THE TREE

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Carlo Ratti Associati: l’innovazione tecnologica al servizio della comunità

Gennaio 2020

NOME:

Carlo Ratti Associati

PAROLE:

Andrea Carloni e Carlotta Ferrati

LINKS:

Carlo Ratti Associati Website

Le nostre città hanno assimilato le innovazioni tecnologiche … fino a diventare “computer all’aria aperta”

al MIT ci siamo soffermati sull’importanza di un approccio etico all’uso dei big data

Credo che la costruzione della città sia un esercizio collettivo

Carlo Ratti è un ingegnere ed architetto che unisce l’attività di ricerca e didattica a quella di progettista. Da alcuni anni lavora al MIT dove insegna e dirige il Senseable City Lab, un laboratorio di ricerca che indaga e propone visioni per la città del futuro. Carlo Ratti, nonostante svolga la sua attività di ricerca ad altissimi livelli, non si limita ad una mera indagine teorica e grazie al supporto del suo studio, con sede a Torino, mette in pratica le proprie idee. Ne è un esempio il Future Food District realizzato per l’Expo di Milano nel 2015 in cui la tecnologia digitale e robotica sono state messe a servizio del consumatore per coinvolgerlo in un’esperienza nuova nella scelta del prodotto alimentare. 

Carlo Ratti ph: Ian Ehm

Di cosa si occupa il MIT Senseable City Lab che lei dirige?

Il Senseable City Lab applica un approccio transdisciplinare all’urbanistica. Le nostre città hanno assimilato le innovazioni tecnologiche degli ultimi anni fino a diventare “computer all’aria aperta”, grazie una vasta quantità di sensori che le rendono più intelligibili. Da questa constatazione abbiamo iniziato ad immaginare una “Senseable City”, capace di interpretare i bisogni dei cittadini e dialogare con le persone. Le applicazioni sono molte: dall’energia al traffico, dai rifiuti alla gestione delle acque, per coinvolgere la popolazione e innescare modelli virtuosi di pianificazione partecipata.

Carlo Ratti Associati – Senseable City Lab, Singapore Calling (2019)

L’uomo di oggi, grazie alla tecnologia, vive sempre più all’interno di abitazioni e città con le quali può interagire, la sua visione dell’architettura come si confronta con tutto questo?

Se, come si dice spesso, l’architettura è una sorta di terza pelle – dopo quella biologica e gli abiti che indossiamo – per molto tempo si è trattato in realtà di un rivestimento rigido, quasi un corsetto. Ci piace lavorare per far sì che un domani, grazie alle tecnologie digitali nello spazio, l’ambiente costruito possa adattarsi meglio alle nostre abitudini, dando vita a un’architettura dinamica, modellata sulla vita che si svolge al suo interno, e non viceversa. Permettendoci di vivere meglio nelle nostre città.

Per esempio, come Carlo Ratti Associati, abbiamo trasformato un edificio esistente a Torino in un ufficio moderno che ospita la Fondazione Agnelli, all’interno del quale i lavoratori possono interagire con sensori per personalizzare le loro preferenze–dalla temperatura all’umidità–creando un microclima dinamico all’interno dell’edificio.

Carlo Ratti Associati – Fondazione Agnelli, Torino 2017- PH: Beppe Giardino

Vivere nel presente vuol dire anche rendere sempre più disponibili e visibili i nostri comportamenti alle grandi aziende private che li gestiscono, in tutto ciò vede dei potenziali rischi?

L’avvento degli smartphone nelle nostre vite ha prodotto una quantità di dati senza precedenti. Questo bacino di informazioni, spesso nelle mani di grandi aziende private, continua a crescere in modo esponenziale ed è necessario renderlo accessibile a cittadini e istituzioni per consentirci di formulare delle scelte più responsabili e informate. Allo stesso tempo, è necessario prendere delle decisioni collettive riguardo a chi possa avere accesso a questi dati e quali usi siano consentiti. Per questo al MIT ci siamo soffermati sull’importanza di un approccio etico all’uso dei big data. Nel 2013 abbiamo lanciato l’iniziativa “Engaging Data”, coinvolgendo figure di spicco della politica, del mondo accademico, della finanza ed esperti di privacy.

Carlo Ratti Associati – Future Food District, Expo Milano 2015

La città fra le tante attività che ospita una parte importante è costituita dalle attività commerciali. Con l’avanzare dell’ e-commerce cosa accadrà agli esercizi legati al luogo fisico?

Se da un lato l’e-commerce ha semplificato il nostro modo di fare acquisti, cambiando le nostre abitudini di consumo, allo stesso tempo resiste il nostro bisogno di esperienza dei luoghi, pur chiedendo agli spazi una maggiore interazione. Come Carlo Ratti Associati (CRA) abbiamo esplorato questi temi nel Future Food District a Expo Milano 2015: Tra gli scaffali e i banchi è esposto un autentico racconto: quando la mano si avvicina al prodotto, uno schermo indica le sue proprietà nutrizionali, la sua provenienza, il viaggio che lo ha portato su quei banchi. Parafrasando il signor Palomar, dell’omonimo romanzo di Italo Calvino, mentre passeggia in una fromagérie, un negozio è come un museo e i prodotti esposti raccontano storie ed esperienze. La tecnologia non può sostituire l’esperienza ma può renderla più immediata e reale.

Parlare di futuro vuol dire anche confrontarsi con robotica e intelligenza artificiale. Secondo lei nei prossimi decenni queste due realtà in quali attività umane porteranno i cambiamenti più evidenti?

Oggi l’Industria 3.0, basata su macchine robotiche, incontra sempre più l’Industria 4.0 – interconnessa e automatizzata, basata proprio sull’Internet of Things. Le opportunità sono interessanti, dato che ci permettono di delegare alcuni compiti a macchine e robot per concentrarci su attività ancora squisitamente umane, come la creatività. Viene in mente, ad esempio, all’utopia di Constant, secondo cui l’Homo ludens del futuro – un’evoluzione di quello immaginato da Huizinga – avrebbe messo il gioco al centro della propria vita, applicando la creatività alle esperienze di ogni giorno.

Carlo Ratti Associati – Fondazione Agnelli, Torino 2017- PH: Beppe Giardino

La sua chiara conoscenza del presente e le sue visioni del futuro sono sostenute da solide basi filosofiche e scientifiche, frutto di anni di ricerca. Come riesce a rendere comprensibile tutto ciò alle istituzioni politiche che hanno un ruolo fondamentale nella costruzione delle città? Dico questo perché a me sembra che se da una parte le aziende, i ricercatori e i designer propongono continue sfide nella costruzione del futuro, spesso la politica faccia fatica a stare al passo. Ci sono alcuni temi che ritiene particolarmente importanti?

Credo che la costruzione della città sia un esercizio collettivo in cui ognuno, dagli architetti alle istituzioni e ai cittadini, ricopre un ruolo diverso ma ugualmente essenziale. Dovremmo quindi sviluppare nuovi modi di lavorare che siano collaborativi e multidisciplinari, aprendo nuovi canali di comunicazione per coinvolgere il maggior numero di stakeholder possibile. Mi piace immaginare un’“opera corale” in cui architetti e designer diventano semplicemente mediatori di un’istanza collettiva, con istituzioni, aziende e cittadini direttamente coinvolti nelle soluzioni possibili. Il modo migliore in cui questo può avvenire è attraverso progetti concreti – capaci di allineare soggetti diversi.

Carlo Ratti Associati – Fondazione Agnelli, Torino 2017- PH: Beppe Giardino

Lei oltre che un progettista è un docente, secondo lei ci sono degli step obbligatori che uno studente dovrebbe fare per diventare un progettista capace di capire in modo serio il presente?

Correre sul confine tra diversi pensieri, diverse discipline, diversi luoghi. Esplorare ed essere curiosi.

l’architettura è una sorta di terza pelle – dopo quella biologica e gli abiti che indossiamo

un negozio è come un museo e i prodotti esposti raccontano storie ed esperienze.

THE TREE MAG – The Fruits of Ideas