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Città del Sole di Labics

Città del Sole di Labics

Città del Sole di Labics

AUTORE:

Labics

ANNO:

2016

LUOGO:

Roma, Italia

LINKS:

Labics

Maria Claudia Clemente e Francesco Isidori, fondatori dello Studio Labics, compiono una profonda analisi di questo progetto, nato dalla vincita di un concorso bandito dal Comune di Roma nel 2007

Città del Sole by Labics, 2007-2016, Rome

Cosa potete raccontarci di Città del Sole?

Il progetto, risultato vincitore di un concorso di progettazione bandito dal Comune di Roma nel 2007, consiste nella ristrutturazione urbana di un’area occupata in precedenza da un deposito e da una rimessa dell’ATAC, l’azienda comunale di trasporti pubblici. Il sito su cui sorge l’intervento è di notevole interesse poiché si trova al margine tra il tessuto urbano della città consolidata dei primi del Novecento, alcune importanti infrastrutture viarie, come la tangenziale Est, la Via Tiburtina e il cimitero monumentale del Verano. Il contesto, luogo nevralgico della città, è stato oggetto di recenti importanti trasformazioni tra cui la realizzazione della nuova stazione Tiburtina e la sede della BNL.
Il progetto nel suo complesso ha rappresentato un’importante occasione di riqualificazione del tessuto della città attraverso un innalzamento della qualità morfologica e l’inserimento di funzioni strategiche per l’intorno capaci di generare una nuova centralità di quartiere.

Città del Sole by Labics, 2007-2016, Rome

Rispetto a questo scenario il progetto si è posto il duplice obiettivo di costruire, da una parte, un luogo dotato di una propria identità, dall’altra quello di confermare il carattere del sito quale spazio di transito e accesso alla città storica. Centrale per il soddisfacimento di entrambi gli obiettivi risulta la valorizzazione del vuoto e dello spazio pubblico quale struttura principale del progetto.
L’intervento si struttura dunque a partire dal disegno di un tessuto poroso e attraversabile che scaturisce dalle direzioni e dai flussi della città. Per questo motivo lo spazio aperto non è mai residuale ma al contrario è la struttura attorno cui si organizzano i volumi costruiti in una alternanza complementare di pieni e vuoti che si integrano su più livelli. Come nel tessuto limitrofo del Tiburtino II progettato da Guidi e Sabatini agli inizi dello scorso secolo, lo spazio esterno acquista complessità e ricchezza, invita ad essere percorso, scoperto, consente di ritrovare in esso l’espressione di valori collettivi ma anche la ricchezza di percorsi individuali.

Nella “Città del Sole”, la piazza centrale posta in asse con l’accesso al Tiburtino II rappresenta il punto di snodo principale dell’intero intervento. Uno spazio aperto che traguarda il complesso del Verano e dal quale è possibile accedere a tutti gli altri luoghi pubblici del complesso, comprese le due ampie terrazze collocate in copertura dei due corpi basamentali che restituiscono alla città, ovvero alla fruizione pubblica, lo spazio occupato dall’impronta a terra degli edifici. Città del Sole è un intervento con un foot print minimo. 

Città del Sole by Labics, 2007-2016, Rome

Sotto il profilo programmatico il progetto prevede una chiara organizzazione delle funzioni commerciali, direzionali e residenziali. Il sistema basamentale, costituito da due corpi di fabbrica, entrambi di due livelli, ospita al piano terra spazi commerciali di piccola dimensione, al primo piano spazi direzionali. Una seconda tipologia di spazi direzionali è ospitata nell’edificio a ponte – articolato su due livelli – che sovrasta il primo dei due blocchi del basamento. 

Gli spazi residenziali, infine, sono distribuiti su due corpi di fabbrica sospesi sopra il basamento: le ville urbane, collocate in corrispondenza della parte centrale di via Arduino, si sviluppano su due livelli destinati ad ospitare alloggi di tipologia duplex; le case alte, collocate in corrispondenza della testata dell’isolato, verso villa Narducci e la Stazione Tiburtina, il quale si sviluppa su nove livelli destinati ad ospitare alloggi simplex.

Città del Sole by Labics, 2007-2016, Rome

Nella vostra presentazione di questo progetto è possibile leggere “le città dovrebbero essere costruite attorno ai sistemi piuttosto che come una serie di oggetti”. Potete spiegarci meglio questo concetto? 

Negli ultimi venti anni gran parte dell’architettura di successo si è distinta per la sua capacità iconica e la ricerca esasperata della novità formale. Una tendenza che è coincisa con l’importante espansione economica del mondo occidentale diventandone così in qualche modo l’emblema. Questa architettura spettacolare, così poco “sensata” ai nostri occhi, così non curante del rapporto con la città e con lo spazio collettivo, non ci hai mai interessato, non ne abbiamo mai capito le motivazioni. Ci è sempre sembrata egocentrica e in qualche modo inutilmente plateale.

Da questo disinteresse giovanile è nata la ricerca sulla struttura, la volontà di comprendere i meccanismi formativi del progetto, il desiderio di riappropriarci della disciplina, di ricercarne i fondamenti. Quando parliamo di sistemi che si contrappongono agli oggetti singolari facciamo dunque riferimento proprio a questo: alla città antica, a quella rinascimentale, dove architettura e disegno urbano sono parte dello stesso sistema in un unicum inscindibile. Questa unità si è rotta purtroppo con il Movimento Moderno quando, in una logica anti-urbana, l’architettura e il progetto della città si sono scisse. 

Ecco, a noi interessa recuperare il rapporto tra architettura e città così come avveniva in epoca pre-moderna; ci interessa la pianta del Nolli, il tessuto denso e complesso della Roma barocca; in breve ci interessano quelle città la cui ossatura è rappresentata dallo spazio vuoto, dallo spazio pubblico.

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