Villa Pelícanos di Main Office

ARCHITETTO:

Main Office

PHOTO:
 
Rafael Gamo
 

ANNO:

2020

LUOGO:

Sayulita, Nayarit, Mexico
 
LINKS:
 
 

Lo studio MAIN OFFICE, con sede in Messico e Svezia, ha recentemente ampliato e rianimato Villa Pelícanos, un complesso residenziale esistente risalente agli anni ’80 e immerso nel paesaggio tropicale della costa occidentale del Messico. Situato a Sayulita, una località balneare che è una destinazione popolare per i ritiri di salute, benessere e surf, il progetto è composto da una serie di abitazioni individuali simili a padiglioni che scendono da un pendio di fronte all’Oceano Pacifico.

Immerso nella giungla, il nuovo complesso turistico, circondato da una vegetazione lussureggiante e dotato di una propria spiaggia privata, può ospitare fino a 20 ospiti e trasuda l’atmosfera dolce di un ritiro yoga.

Gli architetti hanno ridisegnato otto ville e un’area comune in cima alla collina comprendente una cucina condivisa, una sala da pranzo e una piscina, preservando i riferimenti all’estetica africana, che riflettono l’eredità del precedente proprietario del resort, originario del Sud Africa . Di conseguenza, il progetto combina ecletticamente elementi messicani e un’atmosfera africana.

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Loensdelle bis di Poot architectuur

ARCHITETTO:

Poot architectuur

PHOTO:
 
 Jef Jacobs   
 

ANNO:

2019

LUOGO:

Antwerp, Belgium
 
LINKS:
 
 

Una scuderia viene trasformata in una casa. Il grande spazio è impressionante e magnifico. Nel corso della storia l’edificio è stato ricostruito più volte. Questo ha creato una strana composizione di finestre. Abbiamo visto la bellezza di questo e voluto migliorarne ulteriormente questo “windowshuffle” aggiungendo lucernari. Gli ulteriori interventi sono minimi: sono state aggiunte alcune aperture finestra a tetto, il piano sottotetto sarà sostituito da un nuovo tavolato con soppalco, verrà aggiunto un vano scala e un vano cucina. Nient’altro. 

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House for two artists di Förstberg Ling architecture

ARCHITETTO:

Förstberg Ling architecture

PHOTO:
 
Markus Linderoth
 

ANNO:

2020

LUOGO:

Röstånga, Sweden
 
LINKS:
 
 
 

Costruito per il designer industriale Jenny Nordberg e l’artista Andreas Kurtson come ampliamento di una villa più vecchia, House for two artist aveva un semplice brief: creare un grande spazio atelier aperto a un budget basso.
L’impronta quadrata e le pareti di blocchi di calcestruzzo del nuovo edificio erano un modo economico per creare lo spazio richiesto.
Portate dal muro di blocchi di cemento, le travi lamellari libere e i sedici lucernari creano uno spazio flessibile che può essere configurato in base alle mutevoli esigenze dei suoi proprietari.
L’esterno delle pareti e del tetto, con il suo ampio sbalzo, è rivestito con un feltro di catrame nero pece, in contrasto con l’interno luminoso.

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Paradisveien di Arkitekt Folstad Knut

ARCHITETTO:

Arkitekt Folstad Knut 

PHOTO:
 
Arkitekt Folstad Knut 
 

ANNO:

2018

LUOGO:

Stavanger, Norway
 
LINKS:
 
 
 

Ristrutturazione di una villa in legno antica di un secolo a Stavanger in Norvegia. La costruzione in legno aveva un potenziale nella sua logica simmetrica e la priorità divenne il decluttering degli spazi, rafforzando la pianta a croce fiancheggiata da due balconi su entrambi i lati e poiché il budget era strettamente limitato, creando una forte gerarchia che coinvolgesse la rivelazione di quanta più bellezza possibile inerente a l’edificio. Per molti aspetti è un piccolo progetto, ma pone molte domande: come si crea un senso di generosità e spazio esplorabile all’interno di un’area relativamente limitata?

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House for mother di Förstberg Ling architecture

ARCHITETTO:

Förstberg Ling architecture

PHOTO:
 
Markus Linderoth
 

ANNO:

2016

LUOGO:

Linköping, Sweden
 
LINKS:
 
 

“House for mother” è la prima casa completata da Förstberg Ling, un progetto iniziato nel 2013 come parte della mostra sull’edilizia abitativa a Linköping, Vallastaden del 2017. La casa è concepita come abitazione e studio per la madre di Björn Maria, bibliotecaria ed entusiasta tessitore.

“House for mother” è una casa che bilancia la spazialità con stanze intime – semplicità formale con forte materialità. La facciata in alluminio ondulato grezzo crea un gioco variabile di luci e ombre durante il giorno, una ricca matericità che contrasta con la sua semplice espressione. Le travi in ​​legno e le capriate insieme alle pareti rivestite in compensato donano calore agli interni. Il pavimento in cemento è una superficie durevole e bella per l’uso quotidiano, piegata su una panca bassa lungo il perimetro dell’edificio.

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Marco Costanzi: progettare per il mondo del lusso

Novembre 2020

NOME:

Marco Costanzi

INTERVISTA by:

Andrea Carloni e Carlotta Ferrati

LINKS:

Marco Costanzi

Larga parte delle risorse dello studio sono dedicate a seguire aziende che lavorano nella moda.

Sicuramente con l’arrivo dell’e-commerce l’approccio alla vendità è stato completamente stravolto.

I grandi marchi possiedono una grande quantità di dati forniti dal monitoraggio del comportamento dei clienti

ho una grande passione per la nautica ed il poter lavorare per Perini Navi mi rende molto felice.

Lo studio di Marco Costanzi è per molti brand che operano nel mondo del lusso un referente sicuro a cui affidarsi per la progettazione di nuovi spazi dedicati al retail ed alle molte altre attività che spesso vengono richieste.
Come vedremo durante l’intervista dietro al fascino di questi importanti interventi c’è un lavoro di alta professionalità ed il successo dello studio di Marco Costanzi sta nel saper coordinare e trovare il giusto equilibrio tra i tanti fattori che vengono messi in campo per la realizzazione di questi spazi. Infatti se da una parte l’architetto deve assimilare le esigenze ed identità del brand dall’altro deve essere in grado di filtrare ed adattare tutto ciò alla normativa e cultura del luogo dove lo spazio verrà costruito. Fra le tante longeve collaborazioni che possiamo ricordare c’è sicuramente quella con il gruppo Fendi per il quale ha realizzato anche il loro headquarter all’interno del Palazzo della Civiltà Italiana all’Eur. Marco Costanzi è riuscito anche a trasformare la sua passione per la vela ed il mondo della nautica in un’occasione di lavoro, infatti sta progettando insieme a Franco Romani due imbarcazioni per Perini Navi.

Possiamo dire che il suo studio è specializzato nel fornire un servizio di progettazione architettonica per i brand della moda? 

Sì, possiamo dirlo tranquillamente. Larga parte delle risorse dello studio sono dedicate a seguire aziende che lavorano nella moda.

Ho iniziato questo lavoro molto presto e quasi per caso, negli anni ‘90 ai tempi dell’università. Per mantenermi facevo il commesso in un negozio di abbigliamento ed un giorno il proprietario mi chiese se mi sarebbe piaciuto progettare la nuova veste del negozio. Da lì sono partito e non mi sono più fermato.  Sono molto affezionato a quel piccolo negozio e mi rende molto felice sapere che dopo 30 anni è ancora lì come l’ho progettato.

L’e-commerce sta cambiando a livello planetario i meccanismi di vendita al dettaglio. In qualche maniera, questa rivoluzione influisce sul modo di concepire uno spazio fisico destinato alla vendita?

Sicuramente con l’arrivo dell’e-commerce l’approccio alla vendità è stato completamente stravolto. Ha segnato l’inizio di nuove, ma anche la fine, di molte attività commerciali. I multibrand sono quelli che ne hanno risentito di più. 

Il negozio fisico, anche se oggetto di molti cambiamenti, rimane e credo che rimarrà sempre, perché molte persone anche le più giovani sentono il desiderio di frequentare i negozi ed avere un contatto fisico con i prodotti.

A me sembra che i centri commerciali del lusso nelle grandi città stiano evolvendo rapidamente, sto pensando ad esempio a Rinascente a Firenze…

È un luogo che conosciamo bene perché stiamo lavorando su più piani del palazzo. 

Va detto che i monobrand, grazie anche alle loro ingenti risorse economiche, hanno gestito bene l’avvento dell’ e-commerce perché hanno affrontato questa rivoluzione su molteplici livelli. 

Nel caso di Rinascente, come di altre analoghe realtà nel mondo, abbiamo un commerciante multibrand che a sua volta può essere considerato un brand.

La caratteristica di questa tipologia di mall sta nella loro capacità di selezionare brand di alta qualità e di invitarli a realizzare continuamente nuovi allestimenti e negozi pop up al fine di avere una percezione sempre fresca e aggiornata dello spazio complessivo.

Ha dei materiali preferiti?

Va fatta una distinzione tra retail e residenze. 

Negli spazi destinati alla vendita, i materiali che vengono impiegati seguono molto le tendenze della contemporaneità e le esigenze comunicative del brand. 

In entrambe le tipologie di progetto la componente tempo è molto importante. Le prime sono destinate a durare relativamente poco e questo ci permette di utilizzare materiali, tecniche e composizioni più ardite. Nel caso delle abitazioni, destinate a durare molto di più nel tempo, abbiamo esigenze completamente diverse di utilizzo. Questo ci porta a prediligere l’uso di materiali naturali come il legno e la pietra che diventeranno sempre più belli negli anni.

Come funziona solitamente la progettazione di un negozio? Quali sono le fasi più importanti? Durante le fasi progettuali c’è un confronto anche con il direttore del visual merchandising?

Il processo cambia se il committente è un grande brand internazionale oppure un multibrand che possiede alcuni punti vendita. 

Nel primo caso vi sono molte più figure con cui confrontarsi, ma in entrambi i casi il nostro dovere è quello di ascoltare e capire le esigenze della committenza.

Nel caso di brand internazionali che possiedono negozi in luoghi molto diversi del pianeta come vi rapportate con il luogo?

Adesso stiamo facendo un lavoro a Cannes per Dolce e Gabbana ed il progetto è completamente diverso rispetto al negozio che abbiamo fatto a Dubai. I grandi marchi possiedono una grande quantità di dati forniti dal monitoraggio del comportamento dei clienti all’interno dei loro negozi. Queste informazioni influenzano molto l’aspetto progettuale dei negozi futuri. 

La costruzione di un negozio richiede molte risorse ed un marchio prima di realizzarlo vuole sapere perfettamente chi sono le persone che ci accederanno. 

Oltre ai dati di marketing dobbiamo confrontarci con la normativa del luogo che ha sua volta può essere sempre tradotta in dati.

Le aziende di moda ogni anno aggiornano o cambiano le proprie collezioni, credo che questo non possa accadere con l’immagine del negozio. Come si confronta con questo tema?

Anche in questo caso dobbiamo fare una distinzione tra monobrand e multibrand. 

All’interno di spazi grandi molti committenti chiedono di avere a disposizione delle aree da poter modificare spesso tramite l’installazione di spazi pop up o simili. 

Per farle un esempio, nel negozio di Christian Dior sugli Champs-Élysées ogni mese viene realizzato un evento all’interno uno spazio temporaneo finalizzato e costruito appositamente. Spesso sono eventi  in collaborazione con altri marchi o personalità importanti del mondo dell’arte. Grazie all’attività di comunicazione si crea un clima di attesa e il desiderio di partecipare all’inaugurazione di questi spazi temporanei. Il mondo digitale e dei social diventa di supporto e veicola le persone nell’esperienza di fruizione dello spazio reale. La pratica di fare shopping viene fortemente spettacolarizzata e il negozio si trasforma in un teatro.

Potrebbe parlarmi del suo rapporto con Fendi? Lei, oltre che disegnare negozi, ha progettato anche alcune cose per Fendi Casa?

Sì è esatto, ho disegnato una lampada ed una collezione di cucine per Fendi Casa. 

Il mio rapporto con Fendi è iniziato diversi anni fa quando mi chiesero di intervenire sul loro showroom di Milano all’interno della ex Fondazione Pomodoro. Da lì sono nate diverse collaborazioni fino ad arrivare ad un lavoro molto complesso, la realizzazione del loro headquarters all’interno del Palazzo della Civiltà Italiana nel quartiere Eur a Roma. Adesso con loro stiamo seguendo alcuni progetti per la costruzione di alcuni residence che verranno brandizzati Fendi. 

Potrebbe spiegarmi meglio questa ultima tipologia di interventi?

Abbiamo fatto questi interventi a Miami e ne stiamo realizzando altri in Uruguay e Arizona. 

In pratica Fendi seleziona in maniera molto accurata alcuni partner per realizzare importanti progetti residenziali in zone che si distinguono per la loro qualità di vita.

Potrebbe parlarmi del suo rapporto con Sergio Rossi?

Alcuni anni fa conobbi un dirigente di Hogan con il quale nacque un ottimo rapporto di stima reciproca che in seguito è diventato l’amministratore delegato di Sergio Rossi. Appena ha avuto la necessità di un progettista che pensasse la nuova immagine dei loro negozi mi ha contattato. Negli anni abbiamo lavorato su molti fronti per cercare di comunicare la nuova identità del brand il quale era stato lasciato un po’ nel dimenticatoio dalla precedente proprietà.

Lei oltre che progettare molti spazi retail ha iniziato a lavorare con Perini Navi realizzando gli interni di due navi. Come affronta questi progetti?

Premetto che ho una grande passione per la nautica ed il poter lavorare per Perini Navi mi rende molto felice. Credo che per un architetto la nautica sia un soggetto molto interessante perché deve risolvere allo stesso tempo tutto ciò che è estetica e funzione. Tutto ciò che viene disegnato deve essere pensato domandandosi se la sua posizione e forma soddisfano tutte le esigenze richieste. Inoltre dobbiamo sempre tenere presente che siamo all’interno di una costruzione galleggiante in movimento.

Credo che il livello di dettaglio sia molto alto…

Vengo dal mondo del retail e del lusso in cui ogni dettaglio è pensato e costruito alla perfezione. Ma nel mondo della nautica gli obiettivi sono diversi. Per farle un esempio, nel progettare una camera da letto dobbiamo soddisfare altissime esigenze di comfort ed allo stesso tempo tenere presente che siamo all’interno di un’imbarcazione capace di attraversare l’oceano.

Immagino che lei durante la progettazione debba coordinarsi con gli ingegneri nautici…

La prima fase progettuale consiste nel disegnare l’architettura navale e le forme dello scafo, più comunemente chiamate “linee d’acqua”.

La seconda fase è solitamente affidata al designer storico di Perini Navi, Franco Romani, che realizza la suddivisione degli spazi e le linee esterne. La fase finale invece è quella in cui l’armatore commissiona ad un designer di suo gradimento lo sviluppo e le finiture degli arredi interni ed esterni.

 Per mantenermi facevo il commesso in un negozio di abbigliamento ed un giorno il proprietario mi chiese se mi sarebbe piaciuto progettare la nuova veste del negozio.

Il negozio fisico … rimane e credo che rimarrà sempre

Il mondo digitale e dei social diventa di supporto e veicola le persone nell’esperienza di fruizione dello spazio reale.

Vengo dal mondo del retail e del lusso in cui ogni dettaglio è pensato e costruito alla perfezione.

Tømmertempelet di Arkitekt Folstad Knut

ARCHITETTO:

Arkitekt Folstad Knut 

PHOTO:
 
Arkitekt Folstad Knut 
 

ANNO:

2020

LUOGO:

Sirdal, Norway
 
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Baita di montagna tutta in legno. Una discesa nelle profondità dei tradizionali motivi architettonici norvegesi.

Il sito ha delle qualità forti, quasi nascosto nei boschi di betulle durante l’estate e isolato sul bordo di una collina ricoperta di arbusti. Tutt’intorno, però, vengono erette capanne invernali già pronte in uno stile tradizionale un po ‘artificiale. Sembrava quindi importante non alienare quello che divenne il Tempio di Timber dal contesto, piuttosto legarlo utilizzando i motivi tradizionali in modo dolce ma giocoso, reinterpretando l’accatastamento sedimentario – o pesantezza – dei tradizionali “stabbur” e “lofts” pur mantenendo una linea contemporanea e decisa. Idealmente facendo una pausa sul fatto che il TT sia una parte nuova o molto vecchia del contesto. Per raggiungere questo obiettivo, è stato necessario studiare le tradizionali strutture in legno, considerate alla luce delle nuove normative edilizie e le cui soluzioni potrebbero essere sia stimolanti per gli artigiani che approvare le richieste normative sviluppate.

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Casa Scala di Fontego architettura con Fernweh architettura

ARCHITETTO:

Fontego Architettura con Fernweh Architettura

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Lorenzo Zandri
 

YEAR:

2020

LOCATION:

Firenze, Italy
 
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Si tratta di un intervento di ristrutturazione di un appartamento nel centro di Firenze. Il progetto ha
seguito una direzione ben precisa: liberare l’immobile da tutti gli interventi che negli anni lo avevano trasformato in una vera e propria gabbia, ovvero in una sequenza di piccoli ambienti – comprensivi addirittura di soppalchi e corridoi sopraelevati – e al contempo riorganizzare il suo impianto distributivo ripensando radicalmente il modo di vivere al suo interno.
In effetti l’impianto dell’appartamento è in partenza piuttosto particolare visto che di fatto si sviluppa “abbracciandosi” al vano scala del condominio e lasciando uno stretto corridoio a collegare le sue due aree principali.
La ri-organizzazione progettuale si è concentrata proprio su una di queste zone; quella affacciata sul giardino interno. Si è deciso di liberare il volume dalle numerose stanzette costruite nel tempo – due bagni su due diversi livelli, una cucina, una sala da pranzo, un corridoio chiuso, un corridoio sopraelevato e un buio vano scala in muratura – preferendo pensare di offrire l’utilizzo delle stesse funzioni in un ambiente unico al quale si è anche aggiunto il nuovo ingresso.
Per ottenere questo risultato si è lavorato sul disegno dell’arredo fisso per organizzare una zona che con ordine contenesse un alto numero di funzioni che non fossero in contrasto tra loro ma che, al contrario, vivessero l’una grazie all’altra.
L’unico elemento – strutturale – che accenna alla vecchia divisione è una trave che ci ricorda sia una delle partizioni di divisione verticale dello stato di fatto, sia il livello del vecchio mezzanino sovraccarico di funzioni.
Oltre al legno di betulla – che collega visivamente e concettualmente tutti gli ambienti attraverso mobili, illuminazione e dettagli disegnati ad hoc – è l’ottone che caratterizza gli ambienti principali dell’appartamento grazie ad un tubo-cappa per la cucina, una canna fumaria per il camino e una lampada estraibile dal muro.

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Romero House di Romero de la Mora Architecture

ARCHITETTO:

Romero de la Mora Architecture

PHOTO:
 
Rafael Gamo
 

ANNO:

2020

LUOGO:

Amanali, Tepejí del Río, Mexico
 
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Situata ad Amanali, Tepejí del Río, hidalgo, Casa Romero utilizza il paesaggio come collegamento tra il sito e il suo contesto.

Uno degli obiettivi del progetto è stato quello di annullare i confini interno-esterno, avendo ventilazione incrociata e l’utilizzo di materiali termici

Senza alterare nulla oltre dello spazio fisico della costruzione, la casa è inserita nella natura, l’illuminazione è uno dei fattori principali del progetto e sfruttando il clima messicano del Bajío, gli spazi si aprono da un capo all’altro in un flusso continuo .

Al fine di avere un’architettura autoctona, i materiali sono locali, semplici e durevoli. Cemento armato, blocchi di cemento-sabbia, rana nera della regione, legno di pino e lavori artigianali di fabbro. Un esempio di questo approccio è la sala da pranzo principale.

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Caroline House di Kennedy Nolan

ARCHITETTO:

Kennedy Nolan

PHOTO:
 
Derek Swalwell
 

ANNO:

2019

LUOGO:

Melbourne, Australia
 
LINKS:
 
 
 

Questo progetto è una ristrutturazione con ampliamento di una casa edoardiana in stile weatherboard nella parte centrale di Melbourne. Il retro della casa è esposto a sud, dove c’è un generoso giardino. Abbiamo restaurato e reimmaginato la casa esistente e aggiunto un padiglione separato dall’edificio originale da un cortile interno contenente una piscina. Questo approccio piuttosto convenzionale è ravvivato spostando le vedute sull’estensione del cortile. Ciò è stato fatto attraverso un approccio formale stravagante e cercando un rapporto equilibrato tra giardino e spazio interno.

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Valldaura Labs di Guallart Architects

ARCHITETTO:

Guallart Architects

PHOTO:
 
Adria Goula
 

ANNO:

2018

LUOGO:

Collserola, Barcelona Spain
 
LINKS:
 

Valldaura Labs è un progetto per creare un Laboratorio Habitat Autosufficiente promosso dall’Istituto di Architettura Avanzata della Catalogna. Si trova nel centro dell’Area Metropolitana di Barcellona, ​​nel Parco naturale di Collserola.

Il progetto si sviluppa in un casale di tre piani costruito nel 1888 che è stato trovato in pessime condizioni. La strategia è stata quella di realizzare tutti i nuovi spazi interrati sotto e intorno al casale, in modo da non avere impatto sul paesaggio e allo stesso tempo dare nuova vitalità al complesso.

L’edificio comprende stanze per studenti e insegnanti del Master in Edifici Ecologici Avanzati IAAC ai piani superiori, sala da pranzo e spazio per il personale al piano terra che sono stati fedelmente riabilitati mantenendo la struttura originale.

Il Green Fab Lab è stato costruito sotto la piazza, utilizzando grandi volte in mattoni e consentendo l’ingresso di luce naturale. A fianco si trova la carpenteria e un impianto a biomasse che alimenta energeticamente l’edificio.

Per la riqualificazione dell’edificio sono stati riciclati vecchi mattoni e legno per dare una continuità materica al complesso. Le finestre sono state realizzate e restaurate nella falegnameria del laboratorio. Negli edifici è stato sviluppato il progetto Energrid, che si basa sull’Internet of Energy sviluppato dalla produzione distribuita di energia e dalla misura di piccole unità di consumo. Sono stati inoltre predisposti cinque depositi di acqua di varia qualità (potabile, coperte, quadrate, grigia e nera) al fine di applicare il principio dell’Internet dell’Acqua.

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House ML di Arquipélago Arquitetos

ARCHITETTO:

Arquipélago Arquitetos

PHOTO:
 
Pedro Napolitano Prata
 

ANNO:

2016

LUOGO:

Paraty, Rio de Janeiro, Brazil
 
LINKS:
 
 

Situato in una radura della foresta pluviale di difficile accesso nella catena montuosa di Paraty, Rio de Janeiro, il progetto della casa è basato su metodi a secco che offrono un notevole comfort in un ambiente caldo e umido.
Per la parte costruttiva è stato considerato  sin dall’inizio l’utilizzo di componenti leggeri e prefabbricati – facilmente trasportabili e con bassa generazione di residui – quali tramezzi in pannelli di cemento, struttura a telaio in legno e copertura metallica con isolamento termico come chiusura esterna.

Text provided by the architect, full text english version.

Sandy Point House di Kennedy Nolan

ARCHITETTO:

Kennedy Nolan

PHOTO:
 
Derek Swalwell
 

ANNO:

2018

LUOGO:

Australia
 
LINKS:
 
 

Arroccata sulle dune costiere del Victoria orientale, questa è una casa per le vacanze per una famiglia che ha una lunga relazione  con il piccolo villaggio sulla spiaggia di Sandy Point. A quasi tre ore da Melbourne, questa casa è progettata non tanto per i fine settimana quanto per soggiorni prolungati, sia in estate che in inverno. La casa è principalmente costruita con legname adatto al suo ambiente incline agli incendi boschivi, progettata per mimetizzarsi in questo ambiente  a lei indigeno. L’aspirazione alla base del progetto è quella di creare una casa che rifletta e amplifichi un legame genuino con il luogo che si è evoluto nel corso di generazioni di vacanze in famiglia.

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Manuele Fior: fare un fumetto è come costruire un edificio!

Novembre 2020

NOME:

Manuele Fior

INTERVISTA by:

Nico Fedi e Paolo Oliveri

LINKS:

Manuele Fior

Mi trasmettono molta freddezza i pensieri e le realizzazioni delle “archistar”

la mia maniera di guardare questo lavoro è assimilabile ad un gioco

penso che una matita vecchia e consumata o un pennello tutto spelacchiato abbiano un’infinità di potenzialità maggiori rispetto ad un pennello di Photoshop

L’illustrazione è veloce, mentre il fumetto richiede diversi mesi, a volte anni.

In maniera molto conscia, ho scelto di fare fumetto non per sbarcare il lunario ma per parlare di quello che mi interessa.

Come molti suoi colleghi, Fior è un architetto di formazione, che poi decide di occuparsi esclusivamente di fumetto e illustrazione. Sperimentatore di varie tecniche e soggetti, sostiene che l’errore grafico sia uno strumento potentissimo, capace di aprire nuovi immaginari e suggestioni. Usa il fumetto per parlare di ciò che lo interessa, e crede che questo sia un’avventura meravigliosa, ma piuttosto faticosa e alle volte molto lunga e dall’andamento variabile: un po’ come progettare e costruire un edificio! 

La tua formazione è quella di architetto, anche se poi hai deciso di portare avanti il lavoro da fumettista e illustratore. Da cosa dipende questa scelta?

La scelta è stata quasi obbligata; io avrei voluto fare degli studi artistici, ma i miei genitori non erano d’accordo e quindi sono stato indirizzato a fare architettura. Ho cominciato nella maniera più sbagliata possibile, e all’inizio avevo quasi una forma di rigetto, visto che non volevo più andare all’università; invece, proprio nel momento in cui volevo abbandonare tutto, ho seguito un corso di composizione architettonica con un professore che si chiama Augusto Romano Burelli che mi ha molto colpito. Addirittura, dopo l’esame il professore mi ha invitato a lavorare in studio da lui a Udine. Da quel momento, ho cambiato completamente la percezione che avevo di questa disciplina, proseguendo gli studi con molta passione. Lavorando nello studio di Burelli ho avuto la possibilità di seguire dei suoi lavori a Berlino, dove lui aveva vinto un concorso, e per me questo è stato molto affascinante, perché ho avuto modo di entrare in contatto con una realtà molto vivace e stimolante come quella di Berlino inizio anni 90, e questo mi ha fatto veramente appassionare all’architettura.

NEL FRESCO ORINATOIO ALLA STAZIONE - 2014

Con i tuoi occhi di disegnatore, come percepisci l’architettura contemporanea e cosa ne pensi? Ti senti attratto da qualcosa in particolare?

Non so aggiornatissimo sulle nuove tendenze in architettura, e poi, forse a causa del mio carattere, sono sempre un po’ scettico riguardo a certi nuovi movimenti che si formano in questi tempi. Io sono molto affezionato ad un periodo dell’architettura in particolare, che era quello in cui ho frequentato l’università, dove insegnavano certi professori che hanno dato delle sterzate importanti alla disciplina, come Gino Valle. Inoltre, sono molto affezionato alla corrente veneziana che veniva da Carlo Scarpa e Giuseppe Samonà, e lì mi ritrovo a cercare le cose che mi interessano, come ad esempio l’architettura organica in Italia, oppure Frank Lloyd Wright, o Angelo Masieri che in Friuli ha costruito parecchio. Mi trasmettono molta freddezza i pensieri e le realizzazioni delle “archistar”, come ad esempio Daniel Libeskind o Zaha Hadid, mentre continuo a seguire con grande interesse quello che per me è il miglior architetto vivente, cioè Renzo Piano, che non riesce quasi mai a deludermi! A me sembra che in generale manchi una scuola, come è stata ad esempio quella portoghese che ha prodotto grandi architetti, con Alvaro Siza il suo apice; in questo momento, forse per ignoranza mia, o forse perché non c’è, io non sento una scuola italiana; vedo molti professionisti che si agitano facendo a gara a chi fa l’edificio più alto o più strano, mentre l’architettura che mi interessa è quella in cui l’albero genealogico è molto chiaro. Per questo vedo l’architettura organica come una specie di grande albero, che viene dagli Stati Uniti ma che cambia forme in Italia; in questo caso riesco a percepire un tracciato. Poco tempo fa ho avuto modo di parlare con studenti di architettura di Venezia, e anche loro mi dicevano che adesso non c’è una rosa di professori come invece avevo io all’epoca, come ad esempio Francesco Venezia, Aldo Rossi, Gino Valle, ossia architetti che insegnavano ma che hanno anche esercitato molto la professione ad alti livelli.

Celestia - casa canal grande, 2019

Nei tuoi lavori sperimenti varie tecniche di rappresentazione; quando e perché senti il bisogno di passare da una all’altra?

Spesso provo la sensazione, molto soggettiva, di aver finito le cose da fare con una certa tecnica, anche se non è un’affermazione del tutto vera, perché con una tecnica si può andare avanti all’infinito, però per la mia maniera di fare, che definirei piuttosto giocosa, mi viene più facile prendere un nuovo strumento e tentare nuove strade. Per esempio, quando trovo che il carboncino è uno strumento efficacissimo per disegnare cieli notturni o per “squadrare” degli edifici, e mi rendo conto che riesco a farlo anche velocemente, penso che forse non è più il caso di usare altre tecniche. Ovviamente, ogni tecnica in sé è infinita e potresti portarla avanti in maniera illimitata, ma da almeno dieci anni ho ristretto il campo e lavoro quasi sempre con gli stessi materiali; non escludo di poter cambiare, perché la mia maniera di guardare questo lavoro è assimilabile ad un gioco, e trovare nuovi materiali per me è una forma di euforia, perché mi domando sempre:” con questo cosa si riuscirebbe a fare?”. Una nuova tecnica non è solo finalizzata a fare dei segni su un foglio, ma una maniera per aprire l’immaginazione, lo spazio e entrare in un nuovo mondo; queste sono le cose più belle! La tecnica in sé non è importante, ma lo diventa quando ti apre una porta verso una nuova dimensione; questa sensazione devo dire che l’ho provata almeno 2/3 volte nel corso del mio lavoro.

Con quale tecnica hai avuto queste sensazioni?

Per esempio col carboncino, oppure con le tempere, considerate le sorelle minori dei colori ad olio; venivano molto usate dai pittori dell’Ottocento per provare i quadri, perché sono economiche e veloci, molto adatte ad un lavoro come il mio, dove non si fanno quadri veri e propri ma immagini che devono essere realizzate con una certa velocità e riprodotte.

L'ora dei miraggi, 2017

Qual è il tuo rapporto con l’illustrazione digitale? Cosa ne pensi?

Ci sono dei grandi artisti che la fanno, ma penso che stia omologando molto l’immaginario, non perché il digitale sia cattivo o buono, ma semplicemente perché è così. Ad esempio, in altre epoche gli acquerelli hanno omologato molto le scene, oppure i pastelli. Ovviamente in questo appiattimento ci sono delle punte molto alte, con artisti bravissimi e che sanno sfruttare al meglio questa tecnica. Personalmente, ammiro molto alcuni illustratori e le loro opere, ma non riesco a trovare qualcosa che vada più in là di quando lavoro con le mani, perché con queste ho la sensazione di spingere la palla più in avanti; invece col computer, che uso moltissimo per fare altre cose, mi sembra di non uscire da un certo raggio d’azione.

L'ora dei Miraggi, 2017

Credi quindi che ci sia un rapporto più fisico con gli strumenti tradizionali…

Io penso che una matita vecchia e consumata o un pennello tutto spelacchiato abbiano un’infinità di potenzialità maggiori rispetto ad un pennello di Photoshop che cerca di imitarli. In genere, gli artisti digitali più “intelligenti” non cercano di fare una brutta copia di ciò che si può fare con le mani, e questa è secondo me la parte interessante. Poi c’è la questione dell’errore: in una tecnica manuale convivi sempre con gli errori, dall’inizio alla fine del lavoro, anche nelle illustrazioni più affascinanti, e se non vuoi, proprio queste sono quelle che sono riuscite a domare un grande errore e farne un punto di forza; invece nel lavoro digitale c’è la possibilità di tornare indietro, correggere l’errore e perfezionare quasi all’infinito l’immagine. Ecco io senza errore non godo abbastanza! Gli errori secondo me sono un qualcosa che può contribuire a creare dei nuovi immaginari; molte volte delle idee vengono da dei colori assolutamente improbabili o da imperfezioni anatomiche, oppure da delle pezze che devi mettere sul foglio. Io credo che la questione dell’errore sia la differenza principale che mi fa prediligere le tecniche manuali. Ho tanti amici che usano l’illustrazione digitale e spesso guardo come lavorano; un conto è fare un gesto sapendo che potrai sempre cancellarlo, e un conto è fare lo stesso gesto con un pennello o la punta di un pennino; è come lanciarsi nel vuoto senza la rete sotto, un duello tra te e il disegno che innesta una certa tensione, che secondo me si percepisce!

Come ti approcci ad un nuovo lavoro, che sia un’illustrazione o un fumetto?

L’illustrazione e il fumetto sono molto diversi come modo di lavoro. L’illustrazione è veloce, mentre il fumetto richiede diversi mesi, a volte anni. L’illustrazione è soggetta a critiche e osservazioni da parte di chi la vuole, deve adattarsi ed è impossibile improvvisare completamente. Invece il fumetto, che secondo me è l’opera d’arte più completa che riesco a fare, ha bisogno di un grande campo di libertà, perché dentro può succedere di tutto; puoi fare cose che conosci ma devi fare anche cose che non conosci, e ogni fumetto deve spingere un po’ più avanti il tuo lavoro, perché altrimenti non ha senso investire tutto questo sforzo, perché fare fumetti è molto faticoso. Io lascio all’improvvisazione una parte molto importante del mio lavoro, e questo non vuol dire che non prepari niente, anzi prima di partire mi documento molto e dentro di me ho una tecnica di disegno che è quasi già pronta, perché devo sapere con quale armatura andrò in battaglia! Poi quando si “combatte” non si sa quello che succede; ci sono dei momenti dove ti sembra di vincere e hai il vento in poppa e altri dove ti senti scoraggiato. Il fumetto è una grande avventura perché dura molto tempo, cambia forma dall’inizio alla fine e cambi anche tu stesso durante questo periodo; non c’è un metodo quindi! Devi farcela con tutti gli strumenti che hai e che provengono anche dall’esperienza.

L'Ora dei Miraggi

Come consideri la relazione tra disegno e testo nel fumetto? Ovvero, quanto riesci a utilizzare un’immagine senza il bisogno di inserirvi un testo e quando invece non è possibile, secondo te, prescindere da una parte testuale?

Dipende molto da cosa stai raccontando, sapendo che comunque l’immagine ha un grande potenziale narrativo, come avviene anche nella pittura; se osservi un quadro di Hopper osservi un frammento di un racconto, oppure nei dipinti di Balthus si desume una storia da un’immagine. Il fumetto sviluppa una storia col disegno e il rapporto con il testo dipende da vari aspetti; per esempio, io sono stato influenzato dalla scuola giapponese dei manga, dove ci sono molte pagine anche solo di disegno, che danno un aspetto quasi contemplativo al fumetto, rispetto invece a quello italiano o americano molto didascalico. In altre parti del fumetto invece il personaggio, una volta disegnato, “chiede” di dire una cosa, dell’espressione che ha; in certi momenti i disegni non stanno in piedi da soli ma solo se dicono qualcosa. Questa è un’alchimia all’apparenza molto semplice ma in realtà delicata e complessa. I personaggi dei fumetti hanno un loro modo di parlare, molto teatrale e poetico, perché il testo ha importanza secondo il posto in cui è messo, a differenza invece di un romanzo. Anche per i testi ci sono regole non scritte, lo senti tu disegnatore quando un personaggio vuole parlare e quando invece è giusto andare avanti soltanto con le immagini.

Le variazioni d'Orsay

Quando disegni in libertà, senza scadenze editoriali o commerciali, quali sono i tuoi soggetti preferiti? 

Sono quelli che tratto, perché cerco di lavorare in una condizione di maggiore libertà possibile. In maniera molto conscia, ho scelto di fare fumetto non per sbarcare il lunario ma per parlare di quello che mi interessa. Per esempio, quando ho fatto “L’intervista” volevo approcciare il tema classico del contatto nella fantascienza e vedere cosa ne veniva fuori ambientando la storia in una provincia italiana come Udine; oppure “Celestia”, l’ultimo fumetto che ho fatto, è nato da una grandissima voglia di rioccuparmi di Venezia, il posto dove ho studiato e vissuto. In sostanza faccio quello che ho voglia di fare!

Mercurio Loi

Ci vuoi parlare della tua opera “Le variazioni d’Orsay”?

Questo libro è nato dalla collaborazione tra il mio editore e il Musee d’Orsay, che avevano già fatto delle pubblicazioni a fumetti con tema centrale il museo parigino. Anche a me è stata proposta questa opportunità, che mi ha permesso di girovagare nel museo per più di un anno e accedere anche a luoghi non aperti al pubblico. E’ stata un’esperienza molto bella e irripetibile, che ha dato come frutto il libro che è una specie di tour de force di immagini, storie, pitture e pittori. Una cosa mi ha divertito molto scoprire in questa esperienza mentre mi documentavo, ovvero la condizione da cui provenivano molti Impressionisti, che fondamentalmente erano degli scalzacani, dei rigettati da parte dell’arte ufficiale; in questo senso molto simile alla situazione fumettistica, dove gli artisti sono considerati di serie b. Questa credo sia una cosa molto vitale, perché si considera il fumetto un’arte molto immediata, popolare, che non ha bisogno di mediazioni per arrivare al suo obiettivo. Per questo mi è venuto voglia di sviluppare la storia concentrandomi sulla fase iniziale degli Impressionisti e in particolare su Degas che è il mio pittore preferito all’interno di questo gruppo.

Ci vuoi parlare della tua opera “L’ora dei miraggi”?

“L’ora dei miraggi” una raccolta di illustrazioni che ho fatto nell’arco di quindici anni di lavoro. Il libro contiene anche dei testi, che all’inizio dovevano essere molto sporadici, ma poi c’ho preso gusto e ho imbastito una piccola storia, nella quale volevo far capire cos’è il mio lavoro dietro le quinte, mischiandolo tra immagini e parole. E’ una sorta di dialogo con il lettore appassionato di disegno, e mi ha fatto molto piacere sapere che molti disegnatori l’hanno trovato interessante e gli è piaciuto; il nostro lavoro è molto solitario e a me piacciono molto i pittori o i disegnatori che parlano del loro, come Picasso o De Chirico, che descrivono cosa passa nel loro cuore e nella loro mente. Ho cercato anch’io di fare qualcosa di simile.

Ci vuoi parlare del tuo ultimo lavoro “Celestia”?

“Celestia” è il mio ultimo fumetto; è diviso in due parti, la prima uscita a novembre 2019 e la seconda a febbraio 2020, ed è un grande racconto fantastico ambientato a “Celestia”, che è un nome alternativo per un’isola molto simile a Venezia, ma il fatto di cambiarle nome mi ha permesso di svincolarla dalla sua vera storia e riguardarla con obiettività, perché quando la osserviamo adesso la diamo quasi per assodata, scontata in certi aspetti, come anche la sua sopravvivenza,  e invece guardandola con questo filtro ci si lascia ancora stupire da questo posto che è una singolarità geografica, urbanistica, architettonica, artistica mondiale, un punto irripetibile. In questa “Celestia” si svolge un’avventura con due protagonisti, Dora e Pierrot, che scappano poi dall’isola e vanno a vedere cosa c’è intorno e scoprono un paesaggio quasi surreale, popolato da castelli futuristici che in realtà sono opere di Ricardo Bofill, costruiti in Spagna negli anni ’70/’80. Nel fumetto ho giocato molto con l’architettura: c’è uno scorcio che sembra l’ospedale di Venezia progettato da Le Corbusier, oppure la Fondazione Masieri che era un bellissimo progetto di Frank Lloyd Wright, ricostruita e abitata dai personaggi. Mi sono divertito a prendere un po’ tutto quello che l’architettura aveva previsto per Venezia e che non è riuscita ad attuare, per poi riempirla con tutto il mio bagaglio architettonico per costruire l’avventura e il senso di stupore. Una cosa che mi diverte molto, quando metto nei miei fumetti degli edifici conosciuti dagli architetti ma non dal grande pubblico, spesso la gente mi chiede come sono riuscito ad inventare questi edifici così futuristici, che in realtà esistono e sono stati costruiti negli anni ’40 o ’50. L’architettura ha ancora questo grandissimo potere di forgiare l’immaginario futuro, anche quando parla al passato; è per questo che per me è bello usarla!

continuo a seguire con grande interesse quello che per me è il miglior architetto vivente, cioè Renzo Piano

Una nuova tecnica non è solo finalizzata a fare dei segni su un foglio, ma una maniera per aprire l’immaginazione

Gli errori secondo me sono un qualcosa che può contribuire a creare dei nuovi immaginari

lo senti tu disegnatore quando un personaggio vuole parlare e quando invece è giusto andare avanti soltanto con le immagini.

Rec House di Guallart Architects

ARCHITETTO:

Guallart Architects

PHOTO:
 
Adria Goula
 

ANNO:

2020

LUOGO:

Igualada, Spain
 
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Il progetto si concentra sulla riqualificazione di due edifici costruiti alla fine del XIX secolo, nel quartiere Rec di Igualada, vicino a Barcellona, ​​che ospitavano una piccola industria tessile e una casa. Il quartiere è attualmente in fase di trasformazione dalla sua tradizione industriale incentrata sulla concia delle pelli per diventare un quartiere creativo che ospita anche artisti, eventi culturali e gastronomia.

Il progetto è stato un esercizio basato sullo svuotamento dagli edifici di solai, cortili, muri e pilastri per collocare  lo spazio della casa e l’ufficio all’interno. Pertanto, il progetto si basa su un lavoro di demolizione, rinforzo, riciclaggio e valorizzazione di edifici realizzati con materiali semplici e popolari. Uno spazio a doppia altezza è stato creato al piano terra della casa, con un soppalco e un grande camino. Al primo piano, destinato alle camerette dei ragazzi, è stato ricavato un ampio vano intermedio costruito intorno ai resti del vecchio patio di ventilazione. E al piano superiore è stato ricavato un ampio locale con pavimentazione realizzata con il riciclo delle travi dei solai demoliti. L’esercizio è stato ripetuto nell’edificio della piccola impresa, creando uno spazio di lavoro sia al piano terra che all’ultimo piano, con grande austerità del materiale.

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House in Cunha di Arquipélago Arquitetos

ARCHITETTO:

Arquipélago Arquitetos

PHOTO:
 
Federico Cairoli
 

ANNO:

2019

LUOGO:

Cunha Sao Paulo, Brazil
 
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La casa si trova nell’entroterra di Cunha, nell’entroterra di San Paolo, in una regione montuosa tradizionalmente nota per la sua cultura artigianale della ceramica.
La casa nasce dal suo impianto in cima alla collina, cercando le migliori vedute sul paesaggio e  della Serra, sullo sfondo.
Per proteggere la casa dai venti freddi è stato realizzato uno scavo di 1 metro di terra per interrarla a metà, fino all’altezza delle panchine dei locali di servizio. Da questo taglio è emersa ogni risorsa costruttiva per l’esecuzione dei muri della casa: la terra.
I muri principali della casa sono realizzati in terra battuta, vecchia tecnologia rivisitata in chiave contemporanea: è stato proposto un autentico sistema di cassero che evitava perforazioni con sbarre metalliche ha reso il cantiere efficiente, in modo che i suoi componenti modulati possano essere smontati e rimontati con facilità.

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Boiler house Libčice nad Vltavou di Atelier Hoffman

ARCHITETTO:

Atelier Hoffman

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BoysPlayNice
 

ANNO:

2018

LUOGO:

Areál Šroubáren Libčice nad Vltavou, Czech Republic
 
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Dal mucchio di cenere e macerie. Una conversione originale di un ex locale caldaie in un’area multifunzionale per eventi culturali, aziendali e sociali, con l’ambizione di diventare il cuore di un futuro distretto artistico e culturale che esiste in un rapporto simbiotico con l’artigianato tradizionale.  Si tratta di un altro importante progetto che contribuisce alla graduale rigenerazione dell’ex grande area industriale di ŠROUBÁRNA (Fabbrica di viti) a Libčice nad Vltavou vicino a Praga che ha fornito a molte persone un lavoro e un posto dove vivere ed è diventato portatore di quasi 150 anni di tradizione nel campo della produzione di viti di sapere e fili. Il brownfield, che attualmente opera a una frazione della sua capacità precedente, viene così ripreso con un piano per preservare e sviluppare la tradizione dell’artigianato e della produzione.

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Cottage Near a Pond di Atelier 111 architekti

AUTORE:

Atelier 111 Architekti

PHOTO:

image ©BoysPlayNice

ANNO:

2018

LUOGO:

Vysočina, Czech Republic

 
 

Ispirandoci alle tradizionali capanne dei pescatori, abbiamo progettato una piccola capanna sulla riva di uno stagno, circondata da uno scenario pittoresco. La sua dimensione è limitata dalla legislazione. L’abitato massimo di 50 mq e l’altezza massima di 5 m richiedono una particolare soluzione planimetrica per una casa vacanze. L’oggetto è costituito da quattro piccole masse, tre delle quali sono collegate e una separata, nelle vicinanze. Allo spazio centrale si accede da un ingresso minimale attraverso la cucina, che ha anche un soppalco piuttosto piccolo incorporato nel sottotetto  destinato a posto letto per bambini. La cucina offre una bellissima vista sulla superficie dell’acqua, così come la camera da letto, mentre il soggiorno si apre anche nella direzione opposta, sullo scenario soleggiato di querce mature.

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Nádvorie (Courtyard) di Vallo Sadovsky Architects

ARCHITETTO:

Vallo Sadovsky Architects

PHOTO:
 
BoysPlayNice
 

ANNO:

2018

LUOGO:

Trnava, Slovakia
 
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L’intero complesso è stato creato unendo più siti adiacenti, che avevano accesso da 3 diverse strade della città vecchia a Trnava. I siti originariamente contenevano case a più piani con un passaggio ed erano collegati tramite cortili. Dopo aver unito questi siti adiacenti è stato creato un nuovo spazio aperto all’interno della struttura urbana centrale. Lo spazio è stato poi completato con nuovi oggetti. È così che è stato creato il nuovo spazio pubblico di “Nádvorie” (Cortile).

L’intero complesso ha accesso da piazza Trojicne, via Stefanikova da 3 ingressi originali con un piano futuro per entrare da via Pekarenska.

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Centres for Traditional Music di OFFICE Kersten Geers David Van Severen

ARCHITETTO:

OFFICE Kersten Geers David Van Severen

PHOTO:
 
Bas Princen
 

ANNO:

2016

LUOGO:

Muharraq (Dar Al Jinaa) / Riffa (Dar Al Riffa) BH

LINKS:
 
 
 

Dar Al Jinaa e Dar Al Riffa sono due edifici simili, parte di un progetto di rinnovamento urbano in Bahrain. L’ambizione è quella di dare un volto pubblico all’antica comunità di pescatori di perle e alle loro tradizioni musicali e culturali. Ogni progetto consiste sia nella ristrutturazione di un Dar esistente (“casa”) e di un nuovo Majlis (“stanza collettiva”) aggiunto. Il Majlis sarà utilizzato come spazi comuni per spettacoli di musica tradizionale. Entrambi gli edifici sono costituiti da una semplice struttura di colonne e piattaforme di cemento rotonde. Le facciate in vetro pieghevoli rettangolari, dotate di persiane in legno forato, creano intimi spazi interni sulle piattaforme. Scale, box sanitari e impianti tecnici popolano le pedane esterne, formando gli arredi che rendono funzionale questa semplice struttura. L’intero edificio è coperto da una rete d’acciaio senza cuciture, che fornisce copertura dal sole cocente del deserto e trasforma gli edifici in oggetti enigmatici e “velati”, che sporgono dal denso labirinto urbano del Bahrein. Quando l’edificio è in uso, il velo viene sollevato per consentire ai passanti di intravedere le performance all’interno.

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Mill Hill House di RISE Design Studio

ARCHITETTO:

RISE Design Studio

PHOTO:
 
Edmund Sumner
 

ANNO:

2020

LUOGO:

London, GB 
 
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Ispirata al tradizionale design della facciata georgiana nella parte anteriore e caratterizzata da cubi sfalsati minimalisti nella parte posteriore, questa casa unifamiliare è un agglomerato di volumi bifronte. Questi creano una planimetria sfumata nella parte posteriore della casa e si uniscono nella parte anteriore per unirsi in una forma complessiva altamente contestuale.
Uno dei driver principali di questo progetto è stato quello di riuscire a creare una casa che beneficia della migliore disposizione degli spazi e illuminazione possibile senza compromettere l’estetica delle case vicine più tradizionali. Il risultato finale è una progressione di spazi che si fondono e si scontrano per creare una massa che è sia aggregata che sfumata.

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House with 6 annexes di Kiyoaki Takeda Architects

ARCHITETTO:

Kiyoaki Takeda Architects

PHOTO:
 

Masaki Hamada (kkpo)       

ANNO:

2019

LUOGO:

Nagano, Japan

LINKS:
 
 
 

Il sito si trova in una città circondata da una ricca natura a Nagano, in Giappone. Si tratta di un progetto di ristrutturazione di una dimora storica per una coppia di anziani.

L’edificio esistente è stato scomposto e ogni parte è stata sparpagliata per formare un “assemblaggio” di piccoli edifici. L ‘”assemblaggio” offre incroci tra interno ed esterno, offrendo una nuova routine quotidiana legata alla natura “selvaggia” che lo circonda.

In questo particolare sito, una cantina sotterranea, un riparo e un pozzo sono stati conservati dall’antichità ma non erano in uso. Lo spazio conteneva un’atmosfera site-specific come una grotta, ed era pieno di termiche terrestri che mantengono la temperatura ambiente costante durante tutto l’anno. Mantenendo questo carattere unico, impilando strutture aggiuntive sopra gli spazi sotterranei, ho progettato una nuova architettura – un nuovo strato che collega la vita antica, presente e futura.

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Javornice Distillery di ADR

ARCHITETTO:

ADR

PHOTO:
 
BoysPlayNice
 

ANNO:

2016

LUOGO:

Javornice, U Dubu, Czech Republic
 
LINKS:
 
 

Nella fattoria originale della fine del XIX secolo, nel villaggio di Javornice, nella Boemia meridionale, è stata realizzata una nuova distilleria. I suoi proprietari, grazie alla vicina fattoria, che è stata a lungo di loro proprietà, hanno potuto creare una fattoria con tutti i servizi necessari. Non è solo una piccola distilleria di frutta , ma anche un ex pub con una sala da ballo, stalle e un fienile. C’è anche un negozio, un negozio di frutta, un impianto di fermentazione refrigerato, un magazzino doganale nel seminterrato, una casa in legno, un garage e ci sono alloggi per i familiari e gli ospiti. C’è anche un ampio frutteto e giardino come parte della distilleria Javornice. Homestead si trova sotto le rovine di Helfenburk sulle pittoresche colline tra le città Bavorov e Vlachovo Brezi ad un’altitudine di 480 m. I dintorni sono principalmente foreste, praterie e campi coltivati.

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Cinema de Riom di Tracks

ARCHITETTO:

TRACKS

PHOTO:
 
Guillaume Amat, Filmmaker : Jérémy Lebreton
 

ANNO:

2018

LUOGO:

Riom, France
 
LINKS:
 
TRACKS, Guillaume Amat
 
 

Il nuovo progetto multi-cinema si svolge nella futura sede del “Jardin de la Culture” vicino al centro storico della città di Riom. Un tempo questo distretto culturale, era il “giardino del convento redentoristino”. Oggi questo nuovo programma propone: un progetto di biblioteca multimediale, una scuola di musica (riconversione del vecchio convento) e il progetto del cinema. Per questo progetto abbiamo lavorato in collaborazione con la comunità dei comuni di Riom Limagne et Volcans e Frédéric Emile, l’operatore. Questo progetto consiste in 3 sale cinema da 543 posti e una sala conferenze da 112 posti.

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Studio Didea: una progettazione cosmopolita proveniente da Palermo

Ottobre 2020

NOME:

Studio Didea

INTERVISTA by:

Andrea Carloni e Carlotta Ferrati

LINKS:

Studio Didea

Siamo convinti che i nostri lavori abbiano creato interesse anche per il territorio in cui sono stati realizzati.

Lo studio nasce con la diffusione del fenomeno social e sin da subito abbiamo intuito la visibilità che ci avrebbe portato

Vediamo sempre di più i nostri progetti come dei luoghi che, grazie a chi li vive, prendono vita

ci siamo formati sulle nostre esperienze e grazie allo studio dei nostri maestri

Studio didea nasce nel 2012. Emanuela Di Gaetano, Giuseppe De Lisi, Nicola Giuseppe Andò e Alfonso Riccio sono i fondatori. I primi tre già insieme dall’università. Oggi la struttura dello studio conta la presenza di 12 architetti interni (fra associati, collaboratori e tirocinanti) e diverse collaborazioni esterne che ci consentono di gestire il progetto anche ben oltre le nostre competenze, come nel caso della presenza dello chef Francesco Piparo, che ci coadiuva nel settore della ristorazione per la proposta imprenditoriale che sempre più deve essere strutturata in funzione del prodotto finale. A servizio di questa idea è stato pensato all’interno del nostro studio uno spazio cucina che possa consentire di mostrare il progetto anche nella sua proposta culinaria.

Di cosa si occupa lo Studio?

Ci occupiamo prevalentemente di interior design nei settori residenziale e commerciale ma anche dell’office e del hospitality. 

In realtà il nostro desiderio è quello di rapportarci ad una scala più ampia che ci consenta di esprimerci anche sul tema della nuova edificazione e del principio insediativo rapportato al contesto naturale e urbano. Lo studio sta già lavorando su diversi progetti di ville e complessi residenziali.

Casa #A210, 2018 Palermo - ph: Serena Eller

Vantaggi e svantaggi di avere uno studio a Palermo.

Uno dei limiti per chi opera nella nostra città è la tipologia di commessa, nel senso che vi è una maggiore richiesta di interventi di ristrutturazione piuttosto che di nuova edificazione, conseguente all’esubero di residenze rispetto al numero di abitanti e alle politiche dei piani in atto orientate maggiormente al recupero del costruito. 

Di contro oggi Palermo è una città in crescita, vi è una nuova energia, e possiamo chiaramente affermare che vi è una vera trasformazione in atto, non solo funzionale, ma anche culturale. La presenza delle ultime manifestazioni e la presenza di personaggi influenti nel mondo dell’arte hanno portato sulla città un interesse diffuso.

Far parte, tramite i nostri progetti, di questa trasformazione ci rende orgogliosi, e siamo fieri di essere stati controcorrente nel rimanere sin dall’inizio al servizio della nostra terra piuttosto che andar via. 

Siamo convinti che i nostri lavori abbiano creato interesse anche per il territorio in cui sono stati realizzati.

Casa #A331, 2020 Palermo - ph: Serena Eller

Che rapporto avete con i social? Come possono aiutare un giovane studio di architettura?

Lo studio nasce con la diffusione del fenomeno social e sin da subito abbiamo intuito la visibilità che ci avrebbe portato; così non abbiamo esitato a sfruttare l’occasione nonostante in quel periodo quasi nessuno ne faceva un uso professionale. Si può dire che i social sono stati per lo studio un importante trampolino di lancio e oggi sono veri e propri strumenti di lavoro che più di tutti ci consentono di canalizzare nuovi clienti.

I social hanno dato la possibilità a tutti di mettersi in mostra con il proprio lavoro e siamo convinti che grazie ad esso il livello della progettazione si sia alzato, per via degli stimoli continui dati dalle migliaia di immagini che vediamo ogni giorno.

Casa #A236, 2016 Palermo - ph: Focale

In un nuovo progetto per un’abitazione da dove partite?

Sicuramente da un confronto diretto con la committenza. Sulle richieste di questa e sulla lettura del luogo in cui ci troviamo a progettare applichiamo poi la nostra visione per arrivare alla fine ad un progetto realizzato su misura per il nostro cliente.

Vediamo sempre di più i nostri progetti come dei luoghi che, grazie a chi li vive, prendono vita, si adattano e si trasformano nel tempo.

Casa #A210, 2018 Palermo - ph: Serena Eller

Gli incentivi fiscali definiti con l’ecobonus dovrebbero dare una bella spinta all’edilizia, ed all’architettura?

Gli incentivi fiscali sono una grande risorsa per l’edilizia e per l’architettura. Fondamentale è il ruolo dei professionisti nel cercare di sfruttare al meglio questa possibilità infatti da un lato è possibile puntare ad una riqualificazione energetica degli edifici e dall’altra è possibile ridare una nuova immagine ad edifici privi di carattere, quindi, apportare non solo un miglioramento energetico e strutturale ma anche estetico e funzionale.

Lipari Consulting & Co. headquarters, 2020 Milano - ph: Focale

Avete dei periodi storici o personaggi che hanno influenzato in modo particolare il vostro modo di fare architettura?

Lo studio si fonda subito dopo aver conseguito le nostre lauree, quindi, non essendoci stata trasferita nessuna metodologia abbiamo dovuto apprendere sul campo e ci siamo formati sulle nostre esperienze e grazie allo studio dei nostri maestri abbiamo potuto costruire una nostra visione.

Abbiamo cercato di comprendere la gestione della spazialità tramite l’uso della luce e dei materiali di John Pawson, la capacità di Marcio Kogan di integrare, nonostante la sua linearità, le sue architetture con la natura, il processo logico e rigoroso di Giuseppina Grasso Cannizzo che dimostra in ogni suo progetto come sia fondamentale per un’opera un controllo accurato del dettaglio e della fase esecutiva.

Ma abbiamo anche appreso dagli artigiani e dalle maestranze l’importanza e il rispetto verso la materia, che viene da loro trasformata in oggetti che prendono vita all’interno dei nostri spazi. 

Sobremesa, 2019 Palermo - ph: Nanni Culotta

Il Covid ha obbligato le persone a vivere per periodi molto lunghi e continuativi all’interno della propria abitazione. Questo intenso modo di vivere una abitazione ha fatto nascere nuove esigenze?

Pensiamo che il Covid e il lockdown abbiano cambiato in tempi brevi la percezione e la funzionalità degli spazi abitativi. 

Dai primi incontri post-lockdown con la committenza si è subito percepito un modo diverso di vivere la casa; ruolo importante è stato dato all’ingresso vista la nuova necessità nel togliersi le scarpe sulla soglia della porta; questo comporta il bisogno di cercare nuove soluzioni nel rendere semplice un gesto che fino a poco tempo fa non era essenziale, come appunto una seduta posta all’ingresso.

Altro punto di discussione è lo spazio dedicato al lavoro che pre-covid si limitava ad un piccolo scrittoio idoneo ad ospitare un portatile e ricavato in piccoli spazi della casa, ma che oggi invece assume un ruolo importante per via dello smartworking e delle conference-call che sono sempre più presenti.

Casa #A210, 2018 Palermo - ph: Serena Eller

oggi Palermo è una città in crescita, vi è una nuova energia, e possiamo chiaramente affermare che vi è una vera trasformazione in atto, non solo funzionale, ma anche culturale

i social sono stati per lo studio un importante trampolino di lancio e oggi sono veri e propri strumenti di lavoro

Gli incentivi fiscali sono una grande risorsa per l’edilizia e per l’architettura

Pensiamo che il Covid e il lockdown abbiano cambiato in tempi brevi la percezione e la funzionalità degli spazi abitativi.

Casa in Collina a Montevecchia di A25 Architetti

ARCHITETTO:

A25 Architects

PHOTO:
 
Marcello Mariana
 

ANNO:

2019

LUOGO:

Montevecchia, Italy
 
LINKS:
 
 

LA STORIA SI CONFRONTA CON LA CONTEMPORANEITA’: relazione di spazi e materiali in una vecchia cantina a Montevecchia

L’abitazione è stata realizzata rinnovando una parte di magazzino e di fienile di un palazzo storico a Montevecchia, in alta Brianza. L’edificio si inserisce nella Montevecchia alta che, dopo anni di abbandono e inattività, ha ripreso a far fruttare i terrazzamenti per la produzione vitivinicola. Le scelte progettuali sono state dettate dalla natura del luogo, dal territorio in cui si colloca l’edificio e dal paesaggio circostante. I materiali utilizzati, come la pietra ed il legno, richiamano fortemente questolegame. La casa è stata adeguata energeticamente mediante nuovi impianti e nuove tecnologie volte a soddisfare i requisiti necessari ed aumentarne il comfort abitativo.Insieme ai committenti si è pensato il progetto di ristrutturazione a partire da tre spazi contigui e la relazione tra di essi: – lavecchia cantina voltata, spazio prezioso un tempo utilizzato per la trasformazione del mosto e la conservazione del vino, oggi destinato a spazio ludico e per eventi con ospiti; – il deposito aperto sullo spazio esterno, oggi diventato un porticato in diretta relazione con l’abitazione; – il magazzino con fienile, unico spazio diviso su due livelli, in diretta relazione con la cantina e il deposito ora trasformato nello spazio abitato della casa.Gli spazi della vecchia cantina voltata e il deposito sono stati interessati da piccoli interventi di manutenzione dei vecchi pavimenti e di scrostamento degli intonaci, al fine di mettere in risalto la vecchia muratura mista in pietra calcarea e pietra di molera, di cui sono composti anche i terrazzamenti a vigna delle colline di Montevecchia. Lo spazio del vecchio magazzino al piano terra e del fienile al piano primo ha invece subito un intervento completo di ristrutturazione. Tra il piano terra e il pianoprimo lo spazio a doppia altezza, utilizzato un tempo per caricare il fieno e memoria della storica funzione agricola, è diventato il fulcro intorno al quale concepire gli spazi della casa.Il piano terra, caratterizzato da una pavimentazione in pietra, ospita l’ingresso, la cucina e in una porzione leggermente più rialzata il soggiorno e un servizio igienico; il piano superiore con diretto affaccio sullo spazio a doppia altezza ospita camere da letto e servizi igienici. I materiali utilizzati richiamano i tipici materiali dell’architettura rurale locale. La pietra, utilizzata per la pavimentazione al piano terra; un intonaco ruvido per le murature interne e il legno per la pavimentazione al piano primo e l’arredo.L’arredo non è mai pensato come oggetto a sé stante calato in uno spazio, al contrario è sempre progettato e studiato su misura come dispositivo indispensabile per la sua composizione e relazione tra gli ambienti. – mobili della cucina e del soggiorno allineati e disposti sul gradino del soggiorno definiscono e stabiliscono la connessione tra spazi attigui ma con differenti usi e funzioni. – Il grande serramento tra la cucina e il portico definisce invece una soglia e stabilisce un dialogo tra spazio interno e spazio esterno. Così come la pietra bocciardata inserita nell’arco tra cantina e zona ingresso segna un varco tra i due ambienti,anche il primo gradino della scala che porta al primo piano stabilisce un passaggio tra spazi differenti. L’involucro storico dei vecchi spazi rimane pressoché invariato nella sua forma ma valorizzato nella materia e nello spazio nel trasformare quella che era una vecchia cantina da spazio di lavoro in abitazione contemporanea.

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House in Fornaluxt di GV27

ARCHITETTO:

Javier Oliver Simarro of GV27

PHOTO:
 
Neus Pastor
 

ANNO:

2020

LUOGO:

Fornaluxt (Mallorca)
 
LINKS:
 
 

Una grande casa che risale al 12 ° secolo, situata nel cuore del pittoresco villaggio di Fornalutx, considerato uno dei villaggi più piacevoli della Spagna. Completamente  ristrutturato con profondo rispetto per i dettagli originali della casa, l’edificio ha una lunga storia e alcune delle mura esterne facevano parte delle mura della città vecchia intorno a Fornalutx, quando la strada principale per la chiesa del villaggio, poi una moschea moresca, attraversava la casa. Nel seminterrato sono stati conservati elementi come la vecchia stalla, ganci in pietra e profonde cisterne sotterranee per l’olio d’oliva e l’acqua piovana.

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Flat Don Ramon de la Cruz di OOAA Architecture Studio

ARCHITETTO:

OOAA Architecture Studio

PHOTO:
 

DRC1

ANNO:

2020

LUOGO:

Madrid, Spain
 
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In questo appartamento di 170 mq nel barrio de Salamanca a Madrid, abbiamo progettato una casa per 4 persone. Con 2 ragazzi che non vivono costantemente nella casa di famiglia, abbiamo dovuto pensare a 2 camere da letto con duplice scopo, in modo che possano essere utilizzate sia come ufficio che come camera familiare.

Abbiamo progettato un layout / distribuzione open-space con alcuni usi più privati ​​- come bagni, ufficio, spogliatoio e dispensa – all’interno di 2 scatole rifinite con carta da parati e rivestimenti interni in legno.

Abbiamo scelto finiture molto neutre con pareti color osso con finitura artigianale per gli open space, e legno e carta da parati per quelli privati.

Penso sempre che gli spazi più grandi come il soggiorno e la camera matrimoniale non necessitino di rifiniture di lusso o importanti, in quanto sono solitamente collocati nella parte migliore della casa, con la migliore luce naturale, panorami e dove la decorazione gioca un ruolo maggiore. Tuttavia, gli spazi più piccoli, con meno luce naturale e anche gli spazi residui, devono essere presi con maggiore cura con migliori rivestimenti interni o tinteggiature.

Text provided by the architect, full text english version.

Milanofiori Residential Complex di OBR

ARCHITTO:

OBR

PHOTO:
 
Mariela Apollonio, Michele Nastasi
 

ANNO:

2010

LUOGO:

Milano, Italy
 
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Milanofiori Residential Complex

Questo progetto ha avuto un certo impatto sul territorio dove è stato costruito, ce ne può parlare?

Questo progetto è l’esito di un concorso in cui veniva richiesto di creare un complesso abitativo in un’area di recente formazione a sud di Milano. Quindi il tema per noi era come creare il senso del luogo, il senso dell’abitare a partire da quel luogo e, quindi, il senso della comunità e di appartenenza da parte dei futuri abitanti.

In un contesto di così delicata trasformazione, la nostra scelta è stata quella di seguire un approccio di tipo paesaggistico, a partire dalla presenza più significativa rappresentata dal bosco preesistente, facendo in modo che esso potesse in qualche modo caratterizzare tutte le unità abitative del complesso.

La nostra proposta cercava la simbiosi tra architettura e paesaggio, affinché dalla sintesi degli elementi artificiali e naturali si generasse la qualità dell’abitare, in modo che l’interfaccia tra il parco e l’edificio divenisse il campo di interazione tra uomo e ambiente: la facciata bidimensionale si è quindi “dilatata” assumendo una terza dimensione – la profondità – nella quale poter includere frammenti di paesaggio dall’esterno verso l’interno, e contemporaneamente estendere nuove modi di abitare dall’interno verso l’esterno.

In pratica volevamo creare un buffer che sfumasse l’effetto soglia tra dentro e fuori, ibridando spazi indoor e outdoor. Trasformando quel buffer parzialmente in un giardino curato direttamente dall’abitante, era poi possibile ottenere il quel continuum in cui spazio e tempo si unificano in un’entità non separabile. Nel giardino, infatti, spazio e tempo si unificano, diventano continui, recuperando – evocandolo – il significato essenziale di abitare nel senso di “aver cura”. A differenza di un residence o di un hotel in cui se ci sono io o un altro non fa differenza, in queste abitazioni l’abitante è “chiamato” ad aver cura della propria casa, in modo simile a come il giardiniere è “trattenuto” dentro il proprio giardino di cui ha cura.

Recentemente sono stato a Milanofiori e, parlando con un ragazzo che abitava lì, quando gli ho chiesto dove abitasse nel complesso, non ha risposto “abito al terzo piano”, ma “abito là, dove c’è il tavolo di legno e l’acero rosso”, descrivendomi quello che lui ha voluto manifestare di casa sua. Quella frase sanciva definitivamente il cambio di paradigma che auspicavamo dall’oggetto abitazione al soggetto che la abita.

From our interview with Paolo Brescia

Upper Wimpole Street di Jonathan Tuckey Design

ARCHITETTO:

Jonathan Tuckey Design

PHOTO:
 
Ståle Eriksen
 

ANNO:

2019

LUOGO:

London, United Kingdom
 
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Virginia Woolf ha descritto Wimpole Street come; “… la più augusta delle strade di Londra, la più impersonale. Infatti, quando il mondo sembra cadere in rovina e la civiltà travolge le sue fondamenta, basta andare a Wimpole Street … ”. Con questo in mente, nel contesto del 2020, era abbastanza appropriato per lo studio aver completato la trasformazione di un appartamento al piano terra con due camere da letto in questa particolare strada a Marylebone.

L’intento era di ripensare e ristrutturare in generale l’appartamento. In primo luogo i committenti hanno espresso la necessità di valutare la disposizione, l’archiviazione e la decorazione. Anche l’attenuazione acustica in alcune parti della proprietà era problematica. La trasformazione della proprietà si è basata sul collegamento di una nuova serie di spazi vibranti attraverso una famiglia di oggetti di falegnameria. Questi “oggetti” servono come risposta diretta al compito del cliente di creare una grande quantità di spazio di archiviazione, nascondendo il disordine della vita quotidiana.

Text provided by the architect, full text english version. 

White Cave House di Takuro Yamamoto Architects

ARCHITETTO:

Takuro Yamamoto Architects

PHOTO:
 
Takuro Yamamoto Architects
 

ANNO:

2013

LUOGO:

Kanazawa, Japan

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OTHER INFO:

Credits : Takuro Yamamoto Architects

Location : Kanazawa

Use : independent residence

Site Area : 493.88m2

Building Area : 132.68m2

Total Floor Area : 172.33m2

Completion : June 2013

Design Period : February 2011-September 2012

Construction Period : October 2012-June 2013

Structure : Wood

Client : a married couple + a child

Structure Design : Yamada Noriaki Structural Design Office

Construction : Ninomiya-Kensetsu

 

White Cave House è un enorme masso inciso da una serie di vuoti interconnessi. La connessione dei vuoti – la chiamiamo Cave – è il tema di questa casa. Gli ambienti interni sono pensati per godere del minimo affaccio su Cave caratterizzato dal suo candore. Allo stesso tempo, questo concetto è anche la soluzione praticata per realizzare una casa a corte nella città di Kanazawa nota in Giappone per le forti nevicate.

La richiesta iniziale del cliente era una casa bianca dal design minimale con molti spazi esterni, come un ampio accesso a prova di neve all’ingresso, un garage coperto per più auto, una terrazza affacciata sul cielo e un cortile. Sebbene un ingresso coperto e un garage fossero desiderabili per un posto innevato, questa soluzione avrebbe richiesto troppo spazio rispetto ad budget limitato. Inoltre il cortile in sé non è adatto ad un posto innevato perché sarebbe stato facilmente sepolto sotto la neve.

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Woodstock Studios di Jonathan Tuckey Design

ARCHITETTO:

Jonathan Tuckey Design

PHOTO:
 
Jonathan Tuckey Design
 

ANNO:

2019

LUOGO:

London, United Kingdom
 
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Negli ultimi dieci anni, Jonathan Tuckey Design è stato coinvolto in una serie di varie modifiche all’edificio dell’ex studio cinematografico della BBC situato a Shepherds Bush, Londra. L’ultimo intervento è l’aggiunta di uno spazio abitativo / di lavoro sul tetto, che corona l’edificio pur essendo accuratamente nascosto dalla strada sottostante.

Il progetto può essere definito attraverso diversi vincoli chiave; Il sito era situato immediatamente adiacente a una linea ferroviaria, il metodo di costruzione doveva riflettere le circostanze strutturali e logistiche di una posizione sul tetto e il progetto doveva sfruttare appieno le diverse viste chiave che la sua posizione elevata concedeva.

Per quanto riguarda il rapporto tra i progetti e la ferrovia, ciò ha significato un’attenta valutazione della metodologia di costruzione, trattativa anche serrata e intensa con Network Rail. Una conseguenza di questo impegno è stata la costruzione del muro più vicino al binario come elemento prefabbricato, quindi realizzato in un lasso di tempo minimo.

Il fatto che la maggior parte del progetto riguardasse l’aggiunta di una nuova struttura sopra un vecchio edificio esistente, ciò significava che qualsiasi nuova costruzione doveva essere progettata specificamente tenendo conto del carico. L’attico è stato progettato in questo modo, con una costruzione in legno leggera che potrebbe essere facilmente spostata e assemblata. Tuttavia, è importante notare che il trattamento esterno della struttura parla di una tettonica molto più permanente e pesante. Ciò è stato ottenuto mediante l’uso di listelli di mattoni e un dettaglio del cornicione dalle proporzioni generose, che collega questa nuova parte dell’edificio con l’esistente.

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Madrigal House di Ramón Esteve Studio

ARCHITETTO:

Ramón Esteve Studio

PHOTO:
 

Mariela Apollonio

ANNO:

2019

LUOGO:

Comunidad Valenciana, Spain

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ORIZZONTALITÀ

Lo sviluppo del progetto si è basato su una serie di scatole contenenti programmi e cortili che catturano la luce solare, cuciti insieme tra due piattaforme orizzontali che racchiudono lo spazio.

Per evidenziare questi elementi, il pavimento è stato rialzato di 30 cm da terra. Questa pavimentazione e il tetto in cemento bianco, che ospitano i box dove sono sistemati i diversi ambienti, esaltano la sensazione di orizzontalità.

“La casa è confinata all’interno di muri di pietra come un recinto, generando così uno spazio intimo dove è possibile costruire un universo tutto tuo”, Ramón Esteve.

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Herbert-Wehner-Haus di Jan Wiese Architekten e Hinrichs Wilkening Architekten

ARCHITETTO:

Jan Wiese Architekten, Hinrichs Wilkening

PHOTO:
 
Simon Menges,Till Schuster
 

ANNO:

2019

LUOGO:

Dresden, German
 
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DESIGNER

JWA Berlin

FACADE DESIGN

Hinrichs Wilkening Architekten

INTERIOR DESIGN 4./5. FLOOR

JWA Berlin

PROJECT DIRECTOR

Frithjof Meissner

PROJECT TEAM

Christoph Seibt, Thomas Tuturea,
Alexa Bartsch, Michael Ahmed Abd Alla, Lukas Georg Wieser, Stefanie Lennartz

VOLUME OF CONSTRUCTION

Net floor area: 2.700 m2
Gross floor area (GFA): 3.500 m2

STRUCTURAL ENGINEERING

fd-ingenieure, Berlin

MEP

Innius GTD, Dresden

CONCRETE WORKS

Hentschke Bau GmbH, Bautzen

CLIENT

Konzentration GmbH, Berlin

 
 
 

Metà area parcheggio, metà campo urbano fiorito: questo è stato l’aspetto del sito Packhof (recinto per il bestiame) nel centro storico di Dresda per molto tempo. Per anni il pezzo di terra abbandonato ma in posizione privilegiata è stato destinato a diventare un distretto artistico, come controparte progressista contemporanea agli edifici storici e ricostruiti del centro città. 

Konzentration GmbH, una società SPD interna, ha acquistato un lotto di terreno da un investitore di Monaco nel 2015 e ha incaricato JWA di progettare la Herbert-Wehner-Haus, che nel frattempo è stata consegnata agli occupanti. La prima pietra angolare del nuovo quartiere ospita la Fondazione Herbert e Greta Wehner, l’Associazione per il benessere dei lavoratori della Sassonia e la filiale della Sassonia dell’SPD. Al piano terra, adibito in comune, si trova un’area pubblica con sale per eventi e mostre.

“Unity in Diversity” è l’assioma che sta alla base di tutto il pensiero architettonico di questa impresa di costruzione cooperativa, i cui membri si sono concentrati insieme sul bene comune pubblico. Con la sua struttura in cemento a vista e la struttura portante impostata con precisione, l’edificio offre un ambiente per le singole posizioni su ogni piano. In interazione con le occupazioni, la struttura e il materiale creano atmosfere variabili e le fondono in un’unica entità architettonica.

Text provided by the architect, full text english version.

Cottage in Fontanars di Ramón Esteve Studio

ARCHITETTO:

Ramón Esteve Studio

PHOTO:
 

Mariela Apollonio

ANNO:

2016

LUOGO:

Fontanars dels Aforins, Valencia, Spain

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Cottage in Fontanars si trova nel comune di Fontanars, alla periferia del paese circondato da ampi terreni. Il progetto ricerca la massima integrazione ambientale e paesaggistica per la sua posizione di confine tra una zona di pinete e campi di vite, essendo praticamente diluita nella vegetazione. A questo contribuisce la decisione di sviluppare l’intero programma in un unico impianto, oltre al materiale scelto, che fornisce un’aspetto coerente con il luogo.

“Questo rifugio di campagna è nato dall’idea di una casa rurale tradizionale standard con il suo tetto a falde, applicando in seguito un nuovo concetto di spazio.”

GENERAZIONE DI FORME

La geometria consiste nel mappare il bordo della linea che definisce la casa tradizionale per estruderlo dopo, formando un involucro sotto il quale si svilupperà durante tutto il progetto. Quel concetto di linea, trasformato in un lungo guscio di cemento che organizza il programma delle abitazioni ed è attraversato trasversalmente dagli ambienti materializzati come contenitori di legno di pino.

Il progetto ricerca la massima integrazione paesaggistica e ambientale, grazie alla posizione di confine tra una zona di pineta e campi coltivati.

“La casa è composta da due strutture monolitiche che formano due grandi blocchi di materiali diversi, il primo in cemento bianco, sia all’interno che all’esterno, tagliati da superfici strutturali in legno di pino termicamente modificato.”

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Adara Ventures office di OOAA Architecture Studio

ARCHITETTO:

OOAA Architecture Studio

PHOTO:
 

Rafael Diéguez

ANNO:

2020

LUOGO:

Madrid, Spain
 
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L’ufficio si trova nell’angolo di un edificio classico del centrale Paseo de la Castellana di Madrid. L’appartamento ha una splendida vista su una rotonda e molte finestre che si affacciano sulla strada.

Dopo uno studio preliminare delle esigenze dell’azienda, del loro tipo di lavoro, del loro programma, ecc. Abbiamo deciso di suddividere l’ufficio in diverse aree a seconda del tipo di lavoro: lavoro individuale, riunioni veloci, riunioni lunghe e riunioni informali. In ciascuna di quest’area, introduciamo diversi attributi:

Lavoro individuale: soggiorno, sedie da ufficio con ruote.

Riunioni veloci: sgabelli.

Lunghe riunioni: sedie.

Riunioni informali: poltrone.

Abbiamo capito che diverse altezze di seduta avrebbero chiarito e aiutato i diversi tipi di lavoro che si svolgono in un ufficio.

Per quanto riguarda la disposizione ed i materiali, li progettiamo secondo i diversi usi dell’ufficio. Nella zona dove abbiamo meno luce naturale individuiamo le sale riunioni: veloci, lunghe e informali. Qui usiamo legno di quercia per rivestire il pavimento, le pareti e il soffitto.

Text provided by the architect, full text english version