THE TREE

MAG

Kastelaz Hof House di Peter Pichler Architecture

ARCHITECT:

Peter Pichler Architecture

PHOTO: Gustav Willeit 

YEAR:

2020

LOCATION:

Termeno, South Tyrol, Italy LINKS: Peter Pichler Architecture, Gustav Willeit 


La villa si trova in Alto Adige, nel nord Italia, nel meraviglioso paesaggio alpino di Termeno, rinomata per essere la patria del vino Gewürztraminer.
Nel 2018 PPA ha vinto un concorso ad inviti per sostituire una vecchia struttura esistente in cima al vigneto “Kastelaz” con una nuova villa, di proprietà di una nota famiglia di produttori di vino della zona. Il sito è immerso tra valli di montagna, il vigneto, un bosco e il vicino Lago di Caldaro, offrendo una vista panoramica a 360 gradi.
La geometria della villa nasce dalle condizioni locali del sito. Crea un passaggio fluido e armonioso con il paesaggio ed è appena percettibile dal vicino villaggio.
La struttura nastriforme che emerge dal paesaggio naturale crea una corte interna che offre protezione dal forte vento proveniente dal Lago di Garda. La matericità esterna replica i muri di contenimento esistenti dei vigneti circostanti, realizzati in pietra calcarea, rispecchiandone la stessa consistenza e colore.
La struttura è suddivisa in tre “ali” che esaltano la luce e le connessioni tra interno ed esterno. Un cortile interno collega tutti gli spazi, fondendosi perfettamente con la natura.
Le ampie facciate in vetro sono progettate per incorniciare ed evidenziare l’ambiente circostante e per far entrare il paesaggio negli spazi interni mantenendo la privacy interna. Gli interni sono caratterizzati da materiali locali che creano un’atmosfera calda ma semplice e minimale. Materiali come cemento e legno, sono usati per creare continuità attraverso la casa e l’esterno.

Text provided by the architect












































Icaro Hotel di MoDusArchitects

ARCHITECT:

MoDusArchitects

PHOTO:
 

Gustav Willeit

YEAR:

2021

LOCATION:

Alpe di Siusi, Castelrotto, Bolzano, Italy

LINKS:
 

MoDusArchitects, Gustav Willeit , @modus.architects, @sangu

 

Ai piedi delle Dolomiti, circondato da un dedalo di piste da sci e sentieri montani, MoDusArchitects www.modusarchitects.com ripensa Icaro Hotel www.hotelicaro.com come un volume in legno dalle linee stereometriche che si inserisce in punta di piedi nel ricco panorama architettonico dedicato all’ospitalità di questa peculiare area protetta.

Situato a 1.900 metri sul livello del mare, sull’altopiano altoatesino dell’Alpe di Siusi (Seiser Alm), parte del patrimonio naturale UNESCO delle Dolomiti, l’hotel originariamente nasce come una modesta baita di montagna degli anni Trenta. Angelika Sattler, nipote del fondatore dello storico rifugio Icaro, ha scelto MoDusArchitects per rinnovare la struttura e la sua identità. Tra i molteplici interventi, l’ampliamento del parcheggio interrato, un edificio di alloggi per il personale, una nuova ala con otto camere, la riorganizzazione di tutti gli spazi comuni, inclusa l’area wellness con piscina, e un’imponente loggia di colonne lignee che si distende sulla facciata principale rapportandosi con lo scenario dolomitico mozzafiato.

In pianta, l’ampliamento verso est ricalca l’impronta a terra dell’ala esistente ad ovest, che partendo dalla rotazione sull’asse trasversale del volume originale genera una simmetria ponderata tra le parti. In facciata, il rivestimento in larice a dente di sega e il colonnato ligneo sormontato dal grande tetto a falda, costituiscono l’orditura che assimila i numerosi interventi precedenti dando vita a un corpo architettonico unitario. Il prospetto sud, lungo 55 metri è caratterizzato da 13 pilastri lignei a cavalletto alti 7,5 metri che si diramano sui due piani superiori; questi elementi strutturali che saldano la copertura al piano terra originale, fanno da cornice alle stanze con vista sul paesaggio circostante. La terrazza al primo piano raccorda le due estremità dell’edificio con una loggia spaziosa a doppia altezza che proietta verso l’esterno gli affacci privati.

La hall occupa tutto il piano terra, con il suo susseguirsi di aree comuni: ingresso, reception, shop, salone, bar e ristorante alimentano le vivaci interazioni tra ospiti e visitatori, appassionati di sport invernali e i membri della famiglia Sattler. L’eclettismo di materiali, trame e arredi fissi, dona unità al progetto rivoluzionando il concetto di interior design alpino. Se la serie di alcove in legno con divanetti rivestiti in tessuto riprende gli interni dei classici rifugi, i monoliti in marmo grigio del bancone bar e buffet riportano l’attenzione sulla ricerca gastronomica contemporanea al centro di questo continuum spaziale. Analogamente, il caratteristico rivestimento della stube in legno (tradizionale soggiorno delle case alpine, riscaldato da una stufa) è trasformato in una superficie avvolgente di pannelli in feltro acustico scanditi da una modanatura intagliata di colore giallo. In linea con il rivestimento del soffitto, il pavimento in listoni di quercia intrecciati collega a terra i due angoli opposti dell’hotel in un sottile tête-à-tête tra vecchio e nuovo.

Storie, cimeli di famiglia, opere d’arte e tecniche artigianali sono incastonati nelle elaborate superfici dell’hotel. La reception, lo shop e l’area lounge sono definiti da una imponente boiserie a tutt’altezza in pannelli di quercia e da rientranze laccate color blu di Persia che, come un cabinet of curiosities, ospitano una curiosa selezione di oggetti disparati. Il mix di persone, animali imbalsamati, libri, oggetti insoliti e accessori dell’hotel evoca tutta l’originalità del folklore dell’Alpe. La stessa cura per la selezione e messa in mostra di piccoli tesori, si ritrova nel programma di mostre organizzate in occasione della riapertura di Icaro Hotel, a cura dell’artista Hubert Kostner (la cui casa-atelier porta la firma degli stessi MoDusArchitects), che ha invitato altri artisti locali a esporre le loro opere al pubblico di viaggiatori cosmopoliti.

Dal corpo scala al centro dell’hotel, gli ospiti accedono alle camere ai piani superiori, dotati di otto nuove stanze (quattro per livello) situate nell’ala Est. Come il nome stesso suggerisce, le camere Monocular e Telescope sono state pensate come dispositivi che legano indissolubilmente a livello visivo l’intimità degli ambienti privati con la vastità del paesaggio circostante. Le stanze sono contraddistinte da pareti in olmo, con giacitura obliqua rispetto alla trama strutturale, che contengono armadi, nicchie imbottite, specchi, tolette e docce nascoste. Alle estremità delle due camere precedenti si trovano la Lux e la Grandangolo, i cui ambienti più ampi accolgono fino a quattro persone con letti su misura orientati verso le pareti vetrate con vista sull’Alpe di Siusi. Al secondo piano, varie suite sono state riadattate per integrare la nuova copertura ed è inoltre stata aggiunta un’area massaggi con terrazza coperta per praticare yoga.

Al piano seminterrato, l’area con la piscina indoor sfrutta al massimo la pendenza del terreno esterno ed è stata interamente ripensata per aprire lo spazio al panorama del Massiccio dello Sciliar e ricavare un rapporto diretto. I numerosi elementi strutturali preesistenti sono addomesticati da una nuova geometria e da un rivestimento in piastrelle lucide di mosaico che donano quiete e misura ad uno spazio in precedenza compromesso. Tra la sauna esistente nella cabina esterna e la nuova piscina, una porzione della zona relax è stata ridisegnata per offrire un’esperienza più privata agli ospiti dell’hotel. Nel muro in cemento gettato in opera, profili ortogonali in legno incorniciano delle “lacrime” in cera fusa, create ad-hoc dall’artista Hubert Kostner in un’interpretazione personale della storia mitologica di Icaro. Il piano inferiore è un’intricata combinazione di servizi e funzioni a supporto delle attività dei piani superiori dell’hotel al quale si aggiunge un parcheggio interrato che libera la zona di arrivo dalle auto, lasciando il solo edificio a confrontarsi con il panorama montano. MoDusArchitects ritaglia un percorso distributivo chiaro che va dal parcheggio al nucleo di distribuzione verticale integrando nuove ski room e stazioni di ricarica per e-bike lungo il percorso. A questo livello, gli architetti hanno aggiunto un volume di due piani per gli alloggi del personale che attinge ai toni del corpo principale, in continuità con la facciata a intonaco grigio del piano terra.

Eclettico e vivace, Icaro Hotel è un’alchimia di architettura contemporanea, design, ospitalità, tradizione, arte, artigianato e patrimonio culturale. Ogni ambiente è progettato per dare ampio spazio all’immaginazione e all’esperienza del viaggio, amplificando il senso di libertà e di scoperta che i paesaggi alpini trasmettono.

Text provided by the architect

ÆGISÍÐA di Trípólí Architects

ARCHITECT:

Trípólí Architects

PHOTO:
 
Claudio Parada Nunes
 

YEAR:

2019

LOCATION:

Reykjavík, Iceland
 
LINKS:
 
 

I clienti si sono rivolti a Trípólí per costruire un piccolo ampliamento su un appezzamento di terreno originariamente destinato a garage. L’ampliamento incorpora due camere da letto, un bagno e un nuovo e invitante ingresso alla loro preesistente costruzione modernista.
La casa originale è stata progettata nel 1952 dal primo architetto modernista islandese, Gunnlaugur Halldórsson, e la costruzione è stata completata nel 1955. La casa è stata inclusa tra le altre proprietà nella pubblicazione del 1959 Íslenzk Íbúðarhús , dove è stata raffigurata in immagini iconiche del fotografo Andrés Kolbeinsson.
Il progetto Trípólí ha comportato una completa ristrutturazione e ampliamento di questa casa unifamiliare. Le facciate sono state riportate allo stato originario, con la sola aggiunta di un unico muro divisorio bianco inclinato tra il giardino terrazzato e il vialetto d’accesso. L’interno è stato aggiornato per soddisfare le esigenze e i desideri dei nuovi abitanti dall’architetto d’interni Rut Kára.
La nostra strategia era quella di garantire che l’ampliamento non sovrastasse la struttura originale, quindi abbiamo scelto un esterno nero per accentuare l’architettura bianca dell’edificio esistente.

Text provided by the architect, full text english version

Casa Cabrita Moleiro di Atelier Data

ARCHITECT:

Atelier Data

PHOTO:
 

Richard John Seymour

YEAR:

2021

LOCATION:

Lagoa, Algarve, Portugal

LINKS:
 
Atelier Data, Richard John Seymour, @richardjohnseymour, @atelierdata
 

Lo studio di architettura e design Atelier Data, con sede a Lisbona, ha completato i lavori su un progetto residenziale nella regione portoghese dell’Algarve, trasformando un ex mulino a conduzione familiare in una casa per le vacanze con cinque camere da letto.

Casa Cabrita Moleiro (Cabrita Mill House) era un tempo gestita dal nonno della famiglia Cabrita, che conduceva un tipico stile di vita rurale dell’Algarve. Da allora la regione è diventata una popolare meta di villeggiatura e il mulino era inutilizzato. Il sito era composto da una serie di tradizionali abitazioni rurali: una casetta; un pozzo eolico per la macinazione del grano; un’aia per la raccolta del grano. Atelier Data, spinto dal desiderio di riutilizzare le strutture esistenti, le ha integrate nel nuovo design, creando una serie di spazi interni ed esterni che celebrano il paesaggio circostante, fornendo al contempo una serie di aree private.

Il design è stato ispirato dal vernacolo locale. ‘Açoteia Algarvia’, un elemento a tetto piatto per osservare il mare e far essiccare i prodotti al sole, è stato reinterpretato e introdotto sulle nuove strutture. Una serie di volumi geometrici e vuoti ritagliati forniscono patii privati ​​alle camere da letto, mentre finestre, balconi e terrazze incorniciano strategicamente le viste sul paesaggio arido circostante e sull’Oceano Atlantico.

Text provided by the architect

Avocado House di Francisco Pardo

ARCHITECT:

Francisco Pardo Arquitecto

PHOTO:
 
Sandra Pereznieto, Diego Padilla
 

YEAR:

2021

LOCATION:

Valle de Bravo, México
 
LINKS:
 
Francisco Pardo Arquitecto, @franciscopardomx, Sandra Pereznieto, @spereznieto, 
 

Progettata dallo studio messicano Francisco Pardo Arquitecto Casa Aguacates — Avocado House, è stata concepita per una giovane coppia e il loro bambino come rifugio per il fine settimana per sfuggire al trambusto della vita urbana, si trova a sole due ore da Città del Messico, nella zona rurale del lago di Valle del Bravo.
Offrendo un clima piacevole tutto l’anno e viste panoramiche mozzafiato, il lussureggiante sito di tre ettari, immerso in una valle tra le montagne, è coperto da un campo di avocado che degrada in una fitta foresta e in una valle.
“L’obiettivo principale era garantire una vista privilegiata sulla foresta, ma allo stesso tempo il cliente voleva anche lasciare intatto il campo di avocado, il che ci ha ispirato a seppellire letteralmente la casa” – spiega Francisco Pardo, fondatore dello studio.
L’intero concept ruota attorno all’intenzione di preservare gli elementi naturali e generare un impatto minimo sull’ambiente circostante.
Di conseguenza, gli alberi di avocado spuntano sopra la struttura nascosta che si affaccia sulle cime degli alberi della foresta. In quanto appassionati deltaplani, la coppia aveva un interesse speciale per quella che consideravano la “quinta facciata”: la vista dal cielo, progettata meticolosamente come le sue controparti, per aiutare la casa a fondersi naturalmente nel contesto.
Questa soluzione garantisce anche condizioni termiche interne ottimali, in una zona interessata da notevoli escursioni termiche tra notte e giorno, grazie alla terra sopra il tetto che mantiene la casa ad una temperatura costantemente mite.

Text provided by the architect, full text english version 

Casa El Pinar di Taller Paralelo

ARCHITECT:

Taller Paralelo

PHOTO:
 

Rafael Gamo

YEAR:

2020

LOCATION:

Valle de Bravo, Estado de México

LINKS:
 

@tallerparalelomx, Rafael Gamo, @rafaelgamo

 

 

Taller Paralelo ha recentemente completato una moderna casa in Valle de Bravo, a breve distanza da Città del Messico. Casa El Pinar sorge tra gli alberi in armonia con il paesaggio circostante. Il progetto richiedeva una disposizione sfalsata per poter lavorare con il terreno in pendenza e salvare il maggior numero di alberi possibile. L’impronta dell’edificio costruita è stata ridotta al minimo, consentendo alla foresta stessa di essere al centro della scena.

Sorgendo dalla topografia robusta, la casa allungata utilizza materiali di base, tra cui legno di pino strutturale certificato FSC, cemento, acciaio e pietra locale, lasciando le finiture a vista, sia all’interno che all’esterno. Il lusso della qualità spaziale di ciascuna delle stanze risiede nella capacità del design e nella vista costante della foresta.

Il volume principale è caratterizzato da un basamento in cemento rivestito in pietra che contiene le aree di servizio, mentre il piano superiore mostra il muro di cemento strutturato come protagonista della facciata nord. Una scala in pietra, quasi nascosta  contro il muro del seminterrato, conduce al portone principale. Questo lato della casa rimane chiuso per la protezione dagli agenti atmosferici, mentre il lato opposto include finestre a tutta altezza che lasciano entrare il calore della luce solare. La costante connessione visiva con la foresta, così come la quiete che fornisce, contribuiscono all’atmosfera tranquilla dello spazio.

Un albero di gomma dolce vive all’interno di un cortile centrale finestrato che separa fisicamente le principali aree pubbliche pur mantenendo una connessione visiva, creando un senso di spaziosità fluente.

Text provided by the architect, full text english version

Tree House di Fletcher Crane Architects

ARCHITECT:

Fletcher Crane Architects

PHOTO:
 
Lorenzo Zandri
 

YEAR:

2021

LOCATION:

London, U.K.
 
LINKS:
 
Fletcher Crane Architects, @fletchercranearchitects,  Lorenzo Zandri,  @lorenzozandri
 

A Ealing, questa casa con due camere da letto è inserita in modo deciso nella scenografia della strada. Il sito dell’ex garage delimitato da giardini posteriori creava una serie di vincoli ma di conseguenza generava una serie articolata di volumi se letti con l’intera strada. Utilizzando principalmente tre materiali esterni: mattone grigio, legno nero e struttura in tubolare di metallo, la tavolozza dei colori è semplice, il mattone grezzo del rivestimento e le fughe di malta di calce a filo contrastano con i dettagli più nitidi e scuri. La semplicità e la crudezza delle rifiniture si trasmettono negli spazi interni dove pareti in mattoni, opere di falegnameria in frassino, piastrelle in graniglia e raffinate balaustre metalliche contribuiscono a una visione d’insieme.

Entrando nella casa lungo l’appartato confine occidentale, l’atrio d’ingresso conduce a una ricca disposizione di stanze su due livelli in una spina verticale di circolazione. Gli spazi abitativi scorrono dalla parte anteriore a quella posteriore del sito con la cucina e il soggiorno ai piani più alti che sfruttano al massimo la luce naturale. Due camere da letto e bagni associati sono inseriti all’interno dei piani seminterrati. 

Text provided by the architect, full text english version

Il Rifugio del Gelso di a25architetti

ARCHITECT:

A25 Architects

PHOTO:
 
Marcello Mariana
 

YEAR:

2021

LOCATION:

Montevecchia, Italy
 
LINKS:
 
A25 Architects, @a25architetti,  Marcello Mariana, @marcellomarianafotografia

Il Rifugio del Gelso è la ristrutturazione e valorizzazione di un piccolo fabbricato agricolo a servizio dei terreni circostanti, in alta Brianza ai piedi delle colline di Montevecchia.

Il territorio in cui sorge è stato caratterizzato fin dagli inizi del ‘900 dalla produzione della seta e dall’allevamento del gelso, il cui fogliame veniva impiegato come alimento per i bachi da seta. Tale coltura era diffusa nei poderi attorno alle cascine e ne delimitava la proprietà, oltre che a caratterizzarne insieme ai vitigni il paesaggio collinare. Oggi i terreni e terrazzamenti collinari vengono impiegati per altre attività come prati da sfalcio, pascolo e coltivazioni a mais e di alberi di gelso ne sono rimasti solo pochi esemplari, uno si trova proprio di fronte al Rifugio.

Negli ultimi cinquant’anni l’edificio è stato utilizzato come ricovero attrezzi e fienile e adattato e rimaneggiato secondo le esigenze del tempo, spesso con materiali che non hanno mai conferito particolari qualità. Eppure sotto lo strato di provvisorietà sono emerse nella ristrutturazione qualità nascoste, estetiche e non solo.

Una volta ripulito lo stabile di tutti i materiali di risulta utilizzati, l’edificio è caratterizzato da una struttura molto semplice in cemento “magro”, ripulita poi nella parte sottostante, mentre nella parte sovrastante a sostituzione dei tamponamenti precari è stato realizzato un nuovo paramento murario con mattoni di cemento. Il progetto risponde all’esigenza del proprietario di aver una parte di deposito/fienile al piano superiore e uno spazio più conviviale, oltre che di ricovero attrezzi, al piano terra di diretto accesso al sentiero posto dinanzi. Proprio qui trascorre gran parte del suo tempo il proprietario, un operaio della Garelli del 1940, che dopo una vita passata lavorando ora ha reso questo luogo la sua vita, trovando sempre occasione di scambiare quattro chiacchiere coi passanti, e facendo diventare il Rifugio un insolito luogo di incontro.

Entrando si trova un vero e proprio rifugio “arredato”: un piccolo tavolo con delle sedie attorno e una sola finestra a inquadrare il paesaggio circostante. Un luogo intimo, privato, quasi segreto.

Al piano superiore invece lo spazio è adibito a deposito per l’attrezzatura agricola. Se un tempo l’edificio era stato tamponato con materiali di risulta, ora vengono impiegati mattoni di cemento. Il progetto reinterpreta in chiave contemporanea gli antichi paramenti murari dei grigliati a croce utilizzati nelle vecchie cascine e nei vecchi fienili. Ad oggi il Rifugio viene utilizzato come ricovero attrezzi e deposito di piccole “balle di fieno” già essiccate: ecco perché non è stato necessario un paramento murario forato o quasi interamente aperto, adatto invece all’essiccazione del fieno.  

I materiali sono lasciati grezzi, semplici ed autentici, come lo era già la porzione esistente al piano terra. Mattoni in cemento per i tamponamenti della parte alta, legno di abete per il tetto, coppi in laterizio e lamiera grezza per i canali e i pluviali. 

La porta esistente in lamiera è stata verniciata in color ottone, a sottolineare il valore prezioso di questo piccolo Rifugio per il signor Benvenuto, e a indicare che dietro quella porta esiste un legame affettivo, una storia e tutte quelle storie che ancora abbiamo il dovere di ricordare perché sono esse stesse la storia di ognuno di noi.

Text provided by the architect

Redhill Barn di TYPE

ARCHITECT:

TYPE

PHOTO:
 
Rory Gardiner
 

YEAR:

2020

LOCATION:

South Devon, UK
 
LINKS:
 
TYPE, @type_architects, Rory Gardiner, @arorygardiner
 

 

Lo studio di architettura TYPE ha recuperato un fienile in pietra fatiscente nel Devon, conferendogli una destinazione nuova come una casa familiare rurale sostenibile e contemporanea.
Il fienile ristrutturato di 199 m2 si trova all’interno di un sito di 25 acri di campi verdi e fa parte di una più ampia strategia a lungo termine, che è stata sviluppata dai clienti e dallo studio, per rigenerare e rinaturalizzare il sito appartato, trasformando un rudere agricolo nel fulcro di una nuova piccola azienda ecologica. Lo schema crea un nuovo orto, un frutteto tradizionale e una serie di prati fioriti, intervallati da margini selvaggi, siepi e aree di bosco ceduo e macchia.
Il progetto incarna l’interesse di TYPE per l’ecologia, l’edilizia a basso consumo energetico e l’interfaccia dell’architettura con il mondo naturale ed esemplifica un approccio rigoroso all’artigianato. È stato in loco per cinque anni, gestito a stretto contatto dal socio fondatore Tom Powell, che si è trasferito sul posto con il suo partner per guidare la costruzione.
Risalente al 1810, Redhill Barn era originariamente una trebbiatura e una stalla di mucche, costruita come parte di una ricca tenuta agricola. Separato da altri fabbricati agricoli e inaccessibile dalla strada, l’edificio cadde in stato di abbandono; il tetto è crollato e i restanti muri di pietra sono stati invasi dalla vegetazione.
Intento a preservare il carattere dell’edificio originale con i suoi monumentali muri in pietra, la strategia di TYPE è stata quella di creare una nuova casa all’interno del fienile ricostruito, piuttosto che convertire il fienile in una casa. Il progetto utilizza l’involucro originale, senza nuove aperture imposte ai prospetti. Gli infissi sono collocati verso l’intradosso del muro, consentendo l’ingresso della massima luce. Le porte a bilico consentono alle ampie aperture originariamente realizzate per il bestiame di rimanere indivise, ma facilmente gestibili.

Text provided by the architect, full text english version

Scuola d’Infanzia Fillia di Colucci&Partners

ARCHITECT:

Colucci&Partners

PHOTO:
 
Simone Bossi
 

YEAR:

2021

LOCATION:

Cuneo, Italy
 
LINKS:
 
Colucci&Partners, @colucciandpartners, Simone Bossi, @simonebossiphotographer
 

 

Il progetto della nuova scuola dell’infanzia di Cuneo è stato sviluppato con l’obiettivo di rispondere ad esigenze legate ad un fenomeno di forte incremento demografico del quartiere ed a nuove necessità didattico-educative, che la struttura scolastica preesistente non era più in grado di soddisfare. Il volume della scuola è scavato da una successione di nicchie, rivestite al loro interno in listelli di legno di larice, materiale caldo e confortevole, che crea un luogo protetto e un riparo per i bambini. L’accesso alla scuola avviene attraverso la più profonda di esse, che funge da filtro tra interno ed esterno e che accoglie i bambini, accompagnandoli all’interno dello spazio scolastico. Qui si trova l’agorà, fulcro del progetto, sia in termini spaziali che didattici, il luogo dell’accoglienza, dell’incontro, della condivisione delle esperienze, la Piazza dove si innestano i percorsi che conducono ai vari ambienti della scuola. Il blocco centrale non ha solo una funzione distributiva, ma si compone di una sequenza di spazi comuni di relazione, che possono ospitare molteplici attività ludico-ricreative, come piccoli laboratori, attività di gruppo e percorsi didattici. Proprio qui, e non solo nello spazio privato dell’aula, avviene l’incontro e lo scambio tra i bambini della comunità scolastica. Sul doppio volume dell’agorà si affaccia un soppalco che ospita un ambiente più intimo e riservato, dedicato ad attività in piccoli gruppi.
Sul lato Sud si trovano le quattro sezioni, pensate come unità indipendenti, che promuovono l’autonomia e favoriscono l’apprendimento dei bambini. Esse sono dotate di ampie superfici vetrate e di lucernari che garantiscono un’ottimale illuminazione e ventilazione naturale. Le aule si aprono su logge coperte e protette che proiettano gli sguardi verso lo spazio esterno, garantendo un dialogo diretto con il giardino. Le sezioni comunicano tra di loro attraverso uno spazio flessibile che ha la duplice funzione di atelier e di riposo. Le grandi vetrate, nei mesi invernali, divengono dei sistemi solari passivi, che permettono di accumulare l’energia solare e di trasferirla all’interno dell’edificio. Nei mesi più caldi, invece, il surriscaldamento degli ambienti interni è controllato mediante frangisole in alluminio che consentono una buona schermatura della facciata.

Text provided by the architect

House in Xalapa di Lopez Gonzalez Studio

   

ARCHITECT:

Lopez Gonzalez Studio

PHOTO:
 

César Béjar Studio

YEAR:

2021

LOCATION:

Xalapa, Veracruz, México

LINKS:
 
Lopez Gonzalez Studio, @lopezgonzalezmx,

César Béjar Studio, @cesarbejarstudio

 

 

Pensata per una famiglia in crescita, la casa propone una forma di abitazione organizzata attorno a un dialogo continuo con il paesaggio in cui si trova. L’esterno scuro gli conferisce un aspetto solido, evocando allo stesso tempo la possibilità di una casa scolpita all’interno di una formazione rocciosa. Alcuni gesti formali completano questa suggestione, come il sezionamento dei volumi della casa che allude alla forma di una fessura, o le finestre che compaiono sporadicamente, ma con un ritmo equilibrato, in diversi punti del muro. Inoltre, il tour all’interno propone un gioco di luci e ombre mutevoli, con percorsi che si aprono e si chiudono, si stringono e si allargano e sfociano in spazi aperti che assicurano aria fresca e privacy.

Terrazze e finestre consentono un dialogo in evoluzione con l’ampia vegetazione che circonda il parco. Nell’ecosistema della casa, le piante diventano protagoniste, stabilendo un rapporto simbiotico simile a quello reciprocamente concordato tra il muschio o l’amato con la roccia. All’interno, le finestre di diverse dimensioni e forme diventano aperture che incorniciano elementi naturali, invitano lo spettatore a contemplare il colore verde e illuminano tutti gli spazi. Allo stesso tempo, queste finestre confondono la soglia che separa interno ed esterno, generando una sensazione di espansione. All’esterno, una volta che lo spettatore supera le piante che circondano e nascondono l’edificio come un tesoro perduto in fondo a un tronco, le finestre offrono fugaci scorci di vita, se non altro un insieme di suggestioni di ciò che vi accade ogni giorno. Di notte, la casa nera scompare nell’oscurità. Ciò che rimane sono piccoli squarci di luce che rivelano una serie di immagini quotidiane.

Text provided by the architect, full text english version

K & T’s Place di Nielsen Jenkins

ARCHITECT:

Nielsen Jenkins

PHOTO:
 
Shantanu Starick
 

YEAR:

2019

LOCATION:

South Brisbane, Australia

LINKS:
 
Nielsen Jenkins, @nielsen.jenkins, Shantanu Starick, @shantanustarick
 

 

K & T’s Place è la ristrutturazione di una tradizionale casa in stile “Queenslander” in un sobborgo di Brisbane in rapido sviluppo. La casa e il giardino occupano uno degli ultimi blocchi residenziali in piedi in questa zona e il progetto cerca anche una soluzione per difendersi dai nuovi e vicini palazzi di 16 piani a ovest e dallo sviluppo urbanistico previsto a sud. I requisiti originali del brief erano solo per uno spazio coperto e due nuove camere da letto al piano di sotto, ma invece il progetto comprende anche una serie di pianerottoli occupabili che si trovano sotto la chioma di un imponente albero di fico e consentono un uso flessibile e un collegamento regolabile tra livelli. Uno dei clienti è un artista e ha il suo studio nello spazio sottotetto sotto l’edificio che a volte funge anche da piccolo spazio galleria, e questi pianerottoli consentono a queste funzioni di estendersi sia verso l’esterno nel giardino che verticalmente nelle aree più domestiche della casa.

Al piano superiore, piccolissimi interventi consentono al piano un tempo insulare e buio di funzionare come tre “strade” di diversi livelli di esposizione e occupazione, con collegamento fronte e retro alla luce e al verde. Il tradizionale ingresso centralizzato e il corridoio sono stati mantenuti ma risolti sul retro dell’edificio in un camino in muratura che costituisce una base per la struttura e la circolazione allo stesso modo. 

Text provided by the architect, full text English version

Dodo van di Juan Alberto Andrade, María José Váscones

ARCHITECT:

Juan Alberto Andrade, María José Váscones

PHOTO:
 
JAG Studio
 

YEAR:

2021

LOCATION:

Ecuador
 
LINKS:
 
 

 

Il Dodo Van è una pratica progettuale incentrata su limiti, trasformazione e spazialità. Il progetto ha portato con sé uno spazio condizionato da una Chevy Van del 1993 che doveva diventare una casa mobile per gli utenti. Il risultato architettonico risponde alla risoluzione dei bisogni di una giovane coppia, che, attraverso un lavoro partecipativo con le comunità locali, intende esplorare nuovi luoghi, portando con sé l’essenziale.

Il programma architettonico, contenuto in 5mq di intervento, prevede: sedili per il trasporto da 4 a 6 persone, un tavolo portatile per mangiare e/o lavorare, un letto per due persone, un angolo cottura, e ripostiglio. L’area condiziona lo spazio: sviluppando un progetto sufficientemente flessibile da adattarsi alle diverse situazioni quotidiane, risolvendo i bisogni primari dell’abitare.

Sono state sviluppate strategie progettuali che hanno permesso di trasformare lo spazio in varie configurazioni a seconda delle sue esigenze, in base alla decisione di liberare la circolazione longitudinale e mantenere la morfologia interna del veicolo.

I fianchi longitudinali sono stati classificati con elementi che contengono servizi e funzioni. Un grande “elettrodomestico” divide tacitamente lo spazio in terzi, lasciando la cucina nella prima parte, con un rapporto più diretto con l’esterno, il ripostiglio nella seconda, e lo spazio abitativo come terzo tratto.

Sono stati utilizzati pannelli di compensato da 6 mm per il rivestimento del veicolo e pannelli da 12 e 15 mm per il pavimento e gli elettrodomestici, con una finitura opaca naturale per aumentare lo spazio interno. La lana minerale è stata utilizzata come sistema di isolamento termoacustico, sul pavimento, sulle pareti e sul soffitto.

Il Dodo Van dispone di un impianto elettrico autogenerato basato su una batteria indipendente collegata all’alternatore del veicolo, un trasformatore da 110v e una rete di luci e prese; oltre a un sistema idrico e di drenaggio con serbatoi di accumolo.

Text provided by the architect

Tres Árboles House di dıreccıon | arquitectura + interiores

ARCHITECT:

dıreccıon | arquitectura + interiores, studio owned by Mariana Morales

PHOTO:
 

Fabian Martínez

YEAR:

2021

LOCATION:

Valle de Bravo, Estado de México

LINKS:
 

Fabian Martínez, @fabianml, dıreccıon@direccion.mx

 

 

Casa Tres Árboles, sviluppata dallo studio di Mariana Morale, dıreccıon, è un progetto di ristrutturazione di una vecchia casa per weekend di 25 anni nella Valle de Bravo, in Messico. Il punto di partenza per la progettazione è stata la direttiva del cliente: dare alla casa una “rinfrescata” con nuove finiture per accogliere visite più frequenti e mantenendo l’atmosfera di un luogo per fine settimana.

La casa aveva un arredamento messicano di campagna con una piccola sala da pranzo e alcuni spazi con poca luce naturale. La sala da pranzo e il soggiorno erano separati da un muro e da un camino, ogni camera con il proprio solarium e la maggior parte degli spazi abitativi erano separati da uno o due gradini. Porte e finestre strette davano accesso ai prendisole che erano divisi all’esterno da muri.
La sfida più grande che ha dovuto affrontare la ristrutturazione dell’abitazione è stata il terreno sconnesso con pronunciata pendenza in cui si trova. Sono state apportate alcune modifiche: sono stati rimossi i muri, eliminati i dislivelli, sgomberati gli spazi e ampliate le aperture per un maggiore flusso di luce naturale. Le due nuove colonne aggiunte, messe a terra a 65 piedi più in basso, ora sostengono la trave principale del piano terra, consentendo di rimuovere il muro divisorio tra sala da pranzo e soggiorno.
Dal parcheggio a livello della strada una scala discendente è l’accesso principale alla casa. I gradini costeggiano un bellissimo albero e fioriere in pietra piene di verde conducono a un piccolo patio. Un bagno e un tetto inclinato sono stati rimossi per un accesso pulito e unificato ed è stata costruita una nuova fioriera ricoperta di filodendro winterbourn, chiodi di garofano, felce blu, erba liriope e felce davallia. Questi elementi insieme costituiscono il progetto del portico esterno primario.
Una volta all’interno, gli ospiti vengono accolti da un luminoso foyer a doppia altezza riempito di luce naturale proveniente dalla cupola di vetro in cima. Questa sala decisamente scolpita è lo spazio privilegiato per soffermarsi e lasciarsi avvolgere dalla serenità materica della casa. L’albero dall’ingresso può essere visto attraverso una grande finestra. Un alto muro è stato costruito per nascondere la scala e su una parete opposta un dipinto nero di Beatriz Zamora completa il progetto. Uno spostamento del livello del pavimento fornisce una soglia; il foyer funge da gateway che collega gli spazi privati ​​– camere da letto al piano superiore e comuni – e zona giorno al piano terra, spazi della casa.
Con la ristrutturazione, i soggiorni e le sale da pranzo sono ora aperti a un nuovo prendisole integrato con aperture dal pavimento al soffitto e si fondono in un unico spazio abitativo. Questa area comune comune diventa il centro energetico della casa, dove si svolgono la maggior parte delle attività domestiche. All’esterno, un braciere in pietra realizzato su misura in collaborazione con PAAR, è il luogo di ritrovo notturno perfetto per la famiglia e durante la stagione delle piogge, quando viene utilizzato raramente, funge anche da punto di abbeveraggio per gli uccelli locali. Tutte le aree comuni e di sosta, sia interne che esterne, offrono una vista eccezionale sul lago.
I materiali scelti per questo progetto sono caldi e naturali alla vista e al tatto. Su espressa richiesta del cliente, sono stati conservati gli andrion in legno e le tegole del tetto. La pavimentazione del foyer è stata studiata appositamente per integrare i due elementi utilizzati in tutta la casa: il legno – nella stessa tonalità del soffitto – e il microcemento nero. Le pareti erano intonacate e dipinte in una tonalità grigio-marrone chiaro. Il pavimento del portico, dei patii e del solarium sono in pietra tlalpujahua testurizzata, tagliata su misura disegnata da dıreccıon. Il lino era il tessuto preferito per la sua essenza di fibra naturale e il colore terracotta sul divano, che evoca le vesti dei monaci tibetani, esalta la tavolozza generale dei toni della terra.

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Mt Coot-tha House di Nielsen Jenkins

ARCHITECT:

Nielsen Jenkins

PHOTO:
 

Tom Ross 

YEAR:

2019

LOCATION:

Brisbane, Australia
 
LINKS:
 
Nielsen Jenkins, @nielsen.jenkins, Tom Ross, @tomross.xyz,

Sandra Okalyi, @sandraokkalyiart


  
 

 

Mt Coot-Tha House è un progetto per la sorella di Morgan Jenkins, il suo partner e i loro due figli in un isolato deserto vicino alla loro casa d’infanzia.

Due vincoli di progettazione chiave di esposizione a pendii e incendi boschivi sono stati sovrapposti a una comprensione radicata di questo luogo e delle persone che lo abiteranno, per esplorare idee di connessione e rifugio all’interno di un paesaggio molto più ampio.

A volte, la pendenza del sito è quasi 1:2. La pianta dell’edificio prevede sia una scala centrale ed efficiente che corre direttamente nel profilo della collina (espresso come un asse di blocco a scala civica alla scala degli alberi della gomma), sia un percorso più tortuoso e informale attraverso i contorni – attraverso scale, panche, sedili e muretti. Fatta eccezione per il livello garage, la casa è essenzialmente un edificio a un piano allungato sul pendio della collina. Questi piccoli spostamenti di sezione consentono uno spazio cortilizio interrato adiacente alla zona giorno della casa che diventa una sorta di ‘verde villaggio’ attorno al quale si vivono i rituali della vita quotidiana. Un’alta linea di cresta a ovest ha consentito di disporre gli elementi costruiti per definire il cortile che si apre in questa direzione e consente alla luce di entrare nella casa il più a lungo possibile nel pomeriggio.

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Casa del Sapo di Espacio 18 Arquitectura

ARCHITECT:

Espacio 18 Arquitectura

PHOTO:
 
Onnis Luque, Fabian Martinez
 

YEAR:

2021

LOCATION:

Mexico
 
LINKS:
 
 

Per due anni, due mesi e due giorni, lo scrittore Henry David Thoreau visse in una capanna che si costruì a Walden Pond, nel Massachusetts, la sua città d’infanzia. In uno spazio di circa 3 m x 4,5 metri in riva al lago, si è sviluppato come un individuo isolato dalla società in cerca di ispirazione dalla natura e dalle sue origini. Il suo tempo passato nella baita, gli ha permesso di valorizzare ciò che è veramente necessario e il rispetto della vita stessa che lo porta a rinnovarsi come essere umano e a combattere sui temi sociali alla fine della sua vita. Ciò significa che è divertente come il rospo sia diverso quando entra rispetto a quando esce dallo stagno.
La casa del Sapo ha iniziato a soddisfare un programma di bisogni attraverso un atteggiamento architettonico che si riflette nel contesto, nella comunità e nei risultati delle azioni che stiamo trasmettendo alle generazioni future. È un progetto che è cresciuto enormemente anche anni prima ancora che si pensasse di essere costruito, un progetto che è arrivato attraverso segni e intuizioni, che a poco a poco ha aperto porte e costruito ponti tra persone che dovrebbero essere unite.
La casa del Sapo è la casa di tutti, è diventata un ritrovo, Sapo è unione, una casa famiglia, un rifugio, uno spazio inclusivo, uno spazio sicuro, una casa di riposo, una scuola, un luogo dove i bambini possono imparare a nuotare, dove possono mandare le tartarughe nell’oceano, un frutteto, un posto dove mangiare e bere mezcal, un posto per gli amici, un posto dove crescere, la casa di Pau e Mario… Quando riesci a mostrare il tipo di rispetto che un posto merita, dal momento stesso in cui dici alla comunità cosa hai intenzione di fare, ti abbraccia, il che deve essere reciproco.
La casa è stata progettata dal luogo stesso, “due pietre che guardano il mare, bramando la sua atemporalità”, la prima cerca l’alba e l’altra il tramonto, dove lo spazio tra loro mostra il mare, la bellezza della costa Oaxaqueña, e crea uno spazio flessibile per chi la abita, che la adotterà nel suo personale modo di essere.

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Caserío Azkarraga di BABELstudio & BONADONA Arquitectura

ARCHITECT:

BABELstudio and BONADONA Arquitectura

PHOTO:
 

Biderbost Photo

YEAR:

2021

LOCATION:

Barrio Aldana, Basque Country / Spain

LINKS:
 

BABELstudio, Biderbost Photo, BONADONA, @biderbost_photo

Situato su una remota collina tra il parco naturale di Urkiola e la riserva della biosfera di Urdaibai, il sito del progetto si trova leggermente separato da un gruppo di case coloniche storiche del Barrio Aldana, un nucleo di edifici tutelati. La ricostruzione dell’ex Caserío Azkarraga di BABELstudio accoglie tre usi diversi ma interconnessi su un terreno precedentemente occupato da una casa in pietra a due piani e da alcuni annessi. L’edificio originario della metà del XIX secolo e il suo ampliamento più recente, ad un piano, sono stati trovati in rovina con solo le murature perimetrali, in parte profonde fino a un metro, conservabili. La struttura del tetto, così come gli elementi strutturali interni, sono stati riscontrati crolli a causa del lungo periodo di abbandono dell’edificio.

Restrizioni edilizie obbligavano a mantenere l’impronta originale dell’edificio, compreso il volume annesso, ma consentivano modifiche sostanziali nell’altezza dell’edificio, nelle aperture delle facciate e nella selezione dei materiali.

Essendo l’edificio in rovina e avendo – pur situato in un’area vincolata – una certa libertà in termini di design e materiale, il progetto di “ricostruzione” ha presentato un’opportunità per ripristinare un paesaggio tipico rimuovendo tutte le caratteristiche architettoniche contrastanti. Il design del progetto si presenta come un’architettura contemporanea e minimalista che si integra negli aspetti formali e volumetrici del suo contesto architettonico.

L’obiettivo del progetto era trovare una soluzione di design adeguata per la nuova casa e il rifugio dei clienti – uno chef con sede a Bilbao che gestisce un rinomato ristorante – sua moglie e socio in affari dei loro tre figli. Inoltre, un nuovo ristorante – La Revelía – dedicato alla cucina regionale e ai prodotti locali e un annesso agriturismo dovevano essere integrati in un unico volume compatto.

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Can Lliro Coffee-Concert Refurbishment di Aulets Arquitectes + Carles Oliver

ARCHITECT:

Aulets Architecture, Carles Oliver

PHOTO:
 
José Hevia
 

YEAR:

2019

LOCATION:

Manacor, Mallorca, Spain
 
LINKS:
 
 

A Manacor, nella parte orientale dell’isola di Maiorca, c’è una grande effervescenza di gruppi musicali, cantautori e artisti emergenti che non avevano uno spazio per suonare. La famiglia Lliro ha voluto rispondere a questa esigenza sociale, e trasformare il caffè che gestisce da più di 30 anni, un’istituzione locale, in una sala da concerto.
L’adeguamento ad un caffè-concerto ha comportato la modifica dell’acustica e il rinnovo della cucina, dei bagni e degli impianti alle normative vigenti. La trasformazione è stata realizzata con il minor numero di risorse possibili e con l’obiettivo di far sì che la clientela si senta al solito Can Lliro, cioè si senta a casa.
Per preservare questa essenza, abbiamo voluto rendere visibile la storia del luogo, riunendo le diverse fasi del luogo: agli inizi del ‘900 era una casa (Can Lliro significa casa di Lliro). Negli anni ’50, un forno per il pane. Dagli anni ’80, un bar, e ora, nel 2020, il caffè-concerto.

NON FARE/ANNULLARE

Abbiamo seguito la procedura del ‘Da non fare’, quindi sono state esposte tracce di muri, resti di legno e intonaco dei vecchi controsoffitti e vecchie mattonelle idrauliche del pavimento. Sono stati conservati anche il vecchio bar, i tavoli in marmo ‘macael’ e le sedie e gli sgabelli in ecopelle nera, in servizio da 30 anni. Inoltre, i mattoni del forno per il pane e le lastre di ferro sono stati riutilizzati per costruire le nuove toilette.

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BOX di Tiago Sousa

ARCHITECT:

Tiago Sousa

PHOTO:
 

Ivo Tavares Studio

YEAR:

2021

LOCATION:

Romarigães, Paredes de Coura, Portugal
 
LINKS:
 
Moradia Box em Paredes de Coura do Arquitecto Tiago Sousa e fotografia de Ivo Tavares Studio

Un progetto riabilitativo rappresenta sempre il conflitto tra la memoria delle esperienze passate e le pulsioni del vivere contemporaneo.

Il volume esistente ha una configurazione singolare: di forma rigida e di costruzione rozza, simile alla tipica casa Minho.

È un edificio che si relaziona intimamente con il luogo in cui si trova, una sorta di “piazza” rurale non sofisticata ma affascinante.

In questo contesto proponiamo un volume nuovo e contemporaneo, con l’intento di suscitare sentimenti contraddittori nell’osservatore. Esplora l’equilibrio e la tensione tra l’esistente e la forma proposta. Il suo colore, materializzazione, forma e posizione, provoca una distinzione intenzionale tra il “vecchio e il nuovo”.

Lo scopo di questo progetto è una casa unifamiliare.

Il programma si sviluppa su due livelli: spazi sociali al piano inferiore, due camere da letto e un bagno al piano superiore.

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Moradia Box em Paredes de Coura do Arquitecto Tiago Sousa e fotografia de Ivo Tavares Studio
Moradia Box em Paredes de Coura do Arquitecto Tiago Sousa e fotografia de Ivo Tavares Studio

Villa L di Pool Leber Architekten

ARCHITECT:

Pool Leber Architekten

PHOTO:
 
Brigida González
 

YEAR:

2020

LOCATION:

Gräfelfing, Munich, Germany
 
LINKS:
 
 

Villa L, una casa unifamiliare contenente un’ala per uffici e un appartamento per una ragazza alla pari, è scolpita come un monolite di cemento massiccio. È come sembra: dentro e fuori il cemento, senza ulteriore isolamento o rivestimento.

La forma cristallina prende spunto dagli edifici circostanti: compatte case singole degli anni ’30 con tetti a padiglione che sorgono all’angolo di ampi giardini. Qui, l’oggetto a sei lati è inclinato per lasciare spazio a nord-ovest per il garage e per consentire un ampio giardino a sud.

La pianta si sviluppa intorno ad un vano scala a forma di losanga, che costituisce il nucleo portante e integra il vano centrale di servizio. Attorno a questo elemento centrale sono disposte le stanze, ognuna aperta su diversi spazi esterni.
Al piano terra la cucina confina con la zona giorno/pranzo e si apre verso un terrazzo sul lato est. Dietro la zona cucina si trova un piccolo appartamento per una ragazza alla pari, con ingresso indipendente e un piccolo giardino privato a nord-est. Gli spazi accessori come ripostiglio e guardaroba sono interconnessi con la camera alla pari e la cucina, mentre si aprono direttamente sul garage.
Il livello superiore è organizzato con le camere dei bambini, la camera da letto principale e la camera degli ospiti da un lato e uno spazio ufficio dall’altro. L’ufficio ha l’ingresso principale da una scala separata che sale dal viale principale ma vi si accede anche dall’interno della casa. La stanza più a sud può essere aggiunta in modo flessibile all’insieme dell’ufficio o utilizzata come stanza dei bambini nella casa privata.

Text provided by the architect, full text english version.

Le Clos Douet di Altobraco

ARCHITECT:

Altobraco

PHOTO:
 
Simone Bossi
 

YEAR:

2020

LOCATION:

Heuland, France
 
LINKS:
 
 

La terra è nel territorio umido, rurale e verde della Normandia e più precisamente nel nord-est del Calvados. Il progetto, situato a 10 km dal mare, ha caratteristiche molto marcate della regione della Bassa Normandia. Il corpo principale della casa è una costruzione a graticcio, tetto di paglia e base in pietra ed accoglie la sua estensione dal linguaggio contemporanea per offrire a questa famiglia un ulteriore xx m².

Il progetto fa parte di un contesto e di un’architettura tipica della regione della Bassa Normandia. La casa è organizzata in due parallelepipedi rivestiti in legno, la cui semplicità mette in risalto i ritmi della natura circostante. L’inserimento parallelo di volumi tra un muro in pietra e un nuovo muro in legno permette di creare diverse possibilità per avere un giardino intorno alla casa. Orienta anche lo sguardo in mezzo al campo. Il primo blocco verticale dialoga con l’altezza degli alberi. Accogliendo le stanze, lascia che godano della vista dei ramages al piano di sopra. Nella seconda, più bassa e allungata, la cucina, la sala da pranzo e il soggiorno sono organizzati in fila da una successione di aperture monumentali definite dalla facciata. Questa disposizione allinea lo spazio interno con la prospettiva delle due navate, senza alterare la sensazione di essere in una stanza, avvolgente e protettiva. La casa risponde così alle sfide del luogo: sfrutta la grande prospettiva generata dai viali piantati e trova il suo equilibrio con l’intensità del bosco.

Text provided by the architect

Formentera social housing di Carles Oliver

ARCHITECT:

Carles Oliver

PHOTO:
 
José Hevia
 

YEAR:

2017

LOCATION:

Formentera, Spain
 
LINKS:
 
 

La proposta prevede la realizzazione di un prototipo di edificio e il suo monitoraggio con la collaborazione dell’Università delle Isole Baleari per verificare il corretto funzionamento delle soluzioni adottate, con l’obiettivo di fornire dati contrastanti alla Commissione Europea per la redazione della futura normativa ambientale per edifici dal 2020.

Il Prototipo è costituito da 14 unità abitative pubbliche nell’isola di Formentera e mira a dimostrare la fattibilità di sviluppare un edificio residenziale multifamiliare riducendo l’impronta ecologica associata delle seguenti percentuali:

50% di consumo energetico durante la COSTRUZIONE.
75% di consumo energetico durante la VITA UTILE.
60% Consumo di ACQUA.
50% Produzione di RIFIUTI.

Il principale aspetto innovativo è la riduzione del 50% delle emissioni di CO2 durante l’esecuzione dei lavori.

Per farlo si propone una opportuna selezione di materiali, preferibilmente a bassa energia incorporata, recuperando, per quanto possibile, tecniche di architettura vernacolare:

1. Rifiuti e materie prime locali che richiedono processi industriali trascurabili.
2. Materie prime o verdi rinnovabili locali.
3. Materie prime rinnovabili o verdi non locali con etichetta ecologica.4. Materiali riciclati o provenienti da altre aree che richiedono processi industriali a basso consumo.

Ad esempio è stata utilizzata la Posidonia Oceanica secca per l’isolamento termico λ=0,044W/mK, la calce idraulica naturale NHL-5 per le strutture perché la calce non ha bisogno di benzina per la sua produzione, e riutilizzato finestre e listelli provenienti dai rifiuti. Quindi proponiamo un cambio di paradigma:

“Invece di investire in un impianto chimico situato a 1.500 km di distanza, investiamo lo stesso budget in manodopera locale non qualificata, che dovrebbe stendere l’erba di Nettuno ad asciugare al sole e compattarla in pallet, ottenendo 15 cm di isolamento sul tetto. Inoltre, risulta che il sale marino agisce come un prodotto biocida naturale ed è completamente rispettoso dell’ambiente”.

Questo modello di architettura locale, dove il progetto diventa una mappa delle risorse del territorio, mostra che lontano dalle grandi città i sistemi più sostenibili sono a portata di mano e noi li stiamo lasciando scomparire: l’artigianato locale della produzione biologica con materie prime di Km 0.

Text provided by the architect

Study Rooms of the International School of Palmela di Estúdio AMATAM

ARCHITECT:

Estúdio AMATAM

PHOTO:
 
Sérgio Garcês Marques
 

YEAR:

2018

LOCATION:

Palmela, Portugal
 
LINKS:
 
 

In che modo la costruzione modulare può aiutare a completare un programma di scuola internazionale quando si dispone di poco spazio e costi controllati? Un frutteto è stato modificato e interconnesso, contribuendo a creare l’ambiente di apprendimento più favorevole in queste aule modulari.

L’intervento al frutteto della Scuola Internazionale di Palmela ha voluto integrare le strutture esistenti attraverso una nuova area di locali di appoggio (a costi controllati) realizzata in un’area del frutteto esistente.
Dati questi vincoli, il programma è stato affrontato attraverso la costruzione modulare, creando quattro moduli con un’interpretazione contemporanea, esplorando le possibilità della costruzione modulare in legno e la sua versatilità spaziale.
Sono stati proposti tre diversi moduli stanza e uno per i servizi igienici, dislocati in tutto il frutteto in un totale di otto moduli.

Text provided by the architect, full text english version.

Wakehurst Road di Matthew Giles Architects

ARCHITECT:

Matthew Giles Architects

PHOTO:
 
Lorenzo Zandri
 

YEAR:

2021

 
Questo hub centrale diventa un nodo attorno al quale ruota tutto il resto. La vita sociale della famiglia può ora fluire senza soluzione di continuità da una stanza all’altra, giù e nella stanza dei giochi per bambini al piano seminterrato, un angolo biblioteca e uno studio sul pianerottolo immediatamente sopra.

Text provided by the architect

Kult di Pool Leber Architekten + Bleckmann Krys Architekten

ARCHITECT:

Pool Leber Architekten, Bleckmann Krys Architekten

PHOTO:
 
Brigida González
 

YEAR:

2018

 
 

Citazione: i mattoni uniscono i diversi edifici esaltandone le identità singolari.

Il kult è un nuovo centro culturale per la città di Vreden e un vivace punto focale del suo percorso culturale. Unisce un museo storico-artistico di 1.400 mq con l’amministrazione culturale del quartiere, l’archivio locale, un’area didattica, un punto di informazione turistica e spazi per eventi e mostre temporanee.
Il centro mira a percorrere la linea delicata tra l’integrazione sensibile nel patrimonio medievale e la creazione di un punto di riferimento contemporaneo che contribuisca attivamente alla vita culturale e sociale di Vreden. La sua plasticità si sviluppa direttamente dal contesto, estendendo la struttura su piccola scala delle abitazioni lungo le mura medievali di Vreden e definendo il confine della città.

Text provided by the architect, full text english version

E-goi & Clavel´s Kitchen Offices di Paulo Merlini arquitetos

ARCHITECT:

Paulo Merlini arquitetos

PHOTO:
 
Ivo Tavares Studio
 

YEAR:

2020

LOCATION:

Avenida Menéres, Matosinhos, Portugal
 
LINKS:
 
 
Escritorios E-Goi em Matosinhos do Atelier de Arquitectura Paulo Merlini e fotografias de Ivo Tavares Studio

I clienti già possedevano il magazzino adiacente all’area di intervento dove hanno sede le aziende, ma con la sua crescita esponenziale l’esigenza di aumentare lo spazio fisico dell’azienda è diventata impellente.

Le principali sfide di questo intervento sono state l’interconnessione dei due capannoni, al fine di poter saldare lo spazio originario e il nuovo nel modo più fluido e naturale possibile per la creazione di dinamiche tra le due aziende, che seppur distinte , lavorano in sinergia.

Uno degli aspetti più importanti nella progettazione della sede di un’azienda è creare uno spazio che esprima e sia in linea con la cultura aziendale.

In questo caso, sia la cucina E-goi che quella di Clavel, presentano un tipo di gestione piuttosto informale, anche se estremamente professionale, e ci hanno chiesto uno spazio che lo esprimesse, uno spazio fluido, uguale, eterogeneo e senza pretese.

In termini di funzionalità il nuovo spazio doveva garantire molta flessibilità spaziale, per rispondere alla crescita dell’azienda, includere un nuovo studio fotografico, diverse sale riunioni, alcune formali, altre informali, cabine per videochiamate e uno spazio da pranzo che potesse ospitare almeno un centinaio di persone alla volta.

Text provided by the architect, full text english version

Escritorios E-Goi em Matosinhos do Atelier de Arquitectura Paulo Merlini e fotografias de Ivo Tavares Studio
Escritorios E-Goi em Matosinhos do Atelier de Arquitectura Paulo Merlini e fotografias de Ivo Tavares Studio