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Atelier Biagetti: lavorare con i clichè e le ossessioni

Febbraio 2020

NAME:

Atelier Biagetti

WORDS:

By Nico Fedi e Paolo Oliveri

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parole come cultura, umanità e professione sono in realtà gli elementi fondamentali di ogni progetto

Spesso le nostre idee più interessanti paradossalmente sono nate in macchina, seduti uno a fianco all’altro…

…temi che sono fondamentali nella cultura contemporanea, come la bellezza, il sesso, l’idea dello spazio digitale, il denaro, il potere.

Alberto Biagetti e Laura Baldassari sono romagnoli di origine ma milanesi di adozione. Architetto e designer lui, artista a tutto tondo lei, sviluppano il proprio lavoro attingendo da varie discipline,  concentrandosi principalmente sulle ossessioni e i clichè che caratterizzano la società contemporanea

Alberto Biagetti e Laura Baldassari ph: Mauricio Fuentes Corridan

Ci volete descrivere brevemente quali sono stati i momenti più importanti della vostra formazione?

Veniamo entrambi da Ravenna, cittadina di provincia famosa per le basiliche bizantine, le paludi e la pineta fitta di nebbia in cui Dante ha immaginato la Divina Commedia. Vi è in questo luogo una strana energia che da sempre ha ispirato chiunque l’abbia frequentata, e sicuramente queste nostre radici hanno fortemente influito su entrambi, come se ci fosse un modo molto simile di guardare alle cose, ai dettagli, al mondo. Anche le nostre famiglie, se pur molto diverse tra loro hanno influito sulla nostra formazione, in entrambe c’è un forte legame con l’arte e la creatività e questo ha acceso in noi un forte desiderio di bellezza.

Atelier Biagetti – Body Building, Cavallina

Alberto, cosa ti ha lasciato l’esperienza con Alchimia, sia in termini professionali che culturali e umani?

Ho lavorato con Alessandro Guerriero dal primo momento in cui sono arrivato a Milano e credo di aver capito grazie a lui, e ad altre persone che sono state un riferimento importante per me (Alessandro Mendini, Ettore Sottsass) che parole come cultura, umanità e professione sono in realtà gli elementi fondamentali di ogni progetto e della nostra vita.

Atelier Biagetti – GOD, Tornello

Laura, cosa ti ha spinto a prediligere maggiormente una professione in ambito artistico/pittorico piuttosto che musicale?

La multidisciplinarietà mi ha sempre caratterizzata, poter realizzare un’idea, una suggestione avendo a disposizione una tavolozza di colori e possibilità diverse, veri e propri superpoteri su cui contare, mi ha portata a dedicarmi a molte discipline apparentemente lontane. Non c’è mai stata la volontà di scegliere, perché credo che una cosa non escluda l’altra, anzi è proprio nella mescolanza di più attitudini che io trovo la mia verità.

I   vostri lavori si muovono sul confine tra design, arte, architettura, moda e performance; ci volete esporre come impostate i vostri progetti e il vostro metodo di lavoro? 

Non seguiamo un metodo ben preciso, ma tutto è legato ad una sorta di flusso di coscienza, di energia. Spesso le nostre idee più interessanti paradossalmente sono nate in macchina, seduti uno a fianco all’altro, guardando il rettilineo di un’autostrada e immaginando nuovi scenari possibili 😉 Poi il nostro operare diventa quasi chirurgico, e tutto verte attorno ad una parola, ad una storia che traccia la strada. Utilizziamo forme pre-codificate, cliché che appartengono ad un determinato immaginario collettivo, assolutamente riconoscibili, un vero e proprio lavoro sul DNA di una specifica situazione. Cominciamo ad immaginare la scena, le persone che la vivono, gli oggetti che interagiscono con il nostro corpo ed entrano in relazione con la nostra sfera psicologica. Attingiamo da molteplici discipline, che come medium diventano alfabeti già codificati da ricombinare, per costituire ogni volta una formula molto personale e che ci permette di lavorare sul confine di ciò che è sedimentato nella nostra memoria e l’inaspettato, per innescare un vero e proprio cortocircuito.

Atelier Biagetti – No Sex

Ogni volta usate un approccio diverso a seconda del tema, o avete degli “standard” che cercate di ripetere?

Il nostro approccio è sempre lo stesso che si tratti di una scena in cui gli oggetti sono pensati come attori o viceversa che sia l’oggetto stesso il protagonista pronto a raccontarci una storia. Per noi ogni progetto apre potenzialmente uno scenario di possibili interazioni e suggerisce comportamenti e ossessioni che appartengono all’immaginario comune.

Un tema cardine dei vostri progetti sono le “ossessioni” della società contemporanea: perché?

L’ossessione è per noi una forza potente che ti trascina oltre la ragione, ti fa perdere le coordinate e in misura differente si appropria di ciascuno di noi. Il mondo delle ossessioni è un bacino fertile di cliché e tabù, strumenti per leggere la realtà che ci circonda e in fondo anche un po’ noi stessi.

Atelier Biagetti – Body Building

Cosa hanno lasciato le tre esperienze di “Body Building”, “No Sex” e “GOD” a Alberto e Laura? La vostra ricerca ha dato le risposte che cercavate, oppure ha fornito nuove domande ancora più stimolanti?

La trilogia è nata dal desiderio di valicare i confini tra le discipline, sperimentare e far dialogare i nostri mondi, ancora lontani e protetti. Era la prima volta che ufficialmente lavoravamo insieme ad un progetto completamente nuovo, ed è stato in quel preciso momento che ci si è rivelato un vero e proprio codice espressivo molto personale, inaspettato, come una miscela che poteva nascere solo tramite la mescolanza delle nostre personalità molto diverse eppur profondamente simili. Attraverso la trilogia volevamo interrogarci rispetto a temi che sono fondamentali nella cultura contemporanea, come la bellezza, il sesso, l’idea dello spazio digitale, il denaro, il potere. La trilogia è una serie a puntate, un modo per raccontare attraverso gli oggetti storie ed intrecci, fare ipotesi, ironizzare, “perdersi” in situazioni che appartengono in misura diversa a ciascuno di noi.

I vostri oggetti sono realizzati con diversi materiali. Vi trovate più a vostro agio con qualcuno in particolare?

Ogni storia ha la sua temperatura materica o grado di saturazione, brillantezza e ruvidità.

Atelier Biagetti – dejavu prive soffietto

Quali sono gli autori che amate di più e pensate possano essere più affini col vostro lavoro?

Gli autori che più amiamo sono quelli che hanno la capacità di sovvertire le rassicuranti e abituali coordinate personali e sono capaci di aprire scenari inaspettati, personalmente non siamo affezionati a nessun autore particolare, ma è nella commistione di dettagli che troviamo più o meno affinità.

In una vostra intervista affermate “(…) oggi  probabilmente non ci serve una nuova sedia, ma un oggetto che possa trasformare la nostra casa in un teatro…” . Cosa significa questa affermazione e come possiamo trasportarla sulla pratica progettuale?

È un ragionamento che riguarda l’idea di abitare uno spazio che ci rappresenti sempre di più, un teatro di noi stessi nel quale la nostra psicologia ha un ruolo centrale. La casa è una sorta di diario nel quale condividere la propria personalità dove l’oggetto tradizionale concepito per dare forma ad una funzione si dilata a favore di una dimensione più digitale – anti-materica, psichica, una sorta di teatro dove mettere in scena la propria vita attraverso desideri, ossessioni. La sedia può essere scomoda, senza senso, spoglia, ricchissima, bagnata, sola….

Atelier Biagetti – GOD, Euphoria

Quali sono i progetti futuri di Atelier Biagetti?

Pochissimi, scelti tra tutti quelli che ci propongono con grande attenzione, quelli con le persone giuste, che ci piacciono perché condividono la nostra attitudine, che accettano il grado di rischio necessario per affrontare strutture complesse, oppure quelli che dovremo affrontare in solitudine, rischiando tutto.

Non seguiamo un metodo ben preciso, ma tutto è legato ad una sorta di flusso di coscienza, di energia.

L’ossessione è per noi una forza potente che ti trascina oltre la ragione

THE TREE MAG – The Fruits of Ideas