaciuto progettare la nuova veste del negozio. Da lì sono partito e non mi sono più fermato.  Sono molto affezionato a quel piccolo negozio e mi rende molto felice sapere che dopo 30 anni è ancora lì come l’ho progettato.

L’e-commerce sta cambiando a livello planetario i meccanismi di vendita al dettaglio. In qualche maniera, questa rivoluzione influisce sul modo di concepire uno spazio fisico destinato alla vendita?

Sicuramente con l’arrivo dell’e-commerce l’approccio alla vendità è stato completamente stravolto. Ha segnato l’inizio di nuove, ma anche la fine, di molte attività commerciali. I multibrand sono quelli che ne hanno risentito di più. 

Il negozio fisico, anche se oggetto di molti cambiamenti, rimane e credo che rimarrà sempre, perché molte persone anche le più giovani sentono il desiderio di frequentare i negozi ed avere un contatto fisico con i prodotti.

A me sembra che i centri commerciali del lusso nelle grandi città stiano evolvendo rapidamente, sto pensando ad esempio a Rinascente a Firenze…

È un luogo che conosciamo bene perché stiamo lavorando su più piani del palazzo. 

Va detto che i monobrand, grazie anche alle loro ingenti risorse economiche, hanno gestito bene l’avvento dell’ e-commerce perché hanno affrontato questa rivoluzione su molteplici livelli. 

Nel caso di Rinascente, come di altre analoghe realtà nel mondo, abbiamo un commerciante multibrand che a sua volta può essere considerato un brand.

La caratteristica di questa tipologia di mall sta nella loro capacità di selezionare brand di alta qualità e di invitarli a realizzare continuamente nuovi allestimenti e negozi pop up al fine di avere una percezione sempre fresca e aggiornata dello spazio complessivo.

Ha dei materiali preferiti?

Va fatta una distinzione tra retail e residenze. 

Negli spazi destinati alla vendita, i materiali che vengono impiegati seguono molto le tendenze della contemporaneità e le esigenze comunicative del brand. 

In entrambe le tipologie di progetto la componente tempo è molto importante. Le prime sono destinate a durare relativamente poco e questo ci permette di utilizzare materiali, tecniche e composizioni più ardite. Nel caso delle abitazioni, destinate a durare molto di più nel tempo, abbiamo esigenze completamente diverse di utilizzo. Questo ci porta a prediligere l’uso di materiali naturali come il legno e la pietra che diventeranno sempre più belli negli anni.

Come funziona solitamente la progettazione di un negozio? Quali sono le fasi più importanti? Durante le fasi progettuali c’è un confronto anche con il direttore del visual merchandising?

Il processo cambia se il committente è un grande brand internazionale oppure un multibrand che possiede alcuni punti vendita. 

Nel primo caso vi sono molte più figure con cui confrontarsi, ma in entrambi i casi il nostro dovere è quello di ascoltare e capire le esigenze della committenza.

Nel caso di brand internazionali che possiedono negozi in luoghi molto diversi del pianeta come vi rapportate con il luogo?

Adesso stiamo facendo un lavoro a Cannes per Dolce e Gabbana ed il progetto è completamente diverso rispetto al negozio che abbiamo fatto a Dubai. I grandi marchi possiedono una grande quantità di dati forniti dal monitoraggio del comportamento dei clienti all’interno dei loro negozi. Queste informazioni influenzano molto l’aspetto progettuale dei negozi futuri. 

La costruzione di un negozio richiede molte risorse ed un marchio prima di realizzarlo vuole sapere perfettamente chi sono le persone che ci accederanno. 

Oltre ai dati di marketing dobbiamo confrontarci con la normativa del luogo che ha sua volta può essere sempre tradotta in dati.

Le aziende di moda ogni anno aggiornano o cambiano le proprie collezioni, credo che questo non possa accadere con l’immagine del negozio. Come si confronta con questo tema?

Anche in questo caso dobbiamo fare una distinzione tra monobrand e multibrand. 

All’interno di spazi grandi molti committenti chiedono di avere a disposizione delle aree da poter modificare spesso tramite l’installazione di spazi pop up o simili. 

Per farle un esempio, nel negozio di Christian Dior sugli Champs-Élysées ogni mese viene realizzato un evento all’interno uno spazio temporaneo finalizzato e costruito appositamente. Spesso sono eventi  in collaborazione con altri marchi o personalità importanti del mondo dell’arte. Grazie all’attività di comunicazione si crea un clima di attesa e il desiderio di partecipare all’inaugurazione di questi spazi temporanei. Il mondo digitale e dei social diventa di supporto e veicola le persone nell’esperienza di fruizione dello spazio reale. La pratica di fare shopping viene fortemente spettacolarizzata e il negozio si trasforma in un teatro.

Potrebbe parlarmi del suo rapporto con Fendi? Lei, oltre che disegnare negozi, ha progettato anche alcune cose per Fendi Casa?

Sì è esatto, ho disegnato una lampada ed una collezione di cucine per Fendi Casa. 

Il mio rapporto con Fendi è iniziato diversi anni fa quando mi chiesero di intervenire sul loro showroom di Milano all’interno della ex Fondazione Pomodoro. Da lì sono nate diverse collaborazioni fino ad arrivare ad un lavoro molto complesso, la realizzazione del loro headquarters all’interno del Palazzo della Civiltà Italiana nel quartiere Eur a Roma. Adesso con loro stiamo seguendo alcuni progetti per la costruzione di alcuni residence che verranno brandizzati Fendi. 

Potrebbe spiegarmi meglio questa ultima tipologia di interventi?

Abbiamo fatto questi interventi a Miami e ne stiamo realizzando altri in Uruguay e Arizona. 

In pratica Fendi seleziona in maniera molto accurata alcuni partner per realizzare importanti progetti residenziali in zone che si distinguono per la loro qualità di vita.

Potrebbe parlarmi del suo rapporto con Sergio Rossi?

Alcuni anni fa conobbi un dirigente di Hogan con il quale nacque un ottimo rapporto di stima reciproca che in seguito è diventato l’amministratore delegato di Sergio Rossi. Appena ha avuto la necessità di un progettista che pensasse la nuova immagine dei loro negozi mi ha contattato. Negli anni abbiamo lavorato su molti fronti per cercare di comunicare la nuova identità del brand il quale era stato lasciato un po’ nel dimenticatoio dalla precedente proprietà.

Lei oltre che progettare molti spazi retail ha iniziato a lavorare con Perini Navi realizzando gli interni di due navi. Come affronta questi progetti?

Premetto che ho una grande passione per la nautica ed il poter lavorare per Perini Navi mi rende molto felice. Credo che per un architetto la nautica sia un soggetto molto interessante perché deve risolvere allo stesso tempo tutto ciò che è estetica e funzione. Tutto ciò che viene disegnato deve essere pensato domandandosi se la sua posizione e forma soddisfano tutte le esigenze richieste. Inoltre dobbiamo sempre tenere presente che siamo all’interno di una costruzione galleggiante in movimento.

Credo che il livello di dettaglio sia molto alto…

Vengo dal mondo del retail e del lusso in cui ogni dettaglio è pensato e costruito alla perfezione. Ma nel mondo della nautica gli obiettivi sono diversi. Per farle un esempio, nel progettare una camera da letto dobbiamo soddisfare altissime esigenze di comfort ed allo stesso tempo tenere presente che siamo all’interno di un’imbarcazione capace di attraversare l’oceano.

Immagino che lei durante la progettazione debba coordinarsi con gli ingegneri nautici…

La prima fase progettuale consiste nel disegnare l’architettura navale e le forme dello scafo, più comunemente chiamate “linee d’acqua”.

La seconda fase è solitamente affidata al designer storico di Perini Navi, Franco Romani, che realizza la suddivisione degli spazi e le linee esterne. La fase finale invece è quella in cui l’armatore commissiona ad un designer di suo gradimento lo sviluppo e le finiture degli arredi interni ed esterni.

 Per mantenermi facevo il commesso in un negozio di abbigliamento ed un giorno il proprietario mi chiese se mi sarebbe piaciuto progettare la nuova veste del negozio.

Il negozio fisico … rimane e credo che rimarrà sempre

Il mondo digitale e dei social diventa di supporto e veicola le persone nell’esperienza di fruizione dello spazio reale.

Vengo dal mondo del retail e del lusso in cui ogni dettaglio è pensato e costruito alla perfezione.

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