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Intervista con un designer transmediale: Matteo Cibic

Marzo 2020

NAME:

Matteo Cibic 

WORDS:

Andrea Carloni e Carlotta Ferrati

LINKS:

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Molto spesso vengo definito designer transmediale

Voglio che i miei messaggi riescano e perdurare nel tempo

Voglio creare dei prodotti difficili da produrre

Matteo Cibic è considerato da molti uno dei più interessanti designer contemporanei. Nipote e allievo del celebre zio Aldo, ha saputo negli anni trovare un proprio linguaggio capace di inviare dei messaggi forti e squillanti. Matteo Cibic viene spesso definito “designer transmediale” perchè non predilige una particolare forma di espressione e riesce a passare facilmente dalla progettazione di oggetti a quella di opere d’arte per arrivare alle installazioni architettoniche. Per Cibic, tra i tanti compiti di un designer,  vi è quello di sensibilizzare la comunità, per fare questo non si limita a realizzare degli oggetti, ma spesso plasma il proprio stile di vita trasformandolo in una sorta di performance. Ne sono un esempio il progetto Vasonaso dove la sua indagine sulla forma lo ha portato a realizzare tutti i giorni un nuovo vaso nell’arco di un intero anno, oppure un nuovissimo progetto dove ha cambiato completamente stile di vita al fine di ridurre drasticamente il proprio consumo di CO2.

Matteo Cibic ph: Davide Gallizio

Di cosa si occupa il tuo studio?

Il mio studio si occupa di direzione artistica, design del prodotto e progetti speciali.

Tu, come molti designer o artisti contemporanei, passi facilmente da una disciplina all’altra. Come ci riesci?

Molto spesso vengo definito “designer transmediale”. Questo perché passo facilmente da un media all’altro. Ciò che a me interessa è creare uno storytelling capace di instaurare un legame forte tra il progetto e il suo fruitore. Questo può essere vero sia per un oggetto che per una installazione. Voglio che i miei messaggi riescano e perdurare nel tempo nella mente delle persone.

Matteo Cibic – The flexible living for Timberland

È vero che per te gli oggetti non devono per forza avere una funzione?

Sì, assolutamente. Oggi siamo pieni di oggetti con tantissime funzioni che in realtà non utilizziamo e che avranno una vita brevissima.

Gli oggetti senza funzioni pratiche sono assimilabili a delle opere d’arte?

No?! La loro funzione è la meraviglia.

Credo sia molto importante avere degli oggetti che permettano di ricordare alcuni eventi speciali delle nostra vita. Questi oggetti sono dei link mnemonici. Oggi usiamo tantissimi supporti tecnologici che contengono parti importanti della nostra vita e nel giro di pochi anni non saranno più accessibili. Sto pensando ai tanti messaggi che ci scambiamo ogni giorno con i nostri cari. Viceversa dall’altra parte, possiamo ad esempio ammirare nei musei ceramiche antiche mai usate per la loro funzione pratica, ma semplicemente per il loro valore estetico e che ancora oggi ci permettono di leggere il passato.

Matteo Cibic – Paradiso Dream, 2016

Forse questi oggetti frenano in parte il clima transitorio dei nostri tempi…

In un mondo che sta correndo sempre più veloce in maniera schizofrenica, in cui la nostra soglia di attenzione è scesa al disotto di quella di un pesce rosso, credo che la loro produzione sia molto importante.

L’autopromozione tramite social e simili oggi è molto facile, ma una risposta così immediata sul tuo lavoro può condizionarti?

Direi sicuramente sì. Presentare il proprio lavoro sui social network può portare ad usare un linguaggio facile e veloce destinato ad invecchiare molto rapidamente. Credo invece che alcune volte il non essere capiti possa essere uno stimolo per trovare la forza di andare avanti.

Matteo Cibic – Domsai Collection

Che rapporto hai con le aziende che ti commissionano gli incarichi? C’è una tipologia di approccio che preferisci?

Detto in maniera semplice e diretta collaboro solo con aziende le cui persone che ci lavorano mi stanno simpatiche.

Quindi per te i rapporti umani sono fondamentali…

Direi di sì. Altra cosa che mi piace molto, è parlare e confrontarmi con i tecnici dell’azienda per capire quali sono i loro limiti e cercare poi di oltrepassarli. Voglio creare dei prodotti difficili da produrre per loro e ancor di più per la concorrenza. Oggi la competizione è molto forte e credo che l’aspetto vincente sia trovare soluzione economiche e veloci a problemi complessi.

Matteo Cibic – Oro Limited for SCARLET SPLENDOUR

Ci sono autori o periodi storici a cui ti senti particolarmente vicino?

Il Gruppo Memphis, fondato tra gli altri anche da mio zio, sicuramente mi ha influenzato. 

Il tuo linguaggio è contemporaneo e potente, ciò lo rende uno strumento ideale per inviare messaggi. Ne approfitti mai? Ci sono temi a cui ti senti particolarmente vicino?

Oggi, un po’ ovunque, vi è una visione distopica sul futuro del nostro pianeta. Forse l’unico che ha un approccio utopico è Elon Musk che però cerca di scappare su Marte! La mia idea è quella di combattere questa visione predominante e proporre un design utopico. Detto in modo un po’ provocatorio, i designer invece che scegliere il colore o la forma della gambetta delle sedia dovrebbero combatterò lo status quo e proporre un modo alternativo di vivere.

Matteo Cibic – CHEST OF WONDER

Rifacendomi a questo penso al progetto Dermapoliesis, nato per incentivare lo studio di determinate materie al fine di progettare oggetti “letteralmente vivi”..

Sì, quello è un lavoro del 2017, rimanendo sempre sui soliti temi nel 2020 ho avviato un progetto di ricerca per capire come cambiare il mio modo di vivere al fine di passare da 27 a 2 tonnellate di consumo di CO2. Tante nostre abitudini o esigenze che crediamo necessarie in realtà possono essere soddisfatte avendo un comportamento più etico che molto probabilmente ci farà sentire anche più felici.

Matteo Cibic - DERMAPOLIESIS

Questo tuo ultimo lavoro è una sorta di performance…

Tramite questo lavoro voglio incentivare l’opinione pubblica, le singole persone e la politica a diventare più responsabili verso l’inquinamento pro capite. Vorrei che venissero presi seriamente in considerazione i parametri del carbon footprint. Spesso anche le persone più ecologiste sono difficilmente disposte a cambiare alcune loro abitudini, come ad esempio usare meno l’aereo per spostarsi. 

L’Italia è un buon posto per fare il tuo lavoro?

L’Italia è un posto fantastico dove produrre pezzi speciali, prototipi ed ingegnerizzare. Dall’altra parte devo dire che oggi il mercato italiano non è particolarmente goloso. Invece è possibile affacciarsi sui mercati emergenti in cui ci sono molte opportunità e dove purtroppo le aziende italiane sono poco presenti.

Ciò che a me interessa è creare uno storytelling capace di instaurare un legame forte tra il progetto e il suo fruitore

Alcune volte il non essere capiti possa essere uno stimolo per trovare la forza di andare avanti

THE TREE MAG – The Fruits of Ideas